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Chirografaria

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si riferisce a una forma di credito non assistito da garanzie reali (come pegno o ipoteca). I creditori chirografari, in caso di insolvenza del debitore, vengono soddisfatti solo dopo i creditori privilegiati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Crediti post-concordato: quando sono “atti di straordinaria amministrazione”?
Un'Azienda Creditrice ha chiesto di essere ammessa al passivo di un Fallimento per crediti derivanti da servizi. Parte di questi servizi è stata eseguita dopo la domanda di concordato preventivo. Il Tribunale ha ammesso solo i crediti pre-concordato, ritenendo i successivi "atti di straordinaria amministrazione" privi di autorizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la qualificazione di un atto come di straordinaria amministrazione dipende dal suo impatto negativo sul patrimonio del debitore e sull'interesse dei creditori, non solo dall'importo. Il ricorso dell'Azienda Creditrice è stato respinto.
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Creditori irreperibili: a chi vanno le somme?
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di alcuni creditori di ottenere la distribuzione supplementare delle somme accantonate per i creditori irreperibili. Nelle procedure fallimentari aperte prima della riforma del 2006, il deposito delle somme presso un istituto di credito ha efficacia liberatoria. Questo significa che i fondi escono definitivamente dalla massa attiva fallimentare. Trascorsi cinque anni senza che i legittimi destinatari abbiano reclamato le somme, queste devono essere devolute allo Stato e non possono essere ripartite tra gli altri creditori rimasti insoddisfatti.
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Equa riparazione per la durata del fallimento
La Corte d'Appello di Venezia ha riconosciuto il diritto all'equa riparazione a una società creditrice coinvolta in un fallimento durato oltre nove anni. Superato il termine ragionevole di tre anni, è stato liquidato un indennizzo per il danno non patrimoniale subito a causa dei ritardi della giustizia.
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Leasing traslativo e fallimento: la Cassazione chiarisce
Una società di leasing ha agito contro il fallimento di un'azienda utilizzatrice per un contratto risolto prima della bancarotta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30721/2023, ha ribaltato la decisione del Tribunale, stabilendo che per i contratti di leasing traslativo risolti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017, non si applica l'art. 72-quater della legge fallimentare, bensì, in via analogica, l'art. 1526 c.c., ripristinando la distinzione tra leasing di godimento e traslativo per i casi pregressi.
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Decreto ingiuntivo fallimento: l’ordinanza della Corte
La Corte di Cassazione chiarisce l'inefficacia del decreto ingiuntivo fallimento. Se il debitore fallisce mentre è pendente un'opposizione al decreto, quest'ultimo diventa inopponibile alla massa dei creditori, così come l'ipoteca giudiziale su di esso fondata. L'ordinanza sottolinea che la mancata riassunzione del giudizio da parte del curatore non sana questa inefficacia, confermando un principio consolidato a tutela della par condicio creditorum.
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Credito prededucibile: escluso il risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito prededucibile non può derivare da una richiesta di risarcimento danni, anche se accertata giudizialmente. Con l'ordinanza n. 28236/2024, la Suprema Corte ha chiarito che la normativa speciale sull'amministrazione straordinaria, che garantisce la prededuzione a piccole e medie imprese, si applica esclusivamente a crediti di natura contrattuale per forniture essenziali alla continuità aziendale. Di conseguenza, è stato respinto il ricorso di una società che vantava un credito risarcitorio per abuso di posizione dominante, in quanto tale pretesa è estranea al rapporto di fornitura richiesto dalla legge.
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Rimborso accise energia: azione contro il fornitore
La Corte di Cassazione ha stabilito che il consumatore finale ha diritto a richiedere il rimborso delle accise sull'energia non dovute direttamente al fornitore, anche se quest'ultimo è stato dichiarato fallito. L'azione diretta contro lo Stato è una facoltà alternativa e non un obbligo, pertanto il fallimento del fornitore non estingue la sua legittimazione passiva nell'azione di ripetizione dell'indebito. La Corte chiarisce che il rapporto civilistico tra consumatore e fornitore è distinto da quello tributario tra fornitore e Stato.
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Consecuzione tra procedure: la Cassazione decide
Una società creditrice si è vista revocare un'ipoteca iscritta su beni di un'azienda poi finita in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20536/2024, ha confermato la decisione, stabilendo che il principio di consecuzione tra procedure si applica anche in questo caso. Il periodo sospetto per la revoca degli atti pregiudizievoli va quindi calcolato a ritroso dalla data della domanda di concordato preventivo, anche se questa è stata poi abbandonata, e non dall'avvio della successiva amministrazione straordinaria.
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Ricorso tardivo: quando è inammissibile in Cassazione
Una società finanziaria ha presentato un'istanza di ammissione al passivo fallimentare di un'azienda sua cliente, ma la richiesta è stata respinta. La società ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Corte ha dichiarato l'appello inammissibile in quanto si trattava di un ricorso tardivo. È stato dimostrato che la comunicazione del precedente decreto era avvenuta regolarmente tramite Posta Elettronica Certificata (PEC), facendo così decorrere un termine per l'impugnazione che non è stato rispettato.
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Giudicato decreto ingiuntivo: la sua forza nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudicato formatosi su un decreto ingiuntivo non opposto prima del fallimento impedisce al giudice fallimentare di dichiarare la nullità del contratto sottostante. Il credito, basato su un titolo divenuto definitivo, copre sia il dedotto che il deducibile, cristallizzando la validità del rapporto e rendendolo opponibile alla massa dei creditori. Di conseguenza, la pretesa del creditore, anche per il riconoscimento di un privilegio, non può essere respinta sulla base di una presunta invalidità del titolo contrattuale.
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Mutuo solutorio: valido e non nullo per le Sezioni Unite
Una società ottiene un nuovo mutuo ipotecario da una banca per estinguere un precedente debito chirografario con lo stesso istituto. La società in seguito fallisce. La Corte di Cassazione, richiamando le Sezioni Unite, chiarisce che il mutuo solutorio è un contratto di mutuo valido e non un mero patto di non agire. La disponibilità giuridica delle somme è sufficiente a perfezionare il contratto. Tuttavia, affinché l'ipoteca concessa contestualmente sia revocata, il curatore fallimentare deve fornire la prova rigorosa del pregiudizio concreto arrecato agli altri creditori preesistenti.
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Indennizzo durata irragionevole: nuovo risarcimento
Una società, creditrice in una procedura fallimentare durata oltre 10 anni, ha ottenuto un secondo indennizzo per durata irragionevole del processo. La Corte d'Appello di Ancona ha liquidato un'ulteriore somma di 800 euro, calcolata sulla base di 400 euro per ogni anno di ritardo aggiuntivo maturato dopo una precedente condanna, tenendo conto della natura chirografaria del credito e della limitata aspettativa di pagamento.
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Valore probatorio fatture: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società fornitrice che chiedeva il riconoscimento di un credito verso un'azienda fallita. La Corte ha confermato la decisione di merito, ribadendo che il valore probatorio delle fatture è limitato se il credito viene contestato. In questo caso, la presenza di testimonianze che indicavano l'esistenza di operazioni fittizie e di documenti di trasporto non confermati dal destinatario ha giustificato il rigetto della pretesa, in quanto il giudice di merito ha il potere di valutare liberamente le prove.
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Compenso sindaco: negato per inerzia continuata
Un ex membro del collegio sindacale ha richiesto il pagamento dei suoi compensi nell'ambito del fallimento di una società. La curatela si è opposta, eccependo l'inadempimento dei suoi doveri di vigilanza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il compenso sindaco può essere legittimamente negato se l'inerzia colpevole del professionista, come l'omessa vigilanza sulla riscossione di un credito essenziale per la società, si protrae nell'annualità per la quale si richiede il pagamento, configurando un inadempimento continuato.
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Decreto ingiuntivo fallimento: quando è opponibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opponibilità di un decreto ingiuntivo al fallimento dipende da un momento preciso: l'emissione del decreto di esecutorietà da parte del giudice. Se questo provvedimento interviene dopo la dichiarazione di fallimento, il credito non può essere ammesso al passivo sulla base del solo decreto ingiuntivo, anche se non opposto. La Corte ha però chiarito che le spese della procedura esecutiva già avviata e le domande subordinate di ammissione al chirografo devono essere comunque esaminate.
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Astensione obbligatoria giudice: quando è nulla la decisione
Una società creditrice ha impugnato un decreto del Tribunale fallimentare che aveva ammesso solo parzialmente e senza privilegio un suo credito, escludendone un altro. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, accogliendo il motivo di ricorso relativo alla composizione del collegio giudicante. Nello specifico, il giudice che presiedeva il collegio era lo stesso che aveva agito come giudice delegato nella fase di verifica dello stato passivo, una situazione che impone l'astensione obbligatoria del giudice. La sua partecipazione ha quindi viziato l'intero provvedimento, rendendolo nullo.
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