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Chiamata In Correità — Anno 2022

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125 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Chiamata In Correità

Provvedimenti

Chiamata in correità: se manca il riscontro la condanna salta
Il caso riguarda il tentato omicidio di un commerciante, organizzato da un presunto mandante che riteneva la vittima un confidente della polizia. La Corte d'Appello aveva condannato il presunto mandante basandosi quasi esclusivamente sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna con rinvio. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d'Appello ha omesso di valutare preventivamente l'attendibilità intrinseca del dichiarante e non ha effettuato un esame globale e unitario dei riscontri esterni. La sentenza ribadisce che la chiamata in correità richiede una rigorosa verifica in tre fasi distinte, elementi che in questo caso sono mancati o sono stati motivati in modo del tutto illogico.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: accusa senza minacce
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre soggetti condannati per reati di stampo mafioso. Per il primo soggetto, ritenuto il capo storico di un clan locale, la Corte ha confermato la condanna, stabilendo che il ruolo di vertice in un'associazione mafiosa consolidata non si perde automaticamente nel tempo senza una chiara dissociazione. Al contrario, la Corte ha accolto i ricorsi degli altri due soggetti, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa tramite il controllo del mercato delle carni. I giudici hanno rilevato una grave contraddizione logica: i due erano stati assolti dal reato di illecita concorrenza per mancanza di minacce, ma condannati per concorso esterno basato proprio sulle stesse condotte di concorrenza sleale. La sentenza è stata annullata con rinvio per questi ultimi.
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Alibi falso e omicidio: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per L'Indagato, accusato di concorso in omicidio aggravato. La difesa contestava l'attendibilità delle dichiarazioni del Collaboratore di giustizia e la ricostruzione della consegna dell'auto della vittima al Rottamatore. I giudici hanno chiarito la differenza tra alibi fallito (neutro) e alibi falso (indizio di colpevolezza). Nel caso specifico, L'Indagato ha precostituito un alibi falso, sostenendo di trovarsi all'ufficio postale durante il delitto, smentito dagli orari pomeridiani delle ricevute conservate per sette anni. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo l'alibi falso un valido riscontro estrinseco della chiamata in correità e confermando la sussistenza delle esigenze cautelari.
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Ergastolo e circostanze attenuanti generiche: negato lo sconto
Due esponenti di un clan mafioso, condannati all'ergastolo per omicidio e tentato omicidio premeditati durante una faida, hanno proposto ricorso in Cassazione. Gli imputati lamentavano il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che le loro confessioni tardive dimostrassero un sincero pentimento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche a causa dell'estrema gravità del fatto, paragonabile a una scena di guerra in piena via pubblica, della caratura criminale dei soggetti e della parzialità delle ammissioni, finalizzate solo a ottenere sconti di pena. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso nel reato: la linea sottile tra complice e spettatore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei anni e quattro mesi di reclusione per un uomo accusato di traffico di stupefacenti. L'imputato sosteneva di non aver partecipato attivamente al reato, invocando la semplice conoscenza dei fatti. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la sua condotta non è stata passiva: l'uomo ha accompagnato il trafficante principale, ha custodito la droga e ha trasportato 175.000 euro nei Paesi Bassi per pagare i fornitori. La Suprema Corte ha stabilito che queste azioni configurano un pieno concorso nel reato e non una semplice connivenza non punibile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e obbligando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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