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Chiamata In Correità — Anno 2022

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125 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Chiamata In Correità

Provvedimenti

Presunzione di pericolosità cautelare e mafia: resta il carcere
L'Indagato ha subito la misura della custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Gli inquirenti hanno accertato il recupero forzoso di un debito di droga con minacce e l'uso di un'arma per conto di una cosca, ritrovando poi la somma nell'auto dell'uomo. Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza contestando l'attendibilità delle intercettazioni e sostenendo che il tempo trascorso avesse affievolito le esigenze di prevenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per i reati aggravati dal contesto mafioso opera la presunzione di pericolosità cautelare. Il semplice decorso del tempo non basta a superare questa presunzione senza elementi concreti di un effettivo cambiamento. Di conseguenza la misura del carcere resta confermata.
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Valore probatorio delle intercettazioni tra sodali e carcere
Il Tribunale della Libertà ha disposto la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di essere il capo promotore di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti. L'accusa si fondava su dialoghi captati tra membri del gruppo all'interno del loro magazzino operativo. L'indagato ha contestato il valore probatorio delle intercettazioni, sostenendo che i dialoghi tra terzi costituissero mere vanterie prive di riscontri esterni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che le conversazioni tra associati che attribuiscono un ruolo di vertice a un terzo non richiedono i riscontri della chiamata in correità, purché il loro tenore sia chiaro, attendibile e coerente con la gestione criminale.
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Gravi indizi di colpevolezza: confermato il carcere per rapina
Un indagato ha contestato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per una rapina aggravata. La difesa sosteneva che le accuse di un complice fossero inattendibili e prive di riscontri oggettivi, contestando anche la presenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'attualità delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. I giudici hanno confermato che i gravi indizi di colpevolezza emergono chiaramente da molteplici elementi concordanti, come telefonate, intercettazioni e la distruzione di un cellulare. Inoltre, l'organizzazione criminale dotata di divise ed equipaggiamenti speciali dimostra un pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato.
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Valutazione prove dichiarative: Cassazione annulla su omicidio di mafia
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia cautelare per L'Indagato, accusato di duplice omicidio in un contesto di criminalità organizzata. Il Tribunale aveva ritenuto insufficiente la valutazione delle prove dichiarative provenienti da collaboratori di giustizia, in particolare le "chiamate de relato". La Cassazione ha censurato questa decisione, ribadendo che l'attendibilità delle dichiarazioni, anche se riferite da altri, deve essere valutata con rigore, considerando i rapporti tra i dichiaranti e la loro conoscenza comune all'interno dell'associazione criminale. La sentenza sottolinea l'importanza di un'analisi approfondita delle fonti.
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Droga parlata e minacce: condanne confermate in Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un'organizzazione dedita al traffico illecito di stupefacenti e al recupero crediti tramite minacce. La vicenda riguarda il fenomeno della droga parlata, ovvero il commercio di sostanze illecite accertato esclusivamente tramite intercettazioni e testimonianze, senza il sequestro materiale della sostanza. I giudici hanno confermato la responsabilità degli imputati per i reati di traffico illecito e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Suprema Corte ha chiarito che la circostanza aggravante dell'ingente quantità si applica anche nella droga parlata se le prove dimostrano in modo rigoroso il superamento delle soglie stabilite dalla legge. I ricorsi presentati dagli imputati sono stati quindi rigettati o dichiarati inammissibili, confermando integralmente le condanne e le pene irrogate nei precedenti gradi di giudizio.
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Spaccio dietro le sbarre e custodia cautelare in carcere
Due detenuti hanno impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'attività di spaccio avveniva direttamente all'interno del penitenziario, con l'aiuto di familiari e agenti compiacenti. La difesa lamentava l'inattendibilità dei collaboratori di giustizia e la mancanza di esigenze cautelari attuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni convergenti e riscontrate dei collaboratori. Inoltre, la commissione di reati all'interno del carcere dimostra un'elevata pericolosità sociale che giustifica la misura detentiva.
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Partecipazione ad associazione mafiosa: il ricorso è bocciato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa ed estorsione. La ricorrente sosteneva l'insussistenza di gravi indizi di colpevolezza e chiedeva la derubricazione dei fatti di pascolo abusivo. I giudici hanno stabilito che le censure difensive erano del tutto generiche, in quanto non affrontavano gli elementi decisivi emersi dalle indagini. Tra questi figuravano le chiamate in correità di un collaboratore di giustizia, le intercettazioni ambientali che confermavano la riscossione del pizzo e l'attività svolta per il sostentamento dei detenuti del clan. L'inammissibilità comporta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: armi e Cassazione
Un imputato, condannato per reati di detenzione e custodia di armi clandestine per conto della criminalità organizzata, ha proposto ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente pronuncia di legittimità. Il ricorrente sosteneva che i giudici avessero travisato le modalità dell'interrogatorio del coimputato che lo accusava, ritenendo errata la valutazione di credibilità della chiamata in correità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli ermellini hanno chiarito che la presunta divergenza sul numero di interrogatori non costituisce un errore percettivo decisivo, ma riflette valutazioni di merito già supportate da elementi esterni, come intercettazioni ambientali e impronte digitali.
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Ricettazione: Condanna Confermata, Ricorso dell’Operatore Inammissibile
Un Operatore Commerciale è stato condannato per il delitto di ricettazione di monili e oggetti d'oro. L'Operatore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata ammissione di una testimonianza ritenuta decisiva e le modalità della ricognizione personale. Ha anche messo in discussione l'attendibilità delle accuse dei coimputati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la prova richiesta non era cruciale e che la ricognizione era valida. La Corte ha inoltre confermato la solidità delle accuse dei coimputati, supportate da riscontri investigativi. L'Operatore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentata estorsione e pentiti: la condanna resta definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentata estorsione aggravata ai danni di un'azienda di calcestruzzi. L'imputato aveva accompagnato in motocicletta un complice, il quale aveva esploso diversi colpi di pistola contro gli uffici della società per ottenere cinquanta milioni di lire. La difesa contestava la credibilità del collaboratore di giustizia e lamentava un travisamento della prova. La Suprema Corte ha ribadito l'attendibilità delle dichiarazioni del pentito, trovando un riscontro decisivo nel successivo sequestro della pistola impiegata nell'attentato proprio nella disponibilità dell'imputato al momento dell'arresto. I giudici hanno confermato la condanna e inflitto il pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Prescrizione reato turbativa d’asta: quando il tempo salva dalla condanna
Un ex dirigente di un'azienda pubblica è stato accusato di turbativa d'asta e corruzione. La Corte d'Appello aveva dichiarato la prescrizione per alcuni reati, ma aveva confermato la sua responsabilità civile. Il dirigente ha contestato la valutazione delle prove e l'errata applicazione della **prescrizione reato turbativa d'asta**, sostenendo che un reato era già estinto al momento della sentenza di primo grado. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la sentenza per un capo di imputazione e revocando le statuizioni civili, riconoscendo che il reato era già prescritto.
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Concorso in estorsione o recupero crediti: annullato il carcere
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per concorso in estorsione pluriaggravata, commessa mediante violenza e minaccia armata per recuperare un presunto credito. L'accusa iniziale qualificava il fatto come estorsione mafiosa, ritenendo che il recupero crediti favorisse un clan locale. Tuttavia, precedenti decisioni giudiziarie hanno accertato l'insussistenza del clan mafioso di riferimento. Venendo a mancare il contesto associativo criminale, la Suprema Corte ha stabilito che la condotta deve essere rivalutata per distinguere l'estorsione dal meno grave esercizio arbitrario delle proprie ragioni. I giudici di legittimità hanno dunque annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame, rinviando gli atti per una nuova qualificazione giuridica dei fatti e la verifica delle esigenze cautelari.
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Inammissibilità ricorso penale: indizi video e correità confermano la misura
Un indagato, sottoposto a misura cautelare per detenzione e cessione di cocaina, ha visto il suo ricorso per cassazione dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del riesame, che aveva sostituito gli arresti domiciliari con l'obbligo di presentazione. La Corte ha ritenuto il ricorso infondato, basandosi su videoriprese che mostravano il Ricorrente alla guida di un'auto da cui veniva gettato un involucro vicino alla casa di un coindagato, e sulla chiamata in correità, riscontrata dalle immagini. L'**inammissibilità ricorso penale** è stata motivata dalla mancanza di prove a sostegno delle contestazioni difensive.
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Tentata rapina impropria e omicidio: la Cassazione conferma le condanne
La Suprema Corte ha confermato la condanna di due imputati per tentata rapina impropria aggravata e tentato omicidio. I fatti riguardano il tentativo di sottrarre un portafoglio, seguito da violenza e accoltellamento per assicurarsi l'impunità. Gli imputati contestavano il concorso di persone e la qualificazione del reato. La Corte ha ribadito che la stretta connessione tra l'azione furtiva e la successiva violenza integra la tentata rapina impropria, e ha ritenuto provato l'agire congiunto anche per il tentato omicidio, respingendo i ricorsi e confermando le condanne.
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Misure cautelari personali tra accusa e riscontri esterni
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di rapina aggravata in concorso. La difesa contestava la credibilità del complice accusatore e la mancanza di attualità delle esigenze di cautela a causa del tempo trascorso dai fatti. I giudici hanno stabilito che le misure cautelari personali restano pienamente legittime quando la chiamata in correità trova precisi riscontri esterni, come intercettazioni e aiuti economici ai detenuti. Inoltre, l'elevata professionalità delittuosa del gruppo, dimostrata dall'uso di armi e divise contraffatte, giustifica l'attuale pericolo di recidiva.
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Ricettazione: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata per l’Escavatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato, confermando la sua condanna per il reato di ricettazione. L'imputato era stato condannato per aver ricevuto un escavatore, provento di un furto, senza fornire una giustificazione valida per il suo possesso. La Corte ha ritenuto il ricorso non specifico e ripetitivo di argomentazioni già respinte in appello. Di conseguenza, l'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio in carcere: legittima la custodia cautelare per lo spesino
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un detenuto incaricato delle mansioni di spesino all'interno di un istituto penitenziario. L'indagato sfruttava la propria libertà di movimento interna per smistare hashish, marijuana e cocaina tra le diverse sezioni del carcere, operando al servizio di una strutturata rete criminale. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni convergenti di due collaboratori di giustizia. Tali testimonianze hanno dimostrato il ruolo stabile e operativo dell'uomo nel sodalizio illecito, escludendo il semplice aiuto occasionale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo, ravvisando un concreto pericolo di recidiva e la piena proporzionalità della massima misura restrittiva.
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Assoluzione annullata: la Cassazione sulla valutazione dei collaboratori
Due individui, inizialmente condannati all'ergastolo per duplice omicidio aggravato e reati connessi, sono stati assolti in appello per non aver commesso il fatto. Il Procuratore Generale ha impugnato tale assoluzione. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello. Ha ritenuto la motivazione della Corte d'Assise d'Appello insufficiente e illogica, specialmente nella valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La Cassazione ha ribadito che un giudice d'appello che riforma una condanna in assoluzione deve fornire una motivazione rigorosa e completa, riesaminando tutte le prove. Il caso tornerà a una diversa sezione della Corte d'Assise d'Appello per un nuovo giudizio.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: quando l’aiuto non basta
La Corte di Cassazione ha esaminato numerosi ricorsi contro condanne per associazione di tipo mafioso e estorsione aggravata. La sentenza ha confermato le condanne per la maggior parte degli imputati, ribadendo i principi sulla partecipazione mafiosa e le aggravanti. Tuttavia, ha annullato la condanna di un imputato (Giuseppe Messia) per "concorso esterno in associazione mafiosa". La Corte ha ritenuto insufficiente la prova di un suo effettivo contributo causale all'organizzazione, sottolineando che semplici relazioni personali o professionali con esponenti mafiosi non bastano a configurare la complicità esterna senza una dimostrazione rigorosa di un vantaggio reciproco e un'influenza concreta sulle attività illecite.
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Intercettazioni e Criminalità Organizzata: Cassazione annulla condanne
La Corte di Cassazione ha esaminato ricorsi contro condanne per associazione mafiosa e altri reati. La sentenza ha chiarito la nozione di **criminalità organizzata e intercettazioni**, stabilendo che i reati non associativi, anche se aggravati dal metodo mafioso, non rientrano automaticamente nella categoria che permette intercettazioni con regole speciali. Ha rigettato i ricorsi di alcuni imputati (Korkoi, Pandolfi, Esposito) per motivi legati alla pena e alle attenuanti generiche. Ha annullato le condanne di altri (Di Lorenzo, Staterini) per l'inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali, autorizzate senza i presupposti corretti per la criminalità organizzata, e per la necessità di rivalutare le chiamate in correità. Per Vastarella, l'annullamento ha riguardato solo la rideterminazione della pena per la continuazione dei reati.
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