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Cessione Pro Solvendo

42 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto con cui un soggetto (cedente) trasferisce un proprio credito a un altro soggetto (cessionario), garantendo non solo l'esistenza del credito ma anche la solvibilità del debitore. Il debito del cedente verso il cessionario si estingue solo quando il debitore originario paga.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Anticipazione su fatture: imposta fissa e vittoria sul fisco
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'imposta di registro proporzionale su cessioni di credito collegate a operazioni di anticipazione su fatture effettuate da una banca. I giudici d'appello hanno confermato le pretese del fisco, considerando la cessione un negozio autonomo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'istituto bancario, stabilendo che la cessione di credito rappresenta un elemento inscindibile dell'operazione di anticipazione su fatture. Trattandosi di prestazione finanziaria esente da IVA, si applica il principio di alternatività tra IVA e registro. L'atto sconta quindi soltanto l'imposta di registro in misura fissa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Deducibilità compenso amministratori: i limiti della cessione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società in liquidazione la deduzione dei costi per il compenso degli amministratori, pagati tramite cessione di un credito non ancora incassato, e l'esenzione IVA su alcune esportazioni prive di adeguata documentazione doganale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. Riguardo alla deducibilità compenso amministratori, i giudici hanno chiarito che, in base al principio di cassa, la cessione del credito consente la deduzione immediata solo se le parti hanno pattuito una cessione pro soluto (con effetto estintivo immediato del debito). In caso contrario, il costo è deducibile solo al momento dell'effettivo incasso. Inoltre, per non applicare l'IVA sulle esportazioni, è indispensabile una prova doganale ufficiale o una certificazione equivalente di un'autorità pubblica estera. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Cessione del credito: chi cede il diritto non può fare causa
Un'Azienda Sanitaria e una Casa di Cura si scontrano in giudizio per un pagamento. Tuttavia, emerge che la Casa di Cura ha effettuato una cessione del credito a una società di factoring. La Corte di Cassazione rileva d'ufficio che il trasferimento del credito priva il creditore originario del potere di agire in giudizio per l'adempimento. Anche se si tratta di una cessione pro solvendo, il creditore originario perde la legittimazione, salvo per gli interessi maturati prima del trasferimento, se non diversamente pattuito. Poiché la questione non era stata discussa, la Corte assegna alle parti quaranta giorni per presentare osservazioni scritte sulla titolarità del credito prima di emettere la decisione finale.
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Incompetenza territoriale: l’errore dell’assicurazione
Un automobilista cede pro solvendo il proprio credito da sinistro stradale a una societ. Non ottenendo il risarcimento, la societ cita in giudizio davanti al Giudice di Pace di Tivoli sia il cedente che la compagnia assicuratrice. Quest'ultima solleva un'eccezione di incompetenza territoriale, ma omette di contestare tutti i criteri di collegamento concorrenti, in particolare il foro del consumatore/cedente. Il Tribunale, in appello, dichiara la competenza di Roma. La Cassazione accoglie il ricorso della cedente e della societ: l'eccezione di incompetenza territoriale era incompleta e quindi inefficace. La Suprema Corte cassa la decisione e dichiara la competenza del Tribunale di Tivoli.
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Anticipazione su fatture: la banca deve provare l’accredito
Una società di cartolarizzazione ha richiesto a una società cliente la restituzione delle somme anticipate su quindici fatture rimaste insolute. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ritenendo provato il finanziamento poiché la società cliente non aveva contestato la ricezione del denaro. La Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che nell'anticipazione su fatture spetta alla banca dimostrare l'effettivo versamento delle somme sul conto del cliente. Poiché la banca non aveva nemmeno allegato tale versamento nei propri atti, la società non aveva alcun dovere di contestarlo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, rinviando la causa alla Corte d'Appello.
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Spese di lite: vince la causa ma rischia di pagare il difensore
Un automobilista, dopo un incidente stradale, cede una quota del proprio credito risarcitorio a una società per estinguere un debito. La società creditrice cita in giudizio sia i responsabili del sinistro sia l'automobilista stesso, chiedendo in via subordinata la condanna di quest'ultimo. L'automobilista si difende sostenendo la responsabilità esclusiva dei terzi. Il Giudice di Pace accoglie la domanda principale contro i responsabili, ma non si pronuncia sulle spese di lite dell'automobilista. Il Tribunale rigetta l'appello ritenendo la posizione dell'automobilista neutrale. La Cassazione accoglie il ricorso: l'automobilista non era neutrale, avendo un interesse concreto a non essere condannato. Le spese di lite devono essere regolate secondo il principio di soccombenza a carico dei debitori effettivi.
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Revoca dei contributi pubblici: le cambiali non salvano i fondi
Il Ministero ha disposto la revoca dei contributi pubblici concessi a un'impresa per non aver completato i pagamenti del progetto entro la scadenza stabilita. L'impresa si è difesa sostenendo di aver pagato i fornitori prima del termine tramite cambiali, ottenendo regolari quietanze liberatorie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, stabilendo che la consegna di cambiali con scadenza successiva al termine non costituisce un effettivo adempimento. Nei pagamenti con titoli di credito, infatti, l'estinzione del debito si verifica solo al momento dell'effettivo incasso della somma (cessione pro solvendo), a meno che non vi sia un accordo espresso per l'efficacia immediata (pro soluto). Di conseguenza, la revoca dei contributi pubblici è legittima poiché i pagamenti non si sono perfezionati entro la scadenza.
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Opposizione allo stato passivo: il contratto batte la negligenza
Una Società Finanziaria ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere l'ammissione di un credito derivante da un conto corrente e da operazioni di factoring. Il Tribunale aveva rigettato la domanda contestando la mancanza degli estratti conto integrali e applicando la perdita della garanzia per negligenza del creditore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società Finanziaria. I giudici hanno stabilito che il timbro della cancelleria sul fascicolo fa presumere il regolare deposito dei documenti integrali. Inoltre, nel contratto di factoring, le parti avevano espressamente escluso l'applicazione della norma sulla perdita della garanzia per negligenza del cessionario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Deducibilità dell’IVA: la Cassazione dà ragione alle imprese
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una Società Contribuente che ha impugnato un avviso di accertamento per l'anno 2010. I giudici hanno stabilito che la deducibilità dell'IVA versata a seguito di accertamenti definitivi prima del 2012 è legittima ai fini Ires e Irap, poiché all'epoca non era consentita la rivalsa sui clienti. Inoltre, la Corte ha confermato la deducibilità degli accantonamenti per svalutazione crediti anche in caso di cessione pro solvendo, qualora permanga il rischio di insolvenza in capo al cedente. Infine, è stata riconosciuta l'agevolazione IRAP sul costo del lavoro (cuneo fiscale) per le imprese che operano tramite contratti di appalto pubblico e non in regime di concessione traslativa a tariffa, poiché in questo caso l'operatore non assume il rischio di gestione del servizio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Deduzione cuneo fiscale IRAP: l’appalto batte la concessione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di gestione rifiuti la deduzione cuneo fiscale IRAP per il costo dei dipendenti. Secondo il fisco, l'attività avveniva in regime di concessione e a tariffa, escludendo il beneficio. La Corte di Cassazione ha invece dato ragione alla società. I giudici hanno chiarito che il rapporto con i Comuni era un appalto di servizi e non una concessione. L'azienda riceveva infatti un compenso fisso dai Comuni e non riscuoteva le tariffe direttamente dagli utenti, non assumendosi il rischio d'impresa. Di conseguenza, spetta la deduzione cuneo fiscale IRAP. La Corte ha anche confermato la deducibilità degli accantonamenti per crediti ceduti pro solvendo e dell'IVA versata a seguito di accertamento per anni precedenti.
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Revocatoria fallimentare: incassa il credito ma deve restituirlo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una cessione di credito effettuata da una società, poi fallita, a favore di un suo fornitore. Il Fallimento ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare per recuperare la somma. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di più procedure consecutive nate dallo stesso stato di insolvenza (concordato preventivo e successivo fallimento), il periodo sospetto per la revocatoria fallimentare deve essere calcolato a ritroso a partire dalla data di pubblicazione della prima domanda di concordato. Di conseguenza, la cessione del credito, qualificata come atto solutorio per estinguere un debito e non come semplice garanzia, rientra pienamente nel periodo di inefficacia. Il ricorso del creditore è stato dichiarato inammissibile, confermando l'obbligo di restituire le somme riscosse.
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Compensazione delle spese di lite: il giudice decide sovrano
Un'automobilista cede il proprio credito risarcitorio a un'officina per pagare le riparazioni del veicolo dopo un sinistro. L'officina agisce contro l'assicurazione e chiama in causa anche l'automobilista come garante. Raggiunto un accordo transattivo, il Giudice di pace dichiara cessata la materia del contendere e dispone la compensazione delle spese di lite. L'automobilista impugna la decisione, pretendendo la condanna dell'assicuratore al pagamento delle sue spese legali. Il Tribunale rigetta l'appello per mancanza di prove sulla soccombenza virtuale della compagnia. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'automobilista, confermando che la compensazione delle spese di lite rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, purché i costi non vengano posti a carico della parte totalmente vittoriosa.
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Principio di competenza: il fisco vince contro i costi ritardati
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società in liquidazione l'errata imputazione temporale di alcuni costi e la deduzione di perdite su crediti ceduti con formula pro solvendo. La società riteneva di poter flessibilizzare l'imputazione dei costi in assenza di danno erariale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, ribadendo che il principio di competenza è un criterio inderogabile per la determinazione del reddito d'impresa. Il contribuente non può scegliere arbitrariamente l'anno in cui registrare un costo. Inoltre, le perdite su crediti pro solvendo sono deducibili solo se si dimostra un effettivo e rigoroso rischio di insolvenza. La sentenza d'appello favorevole alla società è stata quindi cassata con rinvio.
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Bancarotta preferenziale: pagare la banca e ignorare il fisco
L'amministratore di una società ha ceduto alla banca crediti per oltre un milione di euro per estinguere un debito, lasciando privi di garanzia l'Erario e altri creditori prima del fallimento. Inoltre, non ha conservato le scritture contabili, ritenendosi esonerato a causa della cessazione dell'attività di fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per bancarotta preferenziale e bancarotta documentale. I giudici hanno chiarito che la cessione di crediti pro solvendo consuma immediatamente il reato poiché impoverisce il patrimonio aziendale. Inoltre, l'obbligo di conservare i registri contabili cessa solo con la formale cancellazione della società dal registro delle imprese.
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Appello Sentenza Giudice di Pace: Causa Rinviata per Vizio Forma
Una persona danneggiata cede il suo credito di 510 euro a una società. L'assicurazione paga la società, ma la persona danneggiata prosegue la causa per le spese legali. Il Giudice di Pace chiude il caso compensando le spese. La danneggiata presenta appello, ma il Tribunale lo dichiara inammissibile. La Corte di Cassazione, tuttavia, non decide sul merito dell'appello sentenza Giudice di Pace. Rileva un difetto di notifica a tutte le parti e ordina di 'integrare il contraddittorio', cioè di coinvolgere correttamente tutti i soggetti. La causa viene quindi rinviata, sospendendo ogni decisione di merito sulla questione.
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Bonifico su conto passivo: la Banca deve restituire i soldi
La Corte di Cassazione affronta il caso di una banca che trattiene una somma, ricevuta tramite bonifico da un terzo, sul conto corrente di una società poi fallita. Il conto presentava un saldo negativo. La Corte stabilisce che la banca non può trattenere tale importo per compensare il proprio credito. La somma, infatti, una volta accreditata, entra a far parte del patrimonio del correntista fallito. Di conseguenza, la banca deve restituire l'intera cifra alla curatela fallimentare. Il principio chiave è che la **rimessa su conto corrente passivo**, in assenza di una cessione di credito con data certa anteriore al fallimento, non autorizza la banca a soddisfare il proprio credito a danno degli altri creditori.
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Revocazione Ammissione Passivo: Debito Falso ma Credito Salvo
Due società creditrici chiedevano la revocazione dell'ammissione al passivo di un altro creditore, sostenendo che il suo credito, pur basato su una sentenza, derivasse da un riconoscimento di debito fraudolento. La Cassazione ha respinto il ricorso. Ha chiarito che, se un credito è confermato da una sentenza passata in giudicato, non si può contestare la sua ammissione al passivo. L'unica via è impugnare direttamente la sentenza originaria. La scelta del rimedio sbagliato ha reso l'azione infondata, portando alla conferma della decisione e alla condanna per abuso del processo. La richiesta di revocazione ammissione passivo è stata quindi rigettata.
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Rilevabilità d’ufficio della nullità: Debitore perde per tesi tardiva
La Corte di Cassazione affronta i limiti della rilevabilità d'ufficio della nullità contrattuale. Un'azienda e i suoi garanti contestavano un debito derivante da un contratto di factoring, lamentando interessi usurari e clausole anticoncorrenziali. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, stabilendo un principio fondamentale: anche se il giudice può rilevare la nullità di sua iniziativa, non può farlo se i fatti a sostegno di tale nullità non sono stati allegati dalle parti nei tempi e modi corretti durante il primo grado di giudizio. La tardiva presentazione delle contestazioni rende l'eccezione improcedibile, anche di fronte a una potenziale nullità.
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Cessione di credito e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni fideiussori relativo a una controversia su contratti bancari e cessione di credito. Il punto centrale riguarda l'onere della prova: nella cessione a scopo di garanzia, a differenza della cessione solutoria, il creditore può agire direttamente contro il debitore originario senza dover provare l'insolvenza dei debitori ceduti. La Corte ha inoltre ribadito che, se una sentenza si fonda su più ragioni autonome e una di queste non viene contestata, il ricorso non può essere accolto.
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Spese di lite: chi paga se il terzo è chiamato invano?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la condanna alle spese di lite grava sulla parte che, per propria iniziativa, coinvolge un terzo in giudizio senza che vi sia una reale necessità giuridica. Nel caso di una cessione di credito risarcitorio, l'attrice aveva chiamato in causa anche la cedente in via subordinata; tuttavia, essendo stata accolta la domanda principale contro il debitore, la chiamata del terzo è risultata superflua, giustificando l'addebito delle spese alla parte attrice.
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