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Cessione Di Credito

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un contratto con cui un creditore (cedente) trasferisce il suo diritto di credito a un'altra persona (cessionario). Il debitore (ceduto) da quel momento dovrà pagare al nuovo creditore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Omessa Pronuncia Restitutoria: La Cassazione Ristabilisce la Giustizia
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di omessa pronuncia restitutoria in un contenzioso tra due aziende. Un'azienda (Azienda A) aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per un credito derivante dalla cessione di un credito. L'altra azienda (Azienda B) si era opposta. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte d'Appello aveva accertato un credito inferiore per l'Azienda A, ma aveva omesso di ordinare la restituzione delle somme che l'Azienda A aveva già ricevuto in eccesso e poi restituito a seguito della revoca del decreto ingiuntivo di primo grado. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda A, cassando la sentenza d'Appello e rinviando la causa affinché il giudice di rinvio provveda alla corretta ricognizione delle posizioni di dare e avere, includendo la restituzione delle somme.
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Tassazione atti enunciati: quando il richiamo non basta per l’imposta
L'Agenzia delle Entrate ha tassato un decreto ingiuntivo e un contratto di cessione di credito richiamato in esso. Il contribuente ha contestato la tassazione del solo contratto di cessione. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'intero avviso, ritenendo non applicabile la **tassazione atti enunciati** (Art. 22 d.P.R. 131/86) per mancanza di identità tra le parti del decreto ingiuntivo e quelle della cessione. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia. Ha confermato che la tassazione della cessione di credito non era dovuta, ma ha stabilito che l'annullamento totale dell'avviso era errato, poiché la tassazione del decreto ingiuntivo era legittima.
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Cessione di credito nel fallimento: la Cassazione chiarisce la prova
La Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti sulla **cessione di credito nel fallimento**. Un'azienda aveva chiesto di essere ammessa al passivo di una società fallita, vantando crediti acquisiti tramite cessione. Il Tribunale aveva negato l'ammissione, ritenendo insufficiente la prova della cessione e la mancanza di una 'data certa' anteriore al fallimento. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la prova della cessione non richiede necessariamente un atto scritto con data certa per essere opponibile al fallimento. La domanda di ammissione al passivo stesso vale come notifica della cessione. Il contratto di cessione si perfeziona con il semplice consenso delle parti.
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Tassazione atti enunciati: Cessione di credito e identità delle parti
L'Agenzia Fiscale ha tentato di applicare l'imposta di registro su una cessione di credito, qualificandola come "atto enunciato" all'interno di un decreto ingiuntivo. La Società Finanziaria ha contestato questa tassazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la tassazione atti enunciati richiede l'identità delle parti tra l'atto che enuncia (il decreto ingiuntivo) e l'atto enunciato (la cessione di credito). Poiché nel caso specifico le parti non coincidevano perfettamente, la Corte ha annullato l'avviso di liquidazione per la parte relativa alla cessione di credito, affermando che la diversità dei soggetti impedisce l'applicazione dell'imposta.
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Improcedibilità del ricorso tributario: l’errore procedurale costa caro
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che limitava la responsabilità di una società fiduciaria per un debito tributario, originato dalla cessione di un credito d'imposta inesistente. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso tributario. Questo è avvenuto perché l'Agenzia non ha provveduto all'integrazione del contraddittorio, ovvero non ha chiamato in causa l'Agente della Riscossione, come richiesto da un'ordinanza interlocutoria. La mancata esecuzione di tale adempimento procedurale ha impedito l'esame del merito della controversia, evidenziando l'importanza del rispetto delle formalità processuali.
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Trasferimento d’azienda: contratti automatici e stop all’IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società l'omesso pagamento dell'IVA su un'operazione qualificata come cessione di contratto di fornitura. La società sosteneva invece che il contratto si fosse trasferito automaticamente nell'ambito di un complessivo trasferimento d'azienda, escludendo l'applicazione dell'imposta come operazione autonoma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che, in caso di trasferimento d'azienda, il subentro nei contratti aziendali avviene automaticamente per legge, a meno che non venga provata l'esistenza di un espresso patto contrario tra le parti. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio perché il giudice di secondo grado ha omesso di esaminare l'atto di cessione, il quale confermava il passaggio automatico del contratto senza alcuna esclusione.
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Insinuazione al passivo del TFR: spetta al lavoratore
Un lavoratore ha chiesto l'insinuazione al passivo del TFR maturato e non versato dall'azienda fallita al fondo di previdenza complementare. Il Tribunale ha respinto la domanda, ritenendo che il trasferimento del TFR al fondo costituisse una cessione del credito, legittimando solo il fondo ad agire. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che il conferimento del TFR non equivale automaticamente a una cessione di credito. Salvo prova contraria, l'adesione al fondo configura una delegazione di pagamento. Poiché la delegazione si scioglie con il fallimento dell'azienda, il lavoratore conserva la legittimazione attiva per richiedere le somme non versate. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Condotta antisindacale: azienda perde contro il piccolo sindacato
Un'azienda ha rifiutato di effettuare le trattenute sullo stipendio di un dipendente per destinarle, tramite cessione del credito, al sindacato di sua scelta. Il sindacato ha promosso un ricorso per condotta antisindacale. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del sindacato, ordinando all'azienda di riattivare le trattenute. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il sindacato non avesse la legittimazione attiva nazionale richiesta dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che, per agire contro una condotta antisindacale, è sufficiente che l'associazione sindacale svolga un'effettiva attività su gran parte del territorio nazionale, senza dover necessariamente far parte di una grande confederazione. L'azienda è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Compensazione nel concordato preventivo: banca perde contro impresa
Una società in crisi ha affidato a una banca un mandato all'incasso per riscuotere alcuni crediti, concordando la possibilità di compensare le somme con i propri debiti. Successivamente, la società è stata ammessa alla procedura di concordato preventivo. La banca ha incassato le somme solo dopo questa ammissione e ha trattenuto il denaro a titolo di compensazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione nel concordato preventivo non può operare in questo caso. Infatti, il mandato all'incasso non trasferisce la proprietà del credito, che sorge in capo alla banca solo al momento dell'effettiva riscossione. Poiché l'incasso è avvenuto dopo l'apertura della procedura concorsuale, manca il requisito della reciprocità dei crediti prima del concordato. La banca è stata quindi condannata a restituire l'intera somma incassata alla società.
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Azione revocatoria fallimentare: banca perde contro il curatore
Il Fallimento di una società ha promosso un'azione revocatoria fallimentare contro la Banca per ottenere la restituzione di oltre 141.000 euro. Tali somme erano confluite sui conti correnti della società nell'anno precedente al fallimento. La Banca si è difesa sostenendo che i versamenti derivavano da cessioni di credito stipulate prima del periodo sospetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Banca. I giudici hanno chiarito che, per evitare l'azione revocatoria fallimentare, la cessione di credito deve avere una data certa anteriore al fallimento, dimostrata con elementi oggettivi e non con semplici indizi o verosimiglianze. Senza data certa, i pagamenti restano revocabili e la Banca deve restituire il denaro.
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Cessione di credito: pagamento valido o revocatoria fallimentare?
Un distributore farmaceutico riceve da una farmacia una cessione di credito per saldare un debito preesistente. Successivamente, la farmacia fallisce e il curatore agisce per riavere la somma, sostenendo che la cessione fosse un pagamento anomalo. La questione centrale riguarda la validità di tale operazione e il rischio di una revocatoria fallimentare della cessione di credito. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione precedente, che aveva respinto le ragioni del distributore, e ha ordinato un nuovo esame. I giudici dovranno verificare se la cessione, prevista in un accordo quadro iniziale, fosse una modalità di pagamento normale e non un atto compiuto per danneggiare gli altri creditori.
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Opponibilità cessione di credito: Giudice ordinario o fallimentare?
Un'azienda appaltatrice, prima di fallire, cede a due banche i crediti vantati verso un committente. A seguito del fallimento, la curatela pretende il pagamento di quegli stessi crediti, contestando la validità delle cessioni. Il committente, non sapendo a chi pagare, avvia una causa ordinaria. La Cassazione stabilisce un principio fondamentale sull'opponibilità della cessione di credito al fallimento: la controversia per accertare chi sia l'effettivo titolare di un credito (un bene 'attivo' del patrimonio) non rientra nel rito speciale fallimentare, riservato all'accertamento dei debiti ('passivo'). La causa deve quindi essere decisa dal giudice ordinario. La curatela perde perché la sua tesi avrebbe richiesto un rito diverso da quello corretto.
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Cessione di credito: titolarità e fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una curatela fallimentare che contestava la validità di una **Cessione di credito** effettuata a favore di istituti bancari prima del fallimento. Il curatore sosteneva che l'inopponibilità dei contratti di anticipazione bancaria, accertata in sede di verifica del passivo, dovesse estendersi automaticamente alla titolarità dei crediti ceduti. La Suprema Corte ha invece stabilito che la controversia sulla titolarità di un credito tra curatela e cessionario non rientra nel rito speciale dell'accertamento del passivo, ma spetta al giudice ordinario, poiché riguarda la composizione dell'attivo fallimentare e non i debiti della società fallita.
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Cessione di credito: tassazione e garanzie
La Corte di Cassazione ha stabilito che la **Cessione di credito** effettuata con finalità di garanzia nell'ambito di contratti di leasing non è soggetta a IVA né beneficia delle esenzioni per i finanziamenti a medio-lungo termine. Poiché tale operazione non genera nuova liquidità per investimenti produttivi e manca di un corrispettivo diretto, essa deve essere assoggettata all'imposta di registro proporzionale dello 0,50%. La decisione sottolinea l'autonomia funzionale della garanzia rispetto al contratto principale.
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Cessione di credito e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni fideiussori relativo a una controversia su contratti bancari e cessione di credito. Il punto centrale riguarda l'onere della prova: nella cessione a scopo di garanzia, a differenza della cessione solutoria, il creditore può agire direttamente contro il debitore originario senza dover provare l'insolvenza dei debitori ceduti. La Corte ha inoltre ribadito che, se una sentenza si fonda su più ragioni autonome e una di queste non viene contestata, il ricorso non può essere accolto.
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Cessione di credito e concordato preventivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di credito non è opponibile ai creditori se la notifica al debitore ceduto avviene dopo la pubblicazione della domanda di concordato preventivo. Nonostante il contratto tra banca e impresa sia perfetto prima della crisi, l'assenza di una data certa anteriore alla procedura rende il credito parte del patrimonio concorsuale. La decisione equipara pienamente il concordato al fallimento per quanto riguarda le formalità di opponibilità degli atti ai terzi.
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Cessione di credito e concordato: la banca vince
Una società in concordato preventivo ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme incassate dopo l'ammissione alla procedura. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, stabilendo che la preesistente cessione di credito a scopo di garanzia aveva trasferito immediatamente la titolarità dei crediti alla banca. Di conseguenza, la banca aveva il diritto di trattenere le somme incassate in quanto già di sua proprietà, a prescindere dall'avvio del concordato.
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Cessione di credito: chi ha diritto al risarcimento?
Un soggetto cede a un terzo il proprio diritto a ricevere un immobile. Quando la controparte non adempie, chi può chiedere il risarcimento? La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1790/2025, chiarisce la distinzione tra cessione di credito e cessione del contratto. Con la cessione di credito, il diritto a pretendere la prestazione e a chiedere i danni per il suo mancato ottenimento passa al nuovo creditore (cessionario). Il creditore originario (cedente) perde la legittimazione a chiedere tali danni, pur rimanendo parte del contratto originario.
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