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Cessione Del Credito — Anno 2022

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77 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessione Del Credito

Provvedimenti

Responsabilità professionale del notaio: il caso del credito IVA
Una società di ristorazione ha citato in giudizio un professionista per accertare la responsabilità professionale del notaio. Il professionista aveva autenticato un contratto di cessione di un credito IVA senza informare l'acquirente che tale credito non era detraibile né cedibile. I giudici di merito hanno inizialmente rigettato la domanda, ma la Corte d'Appello ha rilevato profili di colpa nella condotta del professionista. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione di diritto legata ai doveri informativi del professionista in materia di cessioni di crediti fiscali, ha deciso di non definire subito la controversia in camera di consiglio. Con l'ordinanza interlocutoria, la Suprema Corte ha rimesso la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Rappresentanza processuale: il vizio formale che batte il creditore
Una società di gestione crediti, agendo come rappresentante della società cessionaria di un mutuo fondiario, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello favorevole ai debitori e alle compagnie assicurative. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa del difetto di rappresentanza processuale. La ricorrente non ha infatti depositato la procura che giustificava il suo potere di agire in nome della società titolare del credito, né la procura notarile che autorizzava la firma del mandato al difensore. Di conseguenza, la Corte ha confermato la decisione precedente e condannato la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.
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Buona fede del terzo creditore: banca negligente perde il bene
Una società finanziaria, subentrata come cessionaria di un credito ipotecario originariamente concesso da una banca, ha chiesto l'ammissione del proprio credito sul valore di un immobile confiscato al coniuge della debitrice. Il Tribunale ha respinto la domanda ravvisando la negligenza della banca originaria nell'erogazione del mutuo, sproporzionato rispetto ai redditi leciti del nucleo familiare. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la cessione del credito non esonera il nuovo creditore dal dimostrare la buona fede del terzo creditore originario. L'assenza di adeguate verifiche patrimoniali al momento del finanziamento configura una colpa che esclude la tutela del credito, rendendo irrilevante la sola sufficienza della garanzia ipotecaria.
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Procura speciale: l’errore formale che cancella il ricorso
Un'azienda creditrice ha pignorato i crediti del proprio debitore verso un terzo ente. Quest'ultimo ha dichiarato che i crediti erano stati ceduti a una banca prima del pignoramento. Il Tribunale ha ritenuto la cessione non opponibile, assegnando le somme al creditore. L'ente terzo ha proposto ricorso in Cassazione tramite un funzionario che si è qualificato come procuratore speciale. Tuttavia, la difesa non ha depositato in giudizio l'atto notarile di procura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: in mancanza del documento che attesta la procura speciale, il giudice non può verificare i poteri di rappresentanza processuale. Di conseguenza, l'ente terzo perde la causa e le spese del giudizio sono state compensate.
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Ricognizione di debito: il creditore deve provare l’efficacia
Una Società di Factoring, cessionaria di un credito vantato da un Comune verso l'Amministrazione Statale, ha richiesto il pagamento basandosi su decreti commissariali interpretati come ricognizione di debito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo che spettasse all'Amministrazione dimostrare la mancata trasmissione di tali atti alla Corte dei Conti per il controllo di legittimità. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la ricognizione di debito da parte della Pubblica Amministrazione richiede requisiti formali rigidi. Spetta al creditore cessionario dimostrare che l'atto sia stato regolarmente trasmesso agli organi di controllo, pena l'inefficacia dell'atto stesso. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Amministrazione, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Cessione del credito: sì al passivo senza notifica anteriore
Una società finanziaria ha proposto opposizione allo stato passivo dopo il rifiuto di ammettere un credito di oltre 500.000 euro, acquistato tramite cessione del credito da un'altra impresa. Il Tribunale aveva respinto la domanda perché la notifica della cessione al debitore non era anteriore al fallimento di quest'ultimo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della finanziaria, stabilendo che in caso di fallimento del debitore ceduto, la legittimazione del nuovo creditore dipende solo dall'esistenza e dalla data certa del credito originario anteriore al fallimento. Non è invece necessario dimostrare che l'atto di cessione del credito sia avvenuto prima della dichiarazione di fallimento, in quanto il credito può essere trasferito validamente anche durante la procedura concorsuale.
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Legittimazione attiva dello studio associato: decide lo statuto
Uno studio legale associato ha chiesto il pagamento dei compensi per l'attività svolta da un suo socio in favore di alcuni clienti. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo che solo il singolo avvocato avesse diritto al compenso, poiché la procura alle liti era stata rilasciata a lui personalmente. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla legittimazione attiva dello studio associato. Secondo i giudici, i patti interni tra i soci possono validamente trasferire all'associazione il diritto di riscuotere i compensi, anche se il mandato difensivo deve essere necessariamente conferito a una persona fisica. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dello studio legale, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame dei patti sociali.
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Cessione dei crediti previdenziali: l’errore Inps azzera il debito
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi a un datore di lavoro, il quale aveva proposto la cessione dei crediti previdenziali vantati verso un'azienda sanitaria locale. Poiché l'azienda sanitaria non ha riconosciuto il debito entro i novanta giorni previsti dalla legge, la cessione è rimasta inefficace. Di conseguenza, il termine di prescrizione dei contributi ha ripreso a decorrere, rendendo tardiva la successiva cartella esattoriale notificata dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando la prescrizione del credito e chiarendo che una cessione inefficace non può convertirsi in un altro tipo di contratto per fatti concludenti, specialmente in presenza di rigide regole contabili pubbliche. L'ente previdenziale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Cessione del credito: l’ente deve pagare anche senza collaudo
Un'impresa appaltatrice ha trasferito i propri crediti futuri verso un Ente Pubblico a un Subappaltatore tramite una cessione del credito. Successivamente, l'impresa appaltatrice è fallita. L'Ente Pubblico si è opposto al pagamento, sostenendo che i crediti non fossero esigibili a causa della mancanza del collaudo finale delle opere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici hanno stabilito che la cessione del credito è irrevocabile e che l'Ente Pubblico non può ritardare il pagamento all'infinito omettendo di eseguire il collaudo. Di conseguenza, l'Ente Pubblico è stato condannato a pagare oltre 313.000 euro al Subappaltatore, oltre alle spese legali.
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Cessione del credito: senza prove del debito il ricorso fallisce
Nel caso in esame, il presunto acquirente di un credito ha richiesto un decreto ingiuntivo contro una società immobiliare per oltre duecentomila euro. La società ha contestato l'esistenza stessa del debito originario. I giudici di merito hanno revocato l'ingiunzione per mancanza di prove certe sul prestito iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del creditore, confermando che, in caso di contestazione, chi agisce in giudizio tramite cessione del credito non deve solo dimostrare il trasferimento del diritto, ma ha l'onere di provare rigorosamente l'esistenza e l'esigibilità del credito originario. Il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Agevolazioni fiscali sui finanziamenti: il nodo del leasing
Una società di persone ha impugnato il diniego di rimborso dell'imposta di registro versata in misura proporzionale dello 0,50% per la cessione di crediti futuri verso il GSE, posta a garanzia di un contratto di leasing per un impianto fotovoltaico. La società riteneva applicabili le agevolazioni fiscali sui finanziamenti previste dall'art. 15 d.P.R. 601/1973. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto la tesi della contribuente, estendendo l'agevolazione alla cessione del credito collegata. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contestando che il leasing e la cessione del credito possano rientrare nella nozione di finanziamento agevolabile. La Suprema Corte, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la pendenza di altre cause identiche, ha sospeso la decisione immediata, trasmettendo gli atti alla Quinta Sezione Civile per la trattazione in pubblica udienza.
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Cessione del credito d’imposta: l’errore del cedente costa caro
L'Agenzia delle Entrate ha disconosciuto un credito d'imposta IRES utilizzato in compensazione da una società, derivante da una cessione infragruppo. Il disconoscimento è avvenuto tramite controllo automatizzato poiché la società cedente non aveva indicato nella propria dichiarazione i dati della cessionaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando la legittimità della cartella di pagamento. La Suprema Corte ha stabilito che la cessione del credito d'imposta è inefficace nei confronti del fisco se mancano i requisiti formali previsti dalla legge al momento della cessione. Inoltre, la società utilizzatrice è considerata in colpa per non aver verificato la regolarità della cessione prima di compensare il debito, rendendo legittime anche le sanzioni irrogate.
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Compensazione legale: no al doppio uso dello stesso credito
Un professionista si oppone a un decreto ingiuntivo di venticinquemila euro chiedendo la compensazione legale con un suo presunto controcredito di centosessantamila euro. La Corte d'Appello rigetta l'opposizione rilevando che il professionista aveva già ceduto quel credito a una società terza per acquistare un immobile. La Corte di Cassazione conferma la decisione: chi cede un credito non ne ha più la disponibilità giuridica e non può utilizzarlo per estinguere un proprio debito tramite compensazione legale. Il ricorso viene rigettato e il debitore viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Cessione del credito risarcitorio: casa nuova ma nessun indennizzo
I Nuovi Proprietari di un appartamento chiedono il risarcimento dei danni causati da lavori di ristrutturazione eseguiti prima del loro acquisto. Il Condominio e l'Amministratore si oppongono, evidenziando che l'assemblea aveva rinunciato all'azione contro l'impresa appaltatrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che il diritto al risarcimento per danni anteriori all'acquisto non si trasferisce automaticamente al nuovo proprietario senza un patto espresso di cessione del credito risarcitorio. Inoltre, l'assemblea condominiale può legittimamente rinunciare all'azione contro l'appaltatore per le parti comuni, e l'amministratore che esegue tale decisione non commette alcun illecito. Infine, la Corte segnala l'avvocato dei ricorrenti al Consiglio dell'Ordine per espressioni offensive nei confronti del giudice.
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Onere di riserva: il Ministero cambia i patti ma l’impresa perde
Un'impresa di costruzioni (L'Appaltatore) ha stipulato un contratto di appalto pubblico con un Ministero (Il Committente). Successivamente, il Committente ha modificato unilateralmente le scadenze e gli importi dei pagamenti. Questa variazione ha costretto l'Appaltatore a rinegoziare un finanziamento bancario, subendo ingenti danni finanziari. L'Appaltatore ha quindi chiesto il risarcimento dei danni in tribunale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che l'Appaltatore è decaduto dal diritto al risarcimento per non aver rispettato l'onere di riserva. Questo adempimento impone di registrare subito nei documenti contabili dell'appalto ogni pretesa economica aggiuntiva o richiesta di risarcimento danni derivante da comportamenti della stazione appaltante. Di conseguenza, l'Appaltatore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Cessione del credito alla PA: il silenzio non vale come assenso
Un'azienda stradale ha ceduto a un'altra società privata il proprio credito verso un'importante società pubblica concessionaria per lavori autostradali. La società pubblica ha rifiutato la cessione oltre il termine di quindici giorni previsto dal Codice dei contratti pubblici. La Corte d'Appello aveva ritenuto valida la cessione per via del ritardo nel rifiuto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società pubblica. I giudici hanno chiarito che la cessione del credito verso la Pubblica Amministrazione a favore di soggetti non bancari o finanziari richiede sempre l'adesione espressa dell'ente pubblico. Il semplice silenzio o il ritardo non equivalgono ad accettazione. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Dichiarazione di fallimento: il ricorso incompleto salva il creditore
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di fallimento pronunciata su richiesta di una società creditrice. La debitrice sosteneva che la creditrice non avesse la legittimazione ad agire, avendo ceduto il proprio credito al socio unico prima di presentare l'istanza di fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il mancato esame di una questione processuale non costituisce omessa pronuncia. Inoltre, la ricorrente non ha fornito le prove specifiche dell'immediato effetto traslativo della cessione del credito, non allegando i documenti necessari. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento è stata confermata e la società debitrice è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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