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378 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Congedo parentale: preavviso CCNL è obbligatorio
Un lavoratore è stato licenziato per assenza ingiustificata, sostenendo di aver richiesto il congedo parentale. I giudici di merito gli hanno dato ragione, ma la Cassazione ha annullato la sentenza. La Corte ha stabilito che era fondamentale verificare il rispetto del preavviso di 15 giorni per il congedo parentale, come imposto dal CCNL di settore, onere probatorio che grava sul lavoratore. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Reperibilità notturna: quando è orario di lavoro?
Una cooperativa sociale si opponeva a una richiesta di contributi da parte dell'ente previdenziale per mancata retribuzione di straordinario notturno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23845/2025, ha stabilito che la reperibilità notturna con obbligo di permanenza in azienda è a tutti gli effetti 'orario di lavoro' secondo la normativa europea. Tuttavia, non deve essere automaticamente retribuita come straordinario. La retribuzione, anche se prevista da CCNL come indennità, deve rispettare i principi costituzionali di proporzionalità e sufficienza. La Corte ha quindi cassato la sentenza precedente, rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione sulla congruità della retribuzione.
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Diritto di difesa lavoratore: conta l’invio, non la ricezione
In un caso di licenziamento disciplinare, la Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di difesa del lavoratore si considera esercitato al momento dell'invio della richiesta di audizione, non al momento della sua ricezione da parte del datore di lavoro. Un'azienda aveva licenziato un dipendente pochi istanti prima di ricevere la sua richiesta di essere ascoltato, spedita tempestivamente. La Suprema Corte ha annullato il licenziamento, affermando che il datore di lavoro, agendo prima della scadenza dei termini per la difesa, si assume il rischio dell'illegittimità del provvedimento.
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Ferie imposte dal datore: quando è legittimo?
Un dipendente scolastico ha contestato la decisione del proprio dirigente di collocarlo in ferie d'ufficio per due giorni di chiusura prefestiva della scuola. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che rientra nel potere organizzativo del datore di lavoro imporre le ferie per far fronte a esigenze aziendali, come una chiusura programmata. La decisione sulle ferie imposte è stata ritenuta legittima in quanto conforme al contratto collettivo, che permetteva il frazionamento delle ferie, e non pregiudicava il diritto al riposo del lavoratore.
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Trasferimento del lavoratore e CCNL: la Cassazione
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il caso di un lavoratore trasferito da un'amministrazione regionale a una nuova agenzia. Il dibattito riguarda il diritto a percepire gli scatti di anzianità secondo il contratto collettivo (CCNL) precedente. I giudici di merito avevano dato ragione al lavoratore. La Cassazione, riconoscendo la complessità della questione sul CCNL applicabile in assenza di opzione da parte del dipendente, ha ritenuto necessario un approfondimento e ha rinviato la causa a pubblica udienza, sospendendo la decisione finale sul tema del trasferimento del lavoratore e dei suoi diritti.
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Indennità di rischio: la prova è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17504/2025, ha respinto il ricorso di alcuni dipendenti del Ministero della Cultura che chiedevano un'indennità di rischio per lo svolgimento di mansioni connesse alla pubblica sicurezza. La Corte ha stabilito che, per ottenere tale indennità, non è sufficiente la mera qualifica formale di agente di pubblica sicurezza, ma è necessario fornire una prova specifica e dettagliata delle singole attività svolte che comportino un effettivo disagio o pericolo, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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Maggiorazione retributiva: quando spetta al caposquadra
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un lavoratore a percepire la maggiorazione retributiva del 10% per aver svolto mansioni di caposquadra. La decisione si fonda sull'accertamento di fatto che il lavoratore coordinava sistematicamente un gruppo di operai superiore a cinque unità, come previsto dal CCNL di settore. Il ricorso dell'azienda è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Clausola sociale: non si applica senza gara d’appalto
Dei lavoratori del settore ecologico si sono visti negare il passaggio diretto alla nuova società di gestione rifiuti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando che la clausola sociale, che garantisce l'assunzione, non si applica quando il subentro avviene tramite ordinanze temporanee e urgenti, e non a seguito di una regolare gara d'appalto.
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Inquadramento Polizia Municipale: i requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni agenti di polizia municipale che chiedevano l'inquadramento nella categoria superiore (D) sulla base delle mansioni di coordinamento svolte. La Corte ha stabilito che, per l'inquadramento polizia municipale in categoria D, non è sufficiente lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, ma è necessario il possesso di tutti i requisiti formali previsti dal Contratto Collettivo, in particolare l'accesso alla qualifica precedente tramite concorso pubblico, requisito mancante nel caso di specie.
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Retribuzione dirigente scolastico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16941/2025, ha chiarito il regime della retribuzione del dirigente scolastico in caso di sostituzione. La Corte ha stabilito che la figura del "vicario" è stata superata da quella del "collaboratore", remunerato da fondi di istituto. L'indennità per mansioni superiori spetta solo in caso di "sostituzione piena" del dirigente, con carattere di prevalenza, e non per la normale sostituzione durante le ferie.
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Anzianità di servizio: non basta per la carriera
Un dipendente pubblico, trasferito a un nuovo ente, si è visto negare il riconoscimento della piena anzianità di servizio ai fini della progressione economica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la progressione non è automatica ma dipende dalle specifiche previsioni della contrattazione collettiva del nuovo ente, che possono valorizzare criteri diversi dalla mera anzianità.
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Buoni pasto turnisti: il diritto spetta sempre
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto ai buoni pasto per una lavoratrice turnista di un'azienda ospedaliera. La sentenza stabilisce che il diritto alla mensa o a modalità sostitutive, come i buoni pasto turnisti, è legato alla durata del turno di lavoro superiore a sei ore e al conseguente diritto alla pausa, indipendentemente dal fatto che il turno si svolga nelle fasce orarie tradizionalmente destinate ai pasti. L'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, quantificato in via equitativa.
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Omissione contributiva: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società di vigilanza per omissione contributiva nei confronti dei propri dipendenti. L'azienda è stata ritenuta responsabile per il mancato versamento di contributi a un fondo sanitario e a un fondo pensione. La Corte ha stabilito che il pagamento tardivo dei contributi non esonera il datore di lavoro dal risarcire i danni diretti subiti dai lavoratori, come le spese mediche non coperte e la perdita di rendimento del fondo pensione. Il ricorso della società è stato integralmente respinto.
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Retribuzione medici: la Cassazione fa chiarezza
Dei dirigenti medici avevano richiesto il pagamento di una specifica componente salariale, la 'retribuzione di posizione minima unificata'. L'azienda sanitaria si era difesa sostenendo di aver già corrisposto somme equivalenti sotto la voce 'differenza sui minimi'. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha chiarito che le due voci non rappresentano emolumenti distinti. La 'differenza sui minimi' è un correttivo previsto dal CCNL per garantire parità di trattamento economico a parità di incarico, rientrando quindi nella più ampia nozione di retribuzione di posizione. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Indennità di turno: quando spetta ai dipendenti?
Un dipendente pubblico, agente di polizia locale, ha richiesto il riconoscimento dell'indennità di turno. La Corte d'Appello ha accolto la sua domanda, ma l'ente datore di lavoro ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dei requisiti. La Suprema Corte, data la rilevanza della questione interpretativa sulla normativa contrattuale, ha ritenuto necessario un approfondimento e ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione che possa fare chiarezza a livello nazionale.
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Cambio appalto: no assunzione se licenziati
Un lavoratore, licenziato dalla società uscente il giorno stesso del cambio appalto, perde il diritto all'assunzione presso la nuova azienda. La Cassazione chiarisce che il presupposto per il passaggio è un rapporto di lavoro in essere. La tardiva contestazione del licenziamento non ha rilevanza nel giudizio per l'assunzione.
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Indennità sostitutiva dirigente medico: la Cassazione
Un dirigente medico ha svolto per anni funzioni di direttore di struttura complessa senza contratto formale. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, ha stabilito che in questi casi non si configura lo svolgimento di mansioni superiori e non spetta la retribuzione piena del ruolo superiore. Al lavoratore è dovuta esclusivamente l'indennità sostitutiva dirigente medico, come previsto dal contratto collettivo nazionale. La pronuncia chiarisce che la durata prolungata dell'incarico non modifica questo principio.
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Indennità perequativa: CCNL protegge lo stipendio
Una università ha contestato il diritto di due suoi dipendenti a mantenere una indennità perequativa a seguito di un nuovo inquadramento contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola di salvaguardia presente nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) protegge i diritti economici già acquisiti dai lavoratori. La Corte ha chiarito che, anche in presenza di un nuovo accordo sull'inquadramento, l'indennità non viene meno ma si trasforma in un assegno personale riassorbibile, garantendo così la stabilità retributiva.
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Buoni pasto: obbligo o facoltà per l’ente pubblico?
Due dipendenti pubblici hanno citato in giudizio il loro Comune per ottenere l'equivalente economico dei buoni pasto non corrisposti. Dopo una vittoria in primo grado e una sconfitta in appello, il caso è giunto in Cassazione. La Suprema Corte, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione del diritto, ha rinviato la decisione a un'udienza pubblica. L'obiettivo è chiarire se l'istituzione della mensa o la fornitura dei buoni pasto sia un obbligo o una mera facoltà per gli enti locali, in base all'interpretazione del CCNL di settore.
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Rapporto di lavoro nullo: no al CCNL giornalisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione, instaurato senza pubblico concorso, è da considerarsi un rapporto di lavoro nullo. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per l'attività svolta (art. 2126 c.c.), ma non può pretendere l'applicazione di un contratto collettivo di diritto privato, come quello dei giornalisti, né le relative indennità specifiche. La retribuzione deve essere commisurata a quella prevista dalla contrattazione del pubblico impiego.
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