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Cause Di Proscioglimento Ex Art. 129 C.P.P.

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Situazioni in cui il giudice, in ogni fase del processo, deve assolvere l'imputato perché il fatto non sussiste, l'imputato non lo ha commesso, il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Patteggiamento: Appello negato e ricorso inammissibile
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato di droga, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo secondo l'art. 129 del codice di procedura penale. La Corte ha stabilito che il ricorso è inammissibile. La legge, infatti, limita tassativamente i motivi per cui si può impugnare una sentenza di patteggiamento. La mancata assoluzione non rientra tra questi. La decisione conferma il principio del ricorso inammissibile post patteggiamento se basato su motivi non consentiti, rendendo la sentenza definitiva e condannando l'imputato al pagamento delle spese.
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Ricorso contro patteggiamento: accordo accettato, appello negato
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per il reato di danneggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo perché non era stato colto in flagranza di reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento inammissibile. Ha stabilito che, una volta accettato l'accordo, l'appello è possibile solo per motivi specifici e tassativi previsti dalla legge, tra i quali non rientra la mancata flagranza. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: l’appello che costa caro
Due imputati, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento, presentano ricorso in Cassazione. Essi sostengono che il giudice avrebbe dovuto verificare la presenza di cause di assoluzione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile per due motivi decisivi. Primo, gli imputati hanno firmato personalmente l'atto, mentre la legge richiede la firma di un avvocato abilitato. Secondo, la legge limita strettamente i motivi per cui si può impugnare un patteggiamento, e la mancata ricerca di cause di proscioglimento non è tra questi. Di conseguenza, il ricorso inammissibile patteggiamento viene respinto e gli imputati sono condannati a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: accordo sulla pena esclude l’assoluzione?
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena per una rapina tramite il cosiddetto 'concordato in appello', ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che i giudici avrebbero dovuto comunque valutare la sua possibile assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: chi accetta il concordato in appello rinuncia implicitamente agli altri motivi di ricorso. Di conseguenza, il giudice non è tenuto a cercare attivamente cause di proscioglimento. L'imputato ha quindi perso definitivamente e la sua condanna è stata confermata.
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Concordato in appello: accordo sulla pena, ma ricorrono lo stesso
Alcuni imputati per reati di droga raggiungono un accordo sulla pena in secondo grado, tramite il cosiddetto 'concordato in appello'. Nonostante l'accordo, ricorrono in Cassazione lamentando che il giudice non abbia verificato la loro possibile innocenza. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Viene stabilito il principio secondo cui, una volta accettato il concordato in appello, non è più possibile contestare l'affermazione di colpevolezza o la mancata valutazione delle cause di assoluzione. L'accordo preclude tali doglianze, salvo vizi nella sua formazione. Gli imputati perdono e vengono condannati al pagamento delle spese.
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Patteggiamento: ricorso respinto e condanna alle spese
La Corte di Cassazione ha stabilito la definitiva inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento quando i motivi non rientrano in un elenco tassativo previsto dalla legge. Un imputato aveva impugnato il suo patteggiamento, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto assolverlo. La Corte ha respinto il ricorso, applicando la norma che limita fortemente le possibilità di appello dopo un accordo sulla pena. Questa decisione conferma che, una volta accettato il patteggiamento, le vie di impugnazione sono estremamente ridotte. L'esito per il ricorrente è stato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento per spaccio: il ricorso inammissibile costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per spaccio di stupefacenti. L'imputato sosteneva che il giudice di merito non avesse valutato le possibili cause di assoluzione. La Corte ha chiarito che, dopo la riforma del 2017, i motivi per impugnare un patteggiamento sono tassativi e limitati. La mancata valutazione di cause di proscioglimento non rientra tra questi. Di conseguenza, il caso si risolve in un ricorso inammissibile patteggiamento, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Impugnazione Patteggiamento: Ricorso Respinto e Condanna alle Spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati contro una sentenza di patteggiamento. Gli imputati sostenevano che il giudice non avesse verificato la possibile presenza di cause di assoluzione. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'impugnazione patteggiamento è consentita solo per un numero limitato di motivi, tassativamente elencati dalla legge. Poiché il motivo sollevato non rientrava tra questi, il ricorso è stato respinto, con condanna degli imputati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Patteggiamento: Accordo Chiuso, Appello Negato dalla Cassazione
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento, presenta ricorso in Cassazione. Egli sostiene che il giudice avrebbe dovuto assolverlo invece di ratificare l'accordo. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che il ricorso per cassazione patteggiamento è consentito solo per motivi specifici e tassativi, introdotti da una recente riforma. Un presunto errore del giudice nel non rilevare cause di assoluzione non rientra tra questi motivi. Di conseguenza, l'appello viene respinto senza entrare nel merito, confermando la definitività dell'accordo e condannando il ricorrente al pagamento di una sanzione.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: appello negato e multa
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato di droga, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo. La Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile. La legge, infatti, limita fortemente i motivi per cui si può impugnare una sentenza di patteggiamento. La contestazione sollevata dall'imputato non rientrava tra quelle consentite. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile patteggiamento, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento di una multa di 4.000 euro e delle spese processuali.
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Ricorso contro patteggiamento: condannato, appella e paga di più
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo secondo l'articolo 129 del codice di procedura penale. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio chiaro: il ricorso contro patteggiamento è consentito solo in casi limitatissimi, tra i quali non rientra la mancata verifica delle cause di proscioglimento. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione economica.
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Concordato in Appello: Pena Scontata ma Assoluzione Negata
Un imputato, dopo aver ottenuto una riduzione della pena tramite un accordo con la Procura (il cosiddetto concordato in appello), presenta ricorso in Cassazione. Egli sostiene che il giudice d'appello avrebbe dovuto comunque verificare la possibilità di un'assoluzione piena prima di approvare l'accordo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Stabilisce un principio chiaro: chi accetta il concordato in appello e rinuncia ai motivi di impugnazione, limita il potere del giudice. Quest'ultimo non è più tenuto a cercare d'ufficio eventuali cause di proscioglimento. L'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese.
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Ricorso patteggiamento: limiti e motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dall'art. 448, co. 2-bis, c.p.p. La presunta mancata verifica delle cause di proscioglimento da parte del giudice non rientra tra i motivi consentiti, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia motivi appello: i limiti del giudice
Un imputato, condannato per reati fallimentari, in appello aveva concordato la pena rinunciando ai motivi relativi alla sua responsabilità. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando che la Corte d'Appello non avesse verificato la presenza di cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la rinuncia ai motivi di appello circoscrive la cognizione del giudice ai soli punti non rinunciati, escludendo l'obbligo di motivare su questioni non più devolute al suo esame.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di "concordato in appello" (ex art. 599-bis c.p.p.). L'ordinanza chiarisce che l'accordo sulla pena in secondo grado implica la rinuncia a sollevare questioni come la mancata valutazione di cause di proscioglimento (art. 129 c.p.p.), rendendo il successivo ricorso per tali motivi non valido.
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