Una lavoratrice è stata condannata per il reato di falsa testimonianza per aver reso dichiarazioni non veritiere durante il processo a carico del fratello, accusato di peculato. La donna ha sostenuto di aver mentito per proteggere il familiare, invocando la speciale causa di non punibilità prevista per i congiunti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che il testimone prossimo congiunto, qualora decida di non avvalersi della facoltà di astenersi dal deporre, assume l'obbligo di dire la verità. Di conseguenza, non può invocare l'esimente se riferisce fatti falsi, poiché non vi è alcuna costrizione inevitabile. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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