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Caso Fortuito

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530 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rimessione in termini: l’errore di diritto non vale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35674/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la rimessione in termini per impugnare una sentenza. L'imputato aveva mancato la scadenza a causa di un'errata interpretazione della norma sui termini di decorrenza. La Corte ha stabilito che un mero errore interpretativo non costituisce 'caso fortuito', presupposto indispensabile per ottenere la rimessione in termini, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Concorso di colpa: la Cassazione sulla caduta per tombino
Una cittadina cade a causa di un tombino non livellato durante una sagra. La Corte d'Appello riconosce un concorso di colpa del 50%, dimezzando il risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della danneggiata e sottolineando l'importanza della prudenza e della prevedibilità del pericolo da parte della vittima.
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Condotta colposa della vittima: quando esclude il danno
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del custode in caso di incidenti. Il caso analizzato riguarda una cittadina caduta a causa di una buca in una piazza. I giudici hanno stabilito che la condotta colposa della vittima, la quale non ha prestato la dovuta attenzione a un pericolo palese e prevedibile, è sufficiente a integrare il 'caso fortuito', interrompendo il nesso causale e escludendo il diritto al risarcimento da parte del Comune.
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Ricorso inammissibile per lesioni: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile relativo a una condanna per lesioni colpose. L'imputato aveva posizionato un ostacolo non visibile su una proprietà privata accessibile, causando un infortunio. La Corte ha stabilito che l'appello era una mera ripetizione di argomenti già respinti e che la condotta della vittima, entrata in un'area non recintata, era prevedibile e non interrompeva il nesso causale. Di conseguenza, l'inammissibilità ha impedito anche la dichiarazione di prescrizione del reato.
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Responsabilità del vettore: la rapina è caso fortuito?
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda di trasporti per la perdita di un carico di televisori a seguito di una rapina. La sentenza stabilisce che la rapina non costituisce 'caso fortuito' quando il vettore, con una condotta gravemente imprudente, come la scelta di un percorso notoriamente pericoloso di notte, ha esposto la merce a un rischio prevedibile ed evitabile. Viene quindi affermata la piena responsabilità del vettore per non aver adottato le cautele necessarie.
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Responsabilità per cose in custodia: chi paga?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7926/2024, ha confermato la condanna di un consorzio di bonifica per i danni causati dall'esondazione di un canale. La decisione si fonda sul principio della responsabilità per cose in custodia (art. 2051 c.c.). La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente, sottolineando che la proprietà del canale non era stata contestata in appello e che l'onere di provare un'eventuale corresponsabilità del danneggiato (per costruzione abusiva) spettava al consorzio stesso, prova che non è stata fornita.
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Ricorso inammissibile: onere della prova e caso fortuito
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un soggetto condannato per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. Le motivazioni del ricorrente, relative a un presunto malfunzionamento del citofono che gli avrebbe impedito di rispondere al controllo delle forze dell'ordine, sono state ritenute generiche e basate su una rivalutazione dei fatti. La Corte ha ribadito che spetta all'imputato dimostrare il caso fortuito, soprattutto quando, in precedenti controlli, lo stesso citofono aveva funzionato correttamente.
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Responsabilità distributore energia: quando è esclusa?
Un agricoltore subisce un'interruzione di corrente per 90 giorni e fa causa alla società di distribuzione. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, escludendo la responsabilità del distributore di energia. La Corte chiarisce che il furto di cavi costituisce caso fortuito e che l'assenza di un contratto diretto è una difesa proponibile anche in appello.
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Danno da infiltrazioni: il proprietario è responsabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del proprietario di un appartamento per un danno da infiltrazioni causato all'unità immobiliare sottostante. La Corte ha stabilito che la responsabilità del proprietario, in qualità di custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., sussiste indipendentemente dal fatto che l'immobile fosse disabitato. Inoltre, è stato chiarito che il diritto al risarcimento per il danneggiato non viene meno neanche se il suo locale è stato oggetto di un mutamento di destinazione d'uso non autorizzato, poiché il danno alla struttura fisica del bene costituisce comunque un 'danno ingiusto'.
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Responsabilità da cose in custodia e fatto ignoto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7789/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di responsabilità da cose in custodia (art. 2051 c.c.). Nel caso di un lavoratore ferito dal crollo di un cancello, la Corte ha confermato che il proprietario/custode del bene è responsabile anche se la causa esatta del cedimento rimane ignota. Il 'fatto ignoto' non costituisce 'caso fortuito' e non è sufficiente a esonerare il custode, sul quale grava l'onere di provare un evento esterno, imprevedibile e inevitabile che abbia interrotto il nesso causale.
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Custodia di animali: la responsabilità del proprietario
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio colposo a carico di un allevatore, la cui pecora ha causato un incidente stradale mortale. Viene ribadito che la mancata custodia di animali integra una violazione dell'obbligo di garanzia, rendendo il proprietario responsabile per i danni causati, anche in presenza di un concorso di colpa della vittima. L'assenza di recinzioni adeguate non esclude la colpa, ma anzi rafforza il dovere di vigilanza costante.
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Responsabilità del proprietario: il caso infiltrazioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6756/2024, ha confermato la responsabilità del proprietario di un immobile per i danni da infiltrazioni causati al piano inferiore, anche se l'evento è stato provocato dalla condotta di un ospite. La Corte ha ribadito che la responsabilità ex art. 2051 c.c. ha natura oggettiva e si fonda sul rapporto di custodia tra il proprietario e l'immobile. La condotta del terzo non è stata ritenuta un 'caso fortuito' idoneo a escludere tale responsabilità.
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Risarcimento danni fauna selvatica: la Regione paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6539/2024, ha confermato la responsabilità della Regione per i danni derivanti da un incidente stradale causato da un cervo. La Corte ha stabilito che in questi casi si applica l'articolo 2052 c.c., che prevede una responsabilità oggettiva per i danni cagionati da animali. Di conseguenza, per ottenere il risarcimento danni da fauna selvatica, il danneggiato deve provare il nesso causale tra l'animale e il danno, mentre la Regione, per esonerarsi, deve dimostrare il caso fortuito. La Corte ha anche chiarito che il giudice può autonomamente qualificare la responsabilità ai sensi dell'art. 2052 c.c., anche se la causa era stata iniziata sulla base dell'art. 2043 c.c.
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Restituzione nel termine: la notifica al difensore
Un imputato, giudicato in assenza dopo aver eletto domicilio presso il suo avvocato, chiede la restituzione nel termine per impugnare la condanna, sostenendo di non aver mai saputo del processo. La Cassazione dichiara la richiesta inammissibile, ribadendo che la notifica al difensore di fiducia crea una presunzione di conoscenza superabile solo con prove di forza maggiore.
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Restituzione nel termine: onere della prova linguistica
La Corte di Cassazione ha rigettato l'istanza di un cittadino straniero che chiedeva la restituzione nel termine per impugnare una sentenza di condanna. L'imputato sosteneva di non conoscere la lingua italiana e di essere stato all'estero, ma non ha fornito alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni. La Corte ha stabilito che la mera cittadinanza straniera o l'assenza dal territorio non sono sufficienti per ottenere la restituzione nel termine, ribadendo che l'onere di allegare e provare le circostanze che hanno impedito la conoscenza del procedimento ricade interamente sull'istante.
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Responsabilità custode: guida imprudente e nesso causale
La Cassazione rigetta il ricorso di un automobilista per un sinistro su strada bagnata. La Corte conferma che la responsabilità custode (Art. 2051 c.c.) è esclusa se la guida imprudente del danneggiato, che non adatta la velocità alle condizioni stradali, interrompe il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno.
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Onere della prova: la Cassazione sul nesso causale
Una donna ha citato in giudizio un condominio per i danni subiti a seguito di una caduta su un gradino dissestato. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda, ritenendo non provato il nesso di causalità tra il gradino e la caduta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere della prova del nesso causale spetta al danneggiato. Senza questa prova fondamentale, la responsabilità del custode non può essere affermata.
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Responsabilità del conducente: condanna per velocità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo di un motociclista che, viaggiando a velocità eccessiva (72 km/h in un centro abitato con limite di 50 km/h), aveva investito e ucciso un pedone che attraversava la strada fuori dalle strisce pedonali. La sentenza stabilisce la piena responsabilità del conducente, poiché una velocità adeguata avrebbe consentito di evitare l'incidente, rendendo irrilevante, ai fini dell'esclusione della colpa, il comportamento imprudente della vittima.
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Condotta del danneggiato: quando esclude il risarcimento
Un commerciante cade a causa di uno smottamento vicino a un cantiere, ma la sua richiesta di risarcimento viene respinta. La Corte di Cassazione conferma le decisioni precedenti, stabilendo che la condotta del danneggiato, se imprudente e imprevedibile, può interrompere il nesso causale e annullare la responsabilità del custode (in questo caso, il Comune). Il caso sottolinea come la disattenzione della vittima di fronte a un pericolo prevedibile sia decisiva per escludere il diritto al risarcimento.
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Danni da fauna selvatica: la responsabilità oggettiva
Un'automobilista subisce danni al proprio veicolo a seguito di una collisione con un animale selvatico. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4671/2024, ha stabilito che in caso di danni da fauna selvatica, la responsabilità ricade sull'ente pubblico (come la Regione) secondo il criterio della responsabilità oggettiva previsto dall'art. 2052 c.c. Questo significa che il danneggiato non deve più provare la colpa dell'ente, ma solo il nesso causale tra l'incidente e il comportamento dell'animale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato le regole della responsabilità generale per fatto illecito (art. 2043 c.c.).
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