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Cartolarizzazione

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69 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Diritto di voto cartolarizzazione: la Cassazione nega
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3220/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritto fallimentare. La Corte ha negato il diritto di voto alle società di cartolarizzazione nei concordati fallimentari, qualora queste abbiano acquistato i crediti dopo la dichiarazione di fallimento e non siano iscritte nell'albo degli intermediari finanziari previsto dall'art. 106 del Testo Unico Bancario. La decisione si basa su un'interpretazione letterale e restrittiva della norma (art. 127 Legge Fallimentare), che concede una deroga al divieto di voto solo a banche e, appunto, agli 'altri intermediari finanziari' vigilati. Secondo la Suprema Corte, le società di cartolarizzazione, pur operando nel mercato dei crediti, non possiedono i requisiti di vigilanza e controllo richiesti dalla legge per essere equiparate a tali intermediari, escludendo quindi una loro partecipazione al voto sulla proposta di concordato. Questo chiarisce il perimetro del diritto di voto cartolarizzazione, privilegiando la stabilità e la prevenzione di manovre speculative.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: analisi ordinanza
Una società alberghiera ha presentato ricorso in Cassazione dopo aver perso in appello una causa per danni derivanti da un'operazione di cartolarizzazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio nei confronti di una parte per rinuncia al ricorso e ha stabilito l'inammissibilità ricorso Cassazione nei confronti di un'altra parte per mancanza di motivi specifici, confermando di fatto la decisione precedente. L'ordinanza chiarisce i requisiti procedurali essenziali per un valido ricorso.
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Principio di soccombenza e motivi nuovi in Cassazione
Una società e i suoi garanti hanno perso una causa contro un istituto di credito per presunta usura. La Corte di Cassazione ha rigettato il loro ricorso, riaffermando due regole processuali fondamentali: il principio di soccombenza, secondo cui la parte che perde deve pagare le spese legali, e l'inammissibilità di introdurre per la prima volta in Cassazione questioni non discusse nei precedenti gradi di giudizio.
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Stato di insolvenza: la Cassazione sulla liquidità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società immobiliare contro la dichiarazione di fallimento. Viene confermato che lo stato di insolvenza si valuta sulla base dell'incapacità strutturale di generare flussi di cassa per adempiere regolarmente alle obbligazioni, a prescindere dal valore patrimoniale o da crisi temporanee.
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Iscrizione gestione commercianti: socio e affitto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un socio accomandatario, la cui società si limita a percepire canoni di locazione da un immobile di proprietà, non è obbligato all'iscrizione alla Gestione Commercianti. Secondo i giudici, la mera locazione non costituisce di per sé un'attività commerciale ai fini previdenziali, a meno che non sia inserita in un contesto più ampio di servizi. La decisione sottolinea che l'obbligo di iscrizione gestione commercianti sorge solo con la prova di una partecipazione personale, abituale e prevalente del socio all'attività d'impresa.
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Pregiudizio grave: ok sospensione per prima casa
La Corte d'Appello di Torino ha concesso la sospensione dell'efficacia esecutiva di una sentenza di primo grado, accogliendo l'istanza di un debitore che rischiava il pignoramento della sua unica abitazione. La decisione si fonda esclusivamente sulla valutazione del 'pregiudizio grave e irreparabile' (periculum in mora), identificato nella perdita della prima casa, bene non fungibile e collegato a diritti fondamentali della persona. La Corte ha ritenuto questo danno, concreto e imminente, prevalente sull'interesse economico del creditore, anche a prescindere da una valutazione sulla probabile fondatezza dell'appello.
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Obbligo consegna documenti: banca cedente responsabile
Un cliente ha richiesto alla sua banca originaria i documenti di un mutuo, ma la banca ha rifiutato sostenendo di aver ceduto il credito a un'altra società. La Corte d'Appello di Firenze ha stabilito che l'obbligo di consegna documenti rimane in capo alla banca cedente, a meno che questa non fornisca la prova concreta di aver trasferito fisicamente tutta la documentazione al nuovo creditore. La semplice affermazione della cessione non è sufficiente per liberarsi da tale responsabilità.
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Clausola risolutiva espressa: guida alla cessione
Una società debitrice non rispetta i termini di pagamento di una transazione. Il creditore, una società di cartolarizzazione che aveva acquisito il credito, invoca la clausola risolutiva espressa presente nell'accordo originario. Il Tribunale di Torino conferma la risoluzione di diritto del contratto, stabilendo che il diritto di avvalersi della clausola si trasferisce al nuovo creditore insieme al credito stesso, in quanto accessorio. La domanda del debitore viene respinta.
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Mancata iscrizione Albo 106 TUB: è valido il recupero?
Due garanti si sono opposti a un decreto ingiuntivo da 850.000 euro, sostenendo la carenza di legittimazione del servicer per la sua mancata iscrizione all'albo ex art. 106 TUB. Il Tribunale di Torino ha respinto l'opposizione, stabilendo che la mancata iscrizione albo 106 TUB costituisce una violazione di norme amministrative che non incide sulla validità civilistica dell'azione di recupero crediti. La sentenza ha inoltre confermato la validità della prova della cessione del credito e della garanzia prestata.
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