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Captazione

34 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Le opere di presa sono serie di impianti che permettono di prelevare l'acqua dai cicli naturali. In genere tali opere si trovano lontane dai centri abitati. Tali opere rappresentano la prima parte di un acquedotto. La captazione può essere effettuata da sorgente, da falde freatiche o artesiane, acque superficiali correnti (fiumi) o stagnanti (laghi), acque subalvee e, raramente, da acque meteoriche o piovane.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sovracanone idroelettrico: non dovuto se l’opera di presa è fuori confine
Il Consorzio di Bonifica (L'Azienda) ha contestato la richiesta del Consorzio BIM (Il Consorzio) di pagare il sovracanone idroelettrico per impianti situati in comuni specifici. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha accolto l'appello dell'Azienda, dichiarando che il sovracanone non era dovuto per alcuni impianti. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'obbligo di pagare il sovracanone idroelettrico dipende dalla precisa localizzazione delle opere di presa dell'impianto all'interno del territorio del Consorzio BIM. Se le opere di presa si trovano fuori da tale territorio, il sovracanone non è dovuto, anche se l'acqua deriva da un canale la cui presa è all'interno. Il ricorso principale del Consorzio è stato rigettato, e quello incidentale dichiarato inammissibile.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: illeciti tra privati
Il Tribunale del riesame confermava gli arresti domiciliari per un indagato, accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione tra privati nel settore degli appalti industriali. La difesa contestava la validità delle registrazioni telefoniche, poiché autorizzate originariamente per un'indagine su presunte corruzioni nella pubblica amministrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato. I giudici hanno chiarito le regole sull'utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi secondo la nuova disciplina normativa: quando le registrazioni sono indispensabili e riguardano reati per i quali la legge consente l'ascolto, esse rimangono valide prove anche se il fatto contestato nasce da un nuovo filone investigativo.
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Identificazione vocale nelle intercettazioni tra perizia e prova
L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna contestando la propria individuazione tramite intercettazioni telefoniche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che una perizia con percentuale di somiglianza vocale pari al 95 per cento costituisce il livello massimo raggiungibile dalla scienza. Questo dato tecnico, sommato alla titolarità dell'utenza e all'assenza di prove contrarie, rende certa l'identificazione vocale nelle intercettazioni. L'Imputato è stato quindi condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: quando l’acquisto incauto diventa dolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di ricettazione. L'Imputato chiedeva la riqualificazione del fatto nel più lieve reato di incauto acquisto. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato che le intercettazioni telefoniche dimostravano una chiara abitualità nei rapporti economici con soggetti dediti ad attività illecite e la piena consapevolezza della provenienza delittuosa dei beni. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che i motivi di ricorso erano una mera ripetizione di quanto già proposto e respinto in appello, senza alcuna critica specifica alla sentenza impugnata. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Agevolazione mafiosa: armi al clan o semplice favore personale?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di detenzione illegale di armi da guerra, tra cui un kalashnikov. I giudici hanno ritenuto pienamente configurabile l'aggravante dell'agevolazione mafiosa. L'indagato aveva infatti messo il proprio arsenale a disposizione di un esponente di vertice del clan dei casalesi. La difesa sosteneva che il rapporto fosse puramente personale e che mancasse la consapevolezza del ruolo criminale del destinatario delle armi. Tuttavia, le intercettazioni ambientali hanno smentito questa tesi, dimostrando la piena consapevolezza dell'indagato sulle dinamiche del clan e sulle cautele da adottare per evitare i controlli delle forze dell'ordine. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Gravità indiziaria assente: la Cassazione annulla il carcere
Il Tribunale di Catanzaro aveva confermato la custodia in carcere per Il Cittadino, accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un'impresa edile. Secondo l'accusa, l'indagato avrebbe proposto alla vittima di utilizzare i macchinari di un soggetto vicino alla criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il provvedimento, ordinando l'immediata liberazione dell'indagato. I giudici di legittimità hanno rilevato l'assenza di una sufficiente gravità indiziaria. La semplice proposta di noleggio di mezzi d'opera non dimostra, in mancanza di elementi critici e precisi, un collegamento diretto con le minacce estorsive o con la richiesta di denaro avanzata da altri soggetti.
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Attendibilità della persona offesa: omertosa ma sincera
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un uomo accusato di lesioni personali e porto abusivo d'arma. La difesa contestava l'identificazione dell'imputato, basata su intercettazioni ambientali della vittima, sostenendo che quest'ultima non fosse credibile a causa del suo silenzio davanti alla polizia. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che l'attendibilità della persona offesa va valutata in modo differenziato. Sebbene la vittima avesse mostrato un atteggiamento omertoso con gli inquirenti, le sue confidenze private registrate di nascosto erano spontanee e genuine. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Proroga del regime di 41-bis: la condotta non cancella i sospetti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un detenuto contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza, che confermava la proroga del regime di 41-bis. Il ricorrente sosteneva che la lunga carcerazione e la buona condotta escludessero la necessità del carcere duro. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto tali elementi insufficienti a fronte di un'intercettazione ambientale recente. La conversazione captata ha infatti dimostrato l'attuale capacità del soggetto di mantenere contatti attivi con l'organizzazione criminale di appartenenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la misura restrittiva e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Allaccio vecchio, reato attuale: sì al furto di energia elettrica
Il Tribunale di Ragusa non aveva convalidato l'arresto di un uomo accusato di sottrarre abusivamente corrente elettrica, ritenendo che mancasse la flagranza poiché l'allaccio abusivo risaliva a mesi prima. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, stabilendo che l'arresto per furto di energia elettrica è pienamente legittimo se la captazione della corrente è ancora in corso al momento dell'intervento della polizia. Il furto di energia è infatti un reato a consumazione prolungata: l'illecito si protrae finché dura il prelievo abusivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale, confermando la legittimità dell'arresto operato dalle forze dell'ordine.
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Chat Blackberry e Droga: Prova Valida Senza Rogatoria Estera
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di traffico di droga basato su prove ottenute da chat Blackberry. Gli imputati sostenevano che le prove fossero inutilizzabili perché i server della società si trovavano all'estero (Canada) e non era stata richiesta una rogatoria internazionale. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un importante principio sulla utilizzabilità intercettazioni chat: se la comunicazione avviene tra persone in Italia, la captazione del dato avviene sul suolo nazionale. La successiva decriptazione, anche se effettuata all'estero, è un'attività distinta che non invalida la prova. Di conseguenza, le condanne sono state confermate.
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Sequestro per equivalente: €60.000, da nozze o profitto spaccio?
Una donna viene trovata con oltre 60.000 euro in contanti, che vengono sequestrati come provento di spaccio. Lei sostiene che siano regali di nozze e risparmi. La Cassazione ha confermato il sequestro, stabilendo un principio chiave sul sequestro per equivalente profitto spaccio. I giudici hanno affermato che, di fronte a prove schiaccianti che legano il denaro a un'attività criminale (in questo caso, il suo ruolo di custode dei soldi del fratello spacciatore, provato da intercettazioni), le giustificazioni sull'origine lecita del denaro diventano irrilevanti. L'intera somma è considerata profitto del reato e quindi legittimamente sequestrabile.
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Sfruttamento della prostituzione: condanne definitive e ricorsi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. I responsabili avevano presentato ricorso contestando l'identificazione delle loro voci nelle intercettazioni e l'attendibilità della vittima. Tuttavia, i giudici hanno dichiarato i ricorsi inammissibili poiché i difensori si sono limitati a riproporre le stesse lamentele già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza di appello. La decisione sottolinea che il ricorso per cassazione non può essere una semplice ripetizione dell'appello, ma deve affrontare criticamente il ragionamento del giudice. Di conseguenza, le condanne a sei anni e a tre anni e dieci mesi di reclusione sono diventate definitive, con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria per l'inammissibilità del ricorso.
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Gravità indiziaria: la Cassazione sulle armi
La Corte di Cassazione ha confermato la validità delle misure cautelari per detenzione illegale di armi, ribadendo il concetto di gravità indiziaria. Nonostante le contestazioni della difesa sull'attendibilità di un collaboratore di giustizia e sulla chiarezza delle intercettazioni, i giudici hanno ritenuto che il quadro probatorio fosse solido. Le conversazioni captate, unite al rinvenimento dell'arma durante una perquisizione, dimostrano il coinvolgimento degli indagati nella custodia del bene per conto di terzi.
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Associazione mafiosa: messaggi e partecipazione al clan
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un'indagata accusata di associazione mafiosa. La donna agiva come tramite per i messaggi del marito detenuto, capo di un clan criminale. La difesa sosteneva un ruolo passivo e l'episodicità della condotta, ma i giudici hanno ritenuto che la partecipazione a conversazioni su temi riservati del clan dimostri un inserimento organico nel sodalizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché non ha superato la presunzione di pericolosità prevista per i reati di stampo mafioso.
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Intercettazioni telefoniche: quando sono utilizzabili?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'uso delle intercettazioni telefoniche in un procedimento per corruzione, rigettando il ricorso di un indagato che ne eccepiva l'inutilizzabilità. Il ricorrente sosteneva che le captazioni fossero state effettuate in un diverso procedimento relativo a reati non connessi. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che l'autorità giudiziaria aveva emesso decreti autorizzativi specifici per il reato di corruzione man mano che emergevano nuovi indizi, rendendo le intercettazioni telefoniche pienamente utilizzabili indipendentemente dalla successiva separazione dei fascicoli processuali.
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Associazione mafiosa e carcere: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per due indagati accusati di associazione mafiosa e narcotraffico. Attraverso l'analisi di numerose intercettazioni, è emerso il ruolo attivo dei soggetti nella gestione della contabilità e del traffico di stupefacenti per conto di un clan locale. La Corte ha ribadito che la partecipazione all'associazione mafiosa si configura come un inserimento dinamico e funzionale, non limitato a un semplice status, confermando la presunzione di pericolosità sociale non superata dagli indagati.
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Estorsione ambientale: il peso del nome del clan
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un indagato accusato di partecipazione a un'associazione mafiosa e di estorsione ambientale. La decisione sottolinea come la semplice spendita del nome di un clan noto sia sufficiente a integrare il reato di estorsione, anche in assenza di minacce esplicite, poiché il contesto criminale genera di per sé una coartazione della volontà della vittima. I giudici hanno inoltre ribadito che l'interpretazione delle intercettazioni spetta al giudice di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Prescrizione furto energia: stop alla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per furto di energia elettrica a carico di un'imputata, rilevando l'intervenuta prescrizione del reato. Nonostante la conferma in appello, i giudici hanno accertato che il termine massimo di sette anni e sei mesi era già decorso prima della sentenza di secondo grado. La decorrenza del termine è stata calcolata dall'ultima captazione abusiva risalente al 2014, rendendo il reato estinto nell'agosto 2021.
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Intercettazioni: accesso ai file audio e difesa.
La Corte di Cassazione ha confermato le misure cautelari a carico di diversi indagati per furto e riciclaggio, rigettando il ricorso relativo alla mancata disponibilità dei file audio delle intercettazioni prima dell'udienza di riesame. La Corte ha stabilito che l'impossibilità tecnica della Procura di fornire i file in tempi stretti, se motivata, non determina l'inutilizzabilità delle prove né la nullità della misura. È stata inoltre ribadita la legittimità dell'uso delle intercettazioni per reati connessi che prevedono l'arresto obbligatorio in flagranza, seguendo i principi consolidati della giurisprudenza di legittimità.
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Associazione mafiosa: prova della partecipazione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un soggetto accusato di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Nonostante una precedente condanna definitiva, i nuovi indizi, tra cui la mediazione in conflitti interni e intercettazioni telefoniche, dimostrano la perdurante organicità al clan. La difesa contestava l'attualità del contributo, ma i giudici hanno ritenuto il quadro indiziario solido e coerente con le dinamiche della criminalità organizzata, ribadendo che la parola_chiave richiede una valutazione globale della condotta.
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