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Canone Per L'Installazione Dei Mezzi Pubblicitari (Cimp)

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Corrispettivo patrimoniale che ha sostituito in molti comuni la precedente imposta sulla pubblicità, dovuto per l'utilizzo di suolo pubblico per installazioni pubblicitarie.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Imposta comunale sulla pubblicità: stop ai rincari dei Comuni
Una società di pubblicità ha impugnato un avviso di accertamento per il canone sostitutivo dell'imposta comunale sulla pubblicità per l'anno 2014, emesso dal concessionario di un Comune. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, in mancanza di un regolamento attuativo per il nuovo canone (CIMP), resta applicabile la disciplina dell'imposta comunale sulla pubblicità (ICP). Tuttavia, le maggiorazioni tariffarie del 20% deliberate dal Comune prima del 2012 non potevano essere applicate per l'anno 2014, poiché la loro efficacia è cessata il 31 dicembre 2012. Inoltre, il canone di occupazione non poteva essere calcolato sulla superficie pubblicitaria complessiva, ma solo sull'effettiva occupazione del suolo. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare la pretesa fiscale.
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Maggiorazione imposta pubblicità: stop dopo il 2012
Una società ha impugnato un avviso di accertamento di un comune per l'imposta sulla pubblicità relativa all'anno 2014. La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità della maggiorazione imposta pubblicità applicata dall'ente locale, poiché la facoltà di aumentare le tariffe era stata abrogata nel 2012. Di conseguenza, le maggiorazioni erano valide solo fino al 31 dicembre 2012. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Sostituzione imposta pubblicità: il regolamento è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un comune non può sostituire l'imposta comunale sulla pubblicità (ICP) con il canone per l'installazione dei mezzi pubblicitari (CIMP) solo approvando un Piano Generale degli Impianti (PGI). È indispensabile l'adozione di un apposito regolamento. In assenza di tale atto normativo, la vecchia imposta sulla pubblicità continua ad essere applicata (principio di ultrattività), rendendo illegittima la pretesa del nuovo canone. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva dato ragione a una società di pubblicità contro un comune.
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Imposta comunale sulla pubblicità: rimborsi e limiti
Una società di pubblicità ha richiesto a un Comune il rimborso di somme versate in eccesso per l'imposta comunale sulla pubblicità tra il 2009 e il 2015. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli aumenti tariffari applicati dall'ente locale erano illegittimi a partire dal 1° gennaio 2013, data successiva all'abrogazione della norma che li consentiva. Di conseguenza, la Corte ha riconosciuto il diritto della società al rimborso parziale per le somme versate in eccedenza dal 2013 in poi, ma non per il periodo 2009-2012.
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Imposta pubblicità: stop aumenti dopo il 2012
Una società operante nel settore della cartellonistica pubblicitaria ha impugnato un avviso di accertamento emesso da un Comune per il pagamento dell'imposta sulla pubblicità relativa all'anno 2016. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, a seguito dell'abrogazione nel 2012 della norma che consentiva ai Comuni di aumentare le tariffe, tali maggiorazioni non potevano più essere applicate per gli anni successivi, incluso il 2016. Di conseguenza, il tributo è dovuto solo nella misura base, senza alcun aumento, determinando la nullità dell'avviso di accertamento per la parte eccedente.
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