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Cambio Appalto

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70 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cambio appalto: obbligo di mantenere le condizioni
In un caso di cambio appalto per servizi di pulizia, una lavoratrice si è vista ridurre l'orario di lavoro da 6 a 2 ore giornaliere. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azienda subentrante ha l'obbligo non solo di assumere il personale, ma anche di mantenere le medesime condizioni contrattuali preesistenti, inclusa la durata dell'orario di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva permesso la riduzione, è stata annullata.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta corretti
La Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento collettivo in un'azienda di vigilanza. La selezione dei lavoratori deve avvenire su tutta la platea aziendale con mansioni fungibili, non solo sui dipendenti degli appalti cessati. L'esclusione di personale specializzato è legittima se basata su comprovate esigenze tecnico-produttive. La procedura di cambio appalto non prevale su quella di licenziamento collettivo.
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Licenziamento cambio appalto: obbligo di repêchage
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1382/2025, ha stabilito che in caso di licenziamento per cambio appalto, l'azienda uscente conserva l'obbligo di repêchage anche se il lavoratore viene immediatamente riassunto dalla nuova azienda appaltatrice. La riassunzione è una tutela aggiuntiva e non sostituisce gli obblighi del precedente datore di lavoro, il cui recesso è soggetto alle regole del licenziamento individuale e non a quelle del licenziamento collettivo.
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Cambio appalto: diritti e tutele dei lavoratori
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di successione di aziende in un contratto di servizi, noto come cambio appalto. L'ordinanza annulla la precedente decisione di merito che aveva convertito i contratti a termine dei lavoratori in contratti a tempo indeterminato, ravvisando una carenza di motivazione. La Corte sottolinea la necessità per i giudici di spiegare in modo approfondito perché le ragioni poste a base di un contratto a termine sono illegittime e chiarisce i limiti della responsabilità solidale tra le imprese coinvolte.
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Aliunde percipiendum e onere della prova del datore
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di licenziamento illegittimo, spetta al datore di lavoro l'onere di provare l'aliunde percipiendum, ovvero quanto il lavoratore ha guadagnato o avrebbe potuto guadagnare altrove. La mera allegazione della negligenza del lavoratore nella ricerca di un nuovo impiego non è sufficiente; il datore deve fornire prove concrete sulle opportunità lavorative disponibili e sulla professionalità richiesta, dimostrando che il lavoratore avrebbe potuto essere assunto.
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Cambio appalto: no assunzione se licenziati
Un lavoratore, licenziato dalla società uscente il giorno stesso del cambio appalto, perde il diritto all'assunzione presso la nuova azienda. La Cassazione chiarisce che il presupposto per il passaggio è un rapporto di lavoro in essere. La tardiva contestazione del licenziamento non ha rilevanza nel giudizio per l'assunzione.
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Cambio appalto: il superminimo non è garantito
Una lavoratrice, trasferita a una nuova società a seguito di un cambio appalto, ha chiesto il mantenimento di un superminimo percepito dal precedente datore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la disciplina del cambio appalto, a differenza del trasferimento d'azienda, non garantisce la conservazione delle condizioni retributive di miglior favore, ma solo quelle previste dal CCNL. Il superminimo, inoltre, era legato a un ruolo specifico venuto meno con il nuovo appaltatore.
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Clausola sociale: limiti al diritto di assunzione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti di applicazione della clausola sociale nei cambi di appalto. Un lavoratore, assunto dall'azienda uscente senza sostituire personale preesistente, non ha un diritto automatico all'assunzione presso l'azienda subentrante. Secondo la Corte, la clausola sociale mira a proteggere la stabilità occupazionale del personale già impiegato nel cantiere, non a convalidare ampliamenti dell'organico che potrebbero gravare ingiustamente sulla nuova azienda. La sentenza ha inoltre corretto la decisione sulle spese legali, stabilendo che non sono dovute alle parti non direttamente coinvolte nel merito del ricorso.
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Superminimo cambio appalto: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice, in seguito a un cambio appalto, richiedeva alla nuova azienda il mantenimento di un superminimo percepito con il precedente datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la disciplina del cambio appalto prevista dal CCNL Multiservizi non garantisce la conservazione dei trattamenti economici di miglior favore, come il superminimo, a meno che non si configuri un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Nel caso specifico, è stata accertata una discontinuità organizzativa tra le due imprese, escludendo tale ipotesi. Inoltre, il superminimo era legato a uno specifico incarico che non è stato mantenuto dalla nuova appaltatrice, rendendolo non esigibile.
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Una tantum e cambio appalto: chi paga il lavoratore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cambio appalto, l'indennità una tantum per la vacanza contrattuale non deve essere pagata per intero dall'ultimo datore di lavoro. Tale importo, essendo di natura retributiva e legato al servizio prestato, va ripartito proporzionalmente tra tutti i datori di lavoro che hanno impiegato il lavoratore nel periodo di riferimento. La Corte ha così cassato la sentenza d'appello che aveva condannato un'azienda di pulizie al pagamento integrale della somma, affermando il principio di riproporzionamento.
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