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Buona Fede — Anno 2023

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115 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Buona Fede

Provvedimenti

Rinuncia tacita: il ritardo non estingue il diritto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda elettronica contro una lavoratrice che richiedeva il pagamento di maggiorazioni per turni avvicendati sulla mezz'ora di refezione. L'azienda sosteneva che il lungo ritardo della dipendente nel richiedere tali somme configurasse una rinuncia tacita e una violazione della buona fede. La Suprema Corte ha invece stabilito che la semplice inerzia o il ritardo nell'esercizio di un diritto non sono sufficienti a dimostrare una volontà abdicativa. Per aversi rinuncia tacita, sono necessari comportamenti concludenti e univoci che rivelino chiaramente l'intenzione di non avvalersi del credito, escludendo che il silenzio possa generare un legittimo affidamento nel datore di lavoro circa l'abbandono della pretesa.
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Rinuncia tacita: il ritardo non cancella il diritto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che sosteneva la rinuncia tacita di un lavoratore ai propri crediti per maggiorazioni su turni avvicendati. L'azienda argomentava che il lungo silenzio del dipendente avesse generato un legittimo affidamento sull'abbandono della pretesa. La Suprema Corte ha invece chiarito che la semplice inerzia o il ritardo nell'esercizio di un diritto non costituiscono prova di una volontà abdicativa, né violano i principi di correttezza e buona fede contrattuale.
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Permessi retribuiti: stop a sanzioni tardive
Una dipendente di un ente pubblico ha impugnato una sanzione disciplinare di un giorno di sospensione, irrogata per non aver documentato adeguatamente una richiesta di permessi retribuiti per gravi motivi personali. Sebbene il tribunale avesse inizialmente annullato la sanzione, la Corte d'Appello l'aveva ripristinata ritenendo grave la condotta. La Corte di Cassazione ha infine accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che il datore di lavoro ha l'onere di verificare la documentazione prima dell'inizio della fruizione del permesso. Se l'amministrazione autorizza l'assenza tramite i propri sistemi telematici senza sollevare obiezioni immediate, non può successivamente sanzionare il dipendente, poiché ciò violerebbe il principio di correttezza e il legittimo affidamento del lavoratore.
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Confisca e tutela del terzo creditore ipotecario
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tutela del terzo creditore ipotecario, prevista dal Codice Antimafia, è applicabile anche in caso di confisca disposta per reati tributari. Una società di gestione crediti aveva impugnato il diniego di inopponibilità di una misura ablativa su un immobile gravato da ipoteca. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza, affermando che il principio di protezione della buona fede e dell'affidamento incolpevole è di carattere generale e deve essere sempre verificato dal giudice, indipendentemente dalla tipologia di reato che ha originato la misura.
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Responsabilità precontrattuale e contratti leasing
Una società ha citato in giudizio un istituto di leasing contestando la responsabilità precontrattuale per aver subito un improvviso aggravamento delle condizioni economiche poco prima della firma dei contratti. Nonostante una delibera iniziale favorevole, la banca aveva applicato tassi d'interesse superiori, costringendo l'utilizzatrice ad accettare per evitare penali verso terzi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che la discrezionalità della banca nel modificare le condizioni non è assoluta ma deve rispettare i criteri di interpretazione del contratto e che la conclusione dell'accordo non esclude il risarcimento per malafede nelle trattative.
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Perdita di chance: i limiti alla discrezionalità P.A.
Un professionista ha impugnato l'esito di una selezione indetta da una Pubblica Amministrazione, lamentando la perdita di chance nonostante il primo posto nella graduatoria provvisoria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la discrezionalità del datore di lavoro non esonera dal rispetto dei principi di correttezza e buona fede. La sentenza sottolinea che il posizionamento preminente in una fase preselettiva costituisce un indizio rilevante per valutare la probabilità di successo, rendendo necessaria una disamina approfondita delle presunte irregolarità procedurali e discriminatorie.
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Rinuncia tacita del lavoratore: il ritardo non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33730/2023, ha stabilito che il semplice ritardo di un lavoratore nel rivendicare un proprio diritto retributivo non costituisce una rinuncia tacita. Nel caso esaminato, un dipendente chiedeva il pagamento di maggiorazioni per la pausa mensa, considerata orario di lavoro. L'azienda si opponeva, sostenendo che l'inerzia prolungata del lavoratore avesse generato un legittimo affidamento sulla sua rinuncia. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che la rinuncia tacita richiede comportamenti inequivocabili che dimostrino la volontà di abbandonare il diritto, non essendo sufficiente la sola inerzia.
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Trasporto non autorizzato: quando scatta la confisca
Una cooperativa, autorizzata al solo trasporto di merci, ha subito la confisca del proprio natante per aver trasportato due turisti a pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che il trasporto di persone costituisce un servizio completamente diverso da quello per cui era stata rilasciata l'autorizzazione. Pertanto, si configura un'ipotesi di esercizio di attività in totale assenza di licenza (trasporto non autorizzato), che legittima la sanzione accessoria della confisca, e non una mera difformità dal titolo posseduto.
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Responsabilità notaio: obbligo di protezione del cliente
Un notaio che, dopo aver curato un contratto preliminare di vendita, assiste alla stipula di un secondo atto che rende impossibile l'adempimento del primo, viola il suo dovere professionale di protezione. La Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità del notaio, sottolineando che i suoi obblighi vanno oltre la mera formalità dell'atto e includono la salvaguardia degli interessi del cliente secondo buona fede, cassando la precedente decisione della corte d'appello che lo aveva esonerato da colpa.
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Eccezione di inadempimento: licenziamento illegittimo
Una società di informazione licenziava un giornalista per aver rifiutato l'offerta di reintegro, precedentemente disposta da un giudice. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo giustificato il rifiuto del lavoratore. L'offerta aziendale, infatti, prevedeva un ruolo inferiore e uno stipendio ridotto dell'85%, configurando una violazione del principio di buona fede. Tale comportamento ha reso legittima l'eccezione di inadempimento sollevata dal dipendente e ha reso il successivo licenziamento privo di giusta causa.
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Sanzioni ZTL NCC: la Cassazione annulla le multe
Un operatore di Noleggio con Conducente (NCC) ha ricevuto 27 ordinanze di ingiunzione per essere entrato in una Zona a Traffico Limitato (ZTL) senza un permesso valido per un breve periodo. I giudici di merito avevano respinto le sue opposizioni. La Corte di Cassazione, invece, ha annullato la decisione, stabilendo che le sanzioni ZTL NCC erano illegittime. La norma su cui si basavano le multe era, infatti, sospesa al momento dei fatti, rendendo le sanzioni inapplicabili. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Usucapione abbreviata: la prova della buona fede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29496/2023, ha rigettato il ricorso di un privato che rivendicava la proprietà di un fondo per usucapione abbreviata. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso la sussistenza della buona fede necessaria, basando la loro decisione su prove presuntive. Secondo la Suprema Corte, la conoscenza, o la conoscibilità, di un atto precedente che limitava i diritti trasferiti è sufficiente a escludere lo stato soggettivo di buona fede dell'acquirente, impedendo così il perfezionarsi dell'usucapione decennale.
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Rivalutazione quote: errore minimo non invalida l’atto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17768/2023, ha stabilito che un errore di modesta entità nel versamento dell'imposta sostitutiva per la rivalutazione quote societarie, commesso in buona fede dal contribuente, non comporta l'invalidità dell'intera operazione. In questo caso, un contribuente aveva versato oltre il 90% dell'imposta dovuta, omettendo una piccola parte per un errore di calcolo. L'Agenzia delle Entrate riteneva nulla la rivalutazione, ma la Corte ha dato ragione al contribuente, affermando che egli è tenuto solo a saldare la differenza residua con interessi e sanzioni, in applicazione del principio di collaborazione e buona fede.
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Perdita di chance: risarcimento per selezione ingiusta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13594/2023, ha confermato il diritto al risarcimento per perdita di chance a un candidato escluso da una selezione per un incarico dirigenziale in un'azienda sanitaria pubblica. La Corte ha ribadito che, anche in selezioni di natura fiduciaria, la Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di effettuare una valutazione comparativa motivata tra i candidati, in base ai principi di correttezza e buona fede. L'omissione di tale valutazione, specialmente in presenza di elementi favorevoli al candidato escluso, costituisce un inadempimento contrattuale e legittima la richiesta di risarcimento del danno, quantificato in via probabilistica.
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Clausola risolutiva espressa: il limite della buona fede
Una società finanziaria invoca la clausola risolutiva espressa contro un ente pubblico per un lieve ritardo nel pagamento di una rata di un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, stabilisce che l'esercizio di tale clausola deve rispettare il principio di buona fede. Un inadempimento di minima entità, che non pregiudica l'interesse del creditore, non giustifica la risoluzione se questa rappresenta un abuso del diritto.
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