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Bilancino Di Precisione

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Strumento utilizzato comunemente per pesare sostanze in piccole quantità, spesso considerato indizio di attività di spaccio di stupefacenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Destinazione allo spaccio della droga: uso personale smentito
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna penale e sostenendo l'assenza di prove sulla destinazione allo spaccio della droga sequestrata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il superamento dei limiti di quantità previsti dalla legge non basta da solo a dimostrare la vendita a terzi. Tuttavia, la presenza di ulteriori elementi concreti conferma il reato. Nel caso specifico, L'Imputato custodiva la sostanza suddivisa in dosi singole, sia sulla persona sia presso la propria abitazione, e deteneva un bilancino di precisione accanto allo stupefacente. Tali elementi provano la finalità di cessione oltre ogni ragionevole dubbio. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha imposto a L'Imputato il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità e 3000 dosi: la Cassazione nega sconti
L'Imputata chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità dopo il sequestro di un quantitativo di hashish sufficiente per 3.246 dosi, insieme a un bilancino di precisione e sostanza già frazionata. La difesa sollecitava inoltre la concessione delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione del minimo della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità del fatto: l'elevato quantitativo di stupefacente, gli strumenti professionali e l'avvenuta cessione di parte della droga escludono la fattispecie attenuata e impediscono sconti sanzionatori. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna per la detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata al solo uso personale. Inoltre, la difesa ha lamentato l'assenza del capo di imputazione nell'intestazione della sentenza di secondo grado e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata trascrizione dell'imputazione nell'epigrafe non crea alcuna nullità se i fatti sono descritti chiaramente nella motivazione. La quantità della droga e il possesso di un bilancino di precisione dimostrano l'attività di spaccio, smentendo l'uso personale. I precedenti penali dell'Imputato hanno inoltre precluso le attenuanti generiche. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: no allo spaccio abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per illecita detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'imputato chiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto per evitare la condanna penale. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano negato l'esimente. Gli elementi emersi, tra cui il rinvenimento di un bilancino di precisione, denaro contante e numerose chat telefoniche attestanti vendite continuative, dimostrano la gravità della condotta e l'abitualità dello spaccio. Inoltre, la Cassazione ha ribadito il divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no all’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale della droga e chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. I giudici hanno respinto le tesi difensive per due ragioni fondamentali. In primo luogo, la presenza di un bilancino di precisione e il quantitativo non modesto di droga escludono l'uso personale. In secondo luogo, i precedenti penali specifici dell'imputato dimostrano un inserimento stabile nello spaccio, escludendo l'occasionalità della condotta. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di droga escluso: il bilancino sotto l’armadio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto della marijuana nascosta sotto l'armadio della camera da letto, insieme a un bilancino di precisione. La difesa sosteneva la tesi dell'uso personale di droga, ma i giudici l'hanno esclusa. L'Imputato non ha dimostrato un consumo abituale e aveva precedenti specifici per spaccio. La Cassazione ha ribadito che il ricorso era generico e non contestava validamente la logica della sentenza d'appello. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e prova del bilancino
Un uomo è stato condannato per spaccio di lieve entità a causa del possesso di un bilancino di precisione. L'imputato ha presentato ricorso lamentando l'illogicità della decisione e la violazione della regola dell'oltre ogni ragionevole dubbio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici, astratti e privi di riferimenti specifici al caso concreto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di Droga: Fuga e Bilancino Battono la Tesi dell’Uso Personale
Un uomo viene condannato per spaccio di droga dopo essere stato visto dalla polizia cedere qualcosa a un ragazzo e fuggire. La perquisizione domiciliare rivela marijuana, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. L'imputato si difende sostenendo che la droga fosse per uso personale e in parte del fratello ospite. La Cassazione conferma la condanna, ritenendo che la fuga, il bilancino, la quantità di sostanza (pari a oltre 150 dosi) e la sua suddivisione siano prove inequivocabili dell'attività di spaccio di droga, rendendo la tesi difensiva non credibile. Il ricorso viene dichiarato inammissibile.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri di condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un uomo trovato in possesso di marijuana, cocaina e hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, i giudici hanno ritenuto determinanti il numero di dosi ricavabili (44 di marijuana e 8,5 di cocaina), la suddivisione della sostanza in più contenitori e il rinvenimento di un bilancino di precisione nascosto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché volto a sollecitare una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
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Destinazione allo spaccio: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto trovato in possesso di marijuana, dichiarando inammissibile il ricorso. La decisione si basa sulla chiara destinazione allo spaccio della sostanza, desunta dal ritrovamento di un bilancino di precisione e di numerose bustine trasparenti per il confezionamento nello stesso luogo in cui era occultata la droga. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente.
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Sostanza stupefacente: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di un soggetto trovato in possesso di circa 30 grammi di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, il numero di dosi ricavabili (140), il possesso di un bilancino di precisione e le modalità di occultamento della sostanza stupefacente hanno portato i giudici a escludere tale ipotesi. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo l'offensività della condotta non scarsa in ragione dei parametri quantitativi e qualitativi del materiale sequestrato.
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