Un socio di minoranza, titolare del 49% delle quote di una S.r.l., è stato condannato per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale. Attraverso la sua ditta individuale, ha orchestrato una gestione 'triangolare' per distrarre oltre 320.000 euro dalla società, poi fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando che la partecipazione attiva del socio, anche se 'esterno' all'amministrazione, è sufficiente a configurare il concorso nel reato. La collaborazione solo parziale con gli organi fallimentari non è bastata a escludere il dolo.
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