Quattro soggetti, tra cui amministratori e un prestanome di una società fallita, vengono condannati per bancarotta fraudolenta. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte d'Appello ridetermina le sanzioni. Tuttavia, nel farlo, viola il divieto di reformatio in peius. Per un imputato, aumenta la pena per un'aggravante rispetto al primo grado; per un altro, mantiene la stessa durata delle pene accessorie nonostante la prescrizione di un reato. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente i ricorsi: annulla senza rinvio la pena del primo imputato riducendola di due mesi, e annulla con rinvio la decisione sulle pene accessorie del secondo. Dichiarati inammissibili i ricorsi degli altri due imputati.
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