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Azione Revocatoria

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1250 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Mutuo solutorio: non è nullo ma solo revocabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2779/2024, ha stabilito che un contratto di mutuo ipotecario finalizzato a estinguere un debito preesistente (c.d. mutuo solutorio) non è nullo per violazione della par condicio creditorum. Tale operazione, sebbene potenzialmente lesiva per gli altri creditori, non integra un'ipotesi di nullità per illiceità della causa, ma può essere soggetta all'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha inoltre ribadito che le decisioni sull'ammissione dei crediti al passivo fallimentare hanno efficacia limitata al solo procedimento concorsuale (efficacia endoconcorsuale) e non costituiscono giudicato in cause esterne.
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Azione revocatoria: si trasferisce con la cessione?
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta la complessa questione della trasferibilità dell'azione revocatoria in caso di cessione del credito. Dei debitori si oppongono al subentro di una società cessionaria in un'azione revocatoria iniziata dal creditore originario, sostenendo che tale azione non sia accessoria al credito. Data la complessità delle questioni sollevate, che toccano la natura stessa dell'azione pauliana e le sue interazioni con la procedura civile, la Corte ha ritenuto necessario rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, senza decidere nel merito.
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Conflitto tra giudicati: quale sentenza prevale?
Un lavoratore ha citato in giudizio l'amministratore della sua ex azienda per danni, accusandolo di aver trasferito fraudolentemente i beni per eludere un ordine di reintegro. I tribunali di merito hanno respinto la richiesta basandosi su una precedente assoluzione penale per bancarotta. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, evidenziando un **conflitto tra giudicati**. Ha stabilito che due sentenze civili successive, che avevano accertato la natura fraudolenta del trasferimento, prevalgono sulla precedente sentenza penale, e che il lavoratore poteva avvalersene pur non essendo stato parte di quei giudizi.
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Bancarotta fraudolenta: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di bancarotta fraudolenta a carico degli amministratori di una società di costruzioni. La sentenza analizza diverse condotte illecite, tra cui la vendita sottocosto di un immobile a una società collegata e la tenuta irregolare della contabilità. La Corte ha confermato gran parte delle accuse, ma ha annullato la condanna per due capi d'imputazione specifici - la cessione di un contratto di leasing e il reato di bancarotta da operazioni dolose - a causa di un difetto di motivazione da parte della Corte d'Appello, rinviando il caso per un nuovo esame su questi punti.
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Vendita a prezzo vile: la Cassazione e la prova del danno
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare tra un imprenditore, poi fallito, e i suoi familiari. L'operazione, pur non essendo simulata, è stata ritenuta una vendita a prezzo vile, in quanto l'immobile è stato ceduto a circa metà del suo valore di mercato. La Corte ha stabilito che tale atto è pregiudizievole per i creditori, in quanto sostituisce un bene immobile facilmente aggredibile con una somma di denaro inferiore al valore reale e più difficile da recuperare. È stata inoltre confermata l'inammissibilità della prova testimoniale volta a dimostrare un pagamento superiore a quello risultante dall'atto pubblico.
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Rinuncia al ricorso: come si estingue il giudizio
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti. Il caso di origine riguardava un'azione revocatoria promossa da una società creditrice per la vendita di due immobili effettuata da una fideiubente a favore della figlia. A seguito dell'accettazione della rinuncia da parte della società resistente, il processo si è concluso con la compensazione delle spese legali, rendendo definitiva la sentenza d'appello sfavorevole ai ricorrenti.
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Azione revocatoria: ricorso inammissibile in Cassazione
Una banca creditrice ha avviato un'azione revocatoria contro due fideiussori che avevano donato le loro proprietà ai figli. I tribunali di merito hanno accolto la richiesta della banca, rendendo la donazione inefficace nei suoi confronti. I fideiussori hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, la quale ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di gravi vizi procedurali. In particolare, i ricorrenti non hanno riprodotto adeguatamente nel loro atto i documenti e le prove contestate, trasformando il ricorso in un'inammissibile richiesta di riesame del merito, funzione preclusa alla Suprema Corte. La sentenza ribadisce i rigorosi requisiti formali per i ricorsi in Cassazione.
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Azione revocatoria: valida anche con ipoteche sul bene
La Corte di Cassazione ha confermato che un'azione revocatoria è ammissibile anche se l'immobile venduto dal debitore è gravato da ipoteche. Un debitore, convenuto in revocatoria, sosteneva che la rinuncia all'esecuzione forzata da parte di un creditore ipotecario eliminasse il pregiudizio per gli altri creditori. La Corte ha rigettato tale tesi, chiarendo che la rinuncia all'esecuzione non estingue il debito né la garanzia ipotecaria. Di conseguenza, il rischio di danno (eventus damni) per gli altri creditori permane, giustificando l'accoglimento dell'azione revocatoria.
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Azione revocatoria: il deposito esclude il danno?
Un professionista agisce con azione revocatoria contro una donazione fatta dal suo debitore ai figli. La Cassazione respinge il ricorso, confermando che il deposito di una somma a garanzia del credito, pur se successivo, fa venir meno il presupposto del danno (eventus damni), rendendo l'azione infondata.
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Azione revocatoria: accordi di divorzio a rischio
La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, rigettando l'appello di un debitore che aveva trasferito un immobile alla ex coniuge. I giudici hanno stabilito che, nonostante il trasferimento fosse parte di accordi di divorzio, l'azione revocatoria del creditore era fondata. La Corte ha qualificato l'atto come gratuito, poiché eccedeva la logica compensativa del divorzio, e ha ritenuto sufficiente la consapevolezza del debitore di arrecare un danno al creditore, rendendo l'atto inefficace nei suoi confronti.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due garanti che avevano costituito un fondo patrimoniale per sottrarre i loro beni alla garanzia patrimoniale generica. L'ordinanza conferma la legittimità dell'azione revocatoria del fondo patrimoniale promossa da un istituto di credito, ritenendo sussistenti sia il pregiudizio per il creditore (eventus damni) sia la consapevolezza del danno da parte dei debitori (scientia damni). La Corte ha inoltre respinto le eccezioni sulla nullità del contratto di garanzia e sul difetto di legittimazione della società cessionaria del credito.
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Concorso formale: no sospensione nel rito fallimentare
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in virtù del principio del concorso formale, non è possibile sospendere un giudizio di opposizione allo stato passivo in attesa della definizione di una causa ordinaria pregiudiziale. Tutte le questioni relative all'accertamento dei crediti, incluse le eccezioni di nullità o revoca delle garanzie, devono essere decise esclusivamente all'interno della procedura fallimentare, che ha carattere inderogabile ed esclusivo. La richiesta di sospensione è stata rigettata e la parte ricorrente sanzionata per abuso del processo.
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Ricorso per cassazione: l’onere della specificità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione relativo a un'azione revocatoria. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza, poiché il ricorrente non ha adeguatamente specificato e riprodotto nel ricorso gli atti e i documenti essenziali a sostegno delle proprie censure, trasformando l'appello in un'inammissibile richiesta di riesame del merito.
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Azione revocatoria: quando è impugnabile un atto
La Corte di Cassazione analizza un caso di azione revocatoria contro un conferimento immobiliare in una società e la successiva cessione delle quote. La Corte ha ritenuto che la sostituzione di un bene stabile (immobile) con uno più volatile (quote societarie) costituisce un pregiudizio per i creditori ('eventus damni'), anche in presenza di un'ipoteca sul bene. L'operazione rende infatti più incerta e difficile la soddisfazione del credito. Di conseguenza, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società debitrice, confermando le decisioni dei giudici di merito che avevano accolto l'azione revocatoria.
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Azione revocatoria: vendita tra parenti inammissibile
Una banca esercita un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile tra genitori e figlia, avvenuta dopo una richiesta di pagamento per una fideiussione. La Corte d'Appello accoglie la domanda della banca, presumendo la consapevolezza del debito da parte della figlia acquirente in virtù dello stretto legame familiare. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei familiari, confermando che la valutazione delle prove e l'uso di presunzioni da parte del giudice di merito non sono sindacabili in sede di legittimità, se non per vizi logici macroscopici, qui non riscontrati.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: forma e sostanza
Una società creditrice ha avviato un'azione revocatoria per rendere inefficaci delle vendite immobiliari effettuate dai garanti di una società debitrice. Dopo aver perso in primo e secondo grado, i garanti hanno presentato ricorso alla Corte Suprema. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché privo di una chiara e completa esposizione dei fatti, come richiesto dalla legge. Questo caso evidenzia l'importanza cruciale dei requisiti formali, portando alla conferma delle sentenze precedenti contro i ricorrenti senza un esame nel merito. L'inammissibilità del ricorso in cassazione è stata quindi dichiarata.
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Azione revocatoria: vendita a familiare inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'erede che aveva venduto un immobile alla figlia per sottrarlo ai creditori del defunto. La vendita, qualificata come 'datio in solutum' e non come adempimento di un debito scaduto, è stata ritenuta soggetta ad azione revocatoria. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando i vizi procedurali del ricorso che mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Rinuncia al ricorso: niente raddoppio del contributo
Una banca aveva impugnato in Cassazione una sentenza che revocava un'ipoteca concessa da una società poi fallita. Durante il processo, la stessa banca ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un importante principio: in caso di rinuncia, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, ma la parte rinunciante è comunque tenuta a pagare le spese legali del procedimento.
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Pignoramento e nuda proprietà: la Cassazione decide
Una terza parte, acquirente della nuda proprietà di un immobile da un debitore tramite un atto poi dichiarato inefficace, si era opposta all'esecuzione forzata avviata da una società creditrice. L'opposizione si fondava su una presunta incertezza nell'atto di pignoramento, che sembrava riferirsi alla piena proprietà. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un'analisi complessiva dell'atto e la successiva trascrizione che specifica correttamente il pignoramento e nuda proprietà sono sufficienti a superare ogni ambiguità, convalidando la procedura esecutiva.
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Azione revocatoria: limiti del giudice alla vendita
Un creditore ha avviato un'azione revocatoria contro un debitore che aveva venduto un immobile alla sorella. I tribunali di primo e secondo grado avevano riqualificato la vendita come atto gratuito, non essendo stata provata la corresponsione del prezzo. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che nell'ambito di un'azione revocatoria il giudice deve valutare l'atto per come appare formalmente nel contratto, senza poter indagare sulla veridicità delle dichiarazioni in esso contenute, come l'avvenuto pagamento. Tale indagine è riservata all'azione di simulazione.
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