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Azione Revocatoria — Anno 2024

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207 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Azione Revocatoria

Provvedimenti

Cessione del credito e azione revocatoria: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7395/2024, ha stabilito che in caso di cessione del credito, il nuovo creditore può subentrare e proseguire l'azione revocatoria iniziata dal creditore originario. La Corte ha rigettato i ricorsi dei debitori che contestavano tale successione nel processo e la sussistenza dei presupposti per la revoca di atti di disposizione patrimoniale, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Transazione coobbligato: quando si estende al terzo
La Corte di Cassazione chiarisce che la transazione stipulata da un coobbligato in solido può estendersi agli altri debitori, anche se la loro responsabilità deriva da titoli giuridici diversi (nel caso, civile ed erariale). Se il debitore dichiara di volerne approfittare, il debito si estingue, rendendo inefficace la clausola di riserva del creditore e facendo venire meno il presupposto per l'azione revocatoria avviata contro un precedente atto di donazione.
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Azione revocatoria: quando la vendita è valida?
Una società cooperativa in liquidazione ha tentato un'azione revocatoria contro la vendita di un complesso industriale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dell'operazione. La Corte ha ritenuto non provati gli elementi chiave dell'azione, come il danno ai creditori (eventus damni) e la consapevolezza del terzo, data la complessità e la finalità risanatoria dell'intera operazione.
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Azione revocatoria: onere della prova sul debitore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7121/2024, ha affrontato un caso di azione revocatoria su una compravendita immobiliare tra coniugi. I creditori avevano impugnato l'atto, ritenendolo lesivo delle loro ragioni. La Corte ha stabilito che, in un'azione revocatoria, l'onere di provare che la vendita era l'unico mezzo per estinguere debiti scaduti grava sul debitore. Non avendo fornito prove sufficienti, il ricorso del debitore è stato respinto e la vendita è stata dichiarata inefficace nei confronti dei creditori.
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Impugnazione ordinanza 348 bis: limiti e inammissibilità
Un debitore, a seguito di un'azione revocatoria su una donazione, ha contestato la valutazione del suo patrimonio. La Corte d'Appello ha respinto il gravame con un'ordinanza di inammissibilità ex art. 348 bis c.p.c. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'ordinanza che conferma la sentenza di primo grado non è autonomamente impugnabile per motivi di merito, anche se la motivazione è parzialmente diversa. L'unico atto impugnabile resta la sentenza del tribunale.
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Legittimazione attiva: prova e oneri in appello
Due Amministrazioni Statali hanno agito con azione revocatoria contro la vendita di immobili da parte di un soggetto condannato dalla Corte dei Conti per un ingente danno erariale. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la domanda per difetto di legittimazione attiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che le Amministrazioni appellanti non avevano prodotto in giudizio la sentenza di condanna della Corte dei Conti, documento essenziale per provare la loro titolarità del credito. La Corte ha ribadito che è onere della parte appellante assicurare la disponibilità dei documenti a supporto della propria pretesa, e la sua mancanza impedisce al giudice di valutare nel merito la questione.
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Ricorso inammissibile: limiti alla Cassazione
Un creditore, beneficiario di un'ipoteca, si è visto revocare tale garanzia a seguito dell'azione di un istituto bancario. Il suo successivo appello in Cassazione è stato giudicato un ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che il ricorso mancava della necessaria specificità e mirava a un riesame dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità, ribadendo i rigorosi requisiti formali per adire la Suprema Corte.
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Azione revocatoria: basta un credito futuro e contestato
Una ex amministratrice di un istituto di credito trasferiva ai propri figli le quote di alcune società. La banca, vantando un potenziale credito risarcitorio nei confronti della donna, ha esercitato con successo l'azione revocatoria per rendere inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per l'azione revocatoria è sufficiente una semplice aspettativa di credito, anche se litigiosa, e che la consapevolezza del pregiudizio può essere provata tramite presunzioni, come lo stretto legame di parentela.
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Revocatoria del credito: inesistenza e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare in un'azione di revocatoria del credito. La decisione si fonda sulla 'sopravvenuta inesistenza' del credito stesso, estinto a seguito della revoca di una concessione pubblica e sostituito da un diritto all'indennizzo. Questo ha reso l'azione revocatoria priva di oggetto, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Vendita indiretta: revocatoria e tutela dei creditori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6583/2024, ha confermato la decisione di merito che qualificava una complessa operazione immobiliare come vendita indiretta. L'operazione, volta a evitare una doppia imposizione fiscale, consisteva nella vendita di un immobile da parte di un procuratore speciale (acquirente sostanziale) a una società terza, senza che il bene transitasse formalmente nel patrimonio del procuratore. I creditori del procuratore hanno agito con azione revocatoria. La Corte ha stabilito che anche una vendita indiretta costituisce un atto dispositivo lesivo della garanzia patrimoniale, suscettibile di essere dichiarato inefficace, confermando che il pregiudizio per i creditori (eventus damni) sussiste anche in caso di mera trasformazione del patrimonio del debitore in beni più difficilmente aggredibili.
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Azione revocatoria: quando l’atto è pregiudizievole
La Corte di Cassazione conferma la revoca di alcuni atti di disposizione patrimoniale compiuti da fideiussori a danno di un istituto di credito. La sentenza chiarisce che per l'azione revocatoria è sufficiente che l'atto renda più incerta o difficile la riscossione del credito. Si precisa inoltre che la pendenza di un giudizio sulla validità del credito non impone la sospensione del processo revocatorio e che l'onere di dimostrare la sufficienza del patrimonio residuo grava sul debitore.
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Cessione del credito: l’azione revocatoria si trasferisce?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6582/2024, ha stabilito che in caso di cessione del credito, l'azione revocatoria non si trasferisce automaticamente al nuovo creditore, ma è necessario che vi sia un'espressa volontà negoziale delle parti. Nel caso di specie, una società acquirente di un credito in blocco è stata ritenuta legittimata a proseguire l'azione revocatoria iniziata dalla banca cedente, poiché il contratto di cessione includeva il trasferimento di 'ogni e qualsiasi diritto, ragione e pretesa, azione ed eccezione' connessa al credito. La Corte ha valorizzato un'interpretazione conservativa del contratto, ritenendo tale clausola sufficiente a manifestare la volontà di trasferire anche l'azione in corso, respingendo così il ricorso dei debitori.
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Azione revocatoria: quando è inammissibile il ricorso
Una società immobiliare ha perso un'azione revocatoria contro una donazione familiare. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile modificare in appello la data di origine del credito a fondamento della domanda, poiché ciò costituisce un'inammissibile mutamento della causa.
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Mancata comunicazione udienza: rinvio della Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio di una causa a una nuova udienza a causa di un vizio procedurale. Nello specifico, è stata accertata la mancata comunicazione dell'avviso di udienza al difensore dei ricorrenti, atto indispensabile per garantire il corretto svolgimento del contraddittorio. Il procedimento nasce da un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato l'inefficacia di alcuni atti di compravendita immobiliare, ritenuti lesivi per un istituto di credito.
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Errore di fatto revocazione: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione fondamentale tra errore di fatto e errore di giudizio. Il caso riguardava una società che, condannata in un'azione revocatoria, sosteneva che la Corte avesse commesso un errore di fatto nell'interpretare la sua difesa come un'eccezione di compensazione anziché come un'istanza di applicazione della falcidia concordataria. La Suprema Corte ha stabilito che l'errata interpretazione del contenuto di un atto processuale costituisce un errore di giudizio, non un errore di percezione, e quindi non può giustificare la revocazione della sentenza.
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Azione Revocatoria: il vincolo familiare è prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5328/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due coniugi avverso una sentenza che rendeva inefficace un trasferimento immobiliare tra loro. Al centro del caso un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito. La Corte ha ribadito un principio consolidato: nell'ambito dell'azione revocatoria, il vincolo di coniugio e la convivenza costituiscono una presunzione grave, precisa e concordante della conoscenza, da parte del coniuge acquirente, della situazione debitoria dell'altro coniuge, integrando il requisito della 'scientia damni'.
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Cessione del credito: l’azione revocatoria si trasferisce?
Un creditore avvia un'azione revocatoria contro un trust creato dal debitore. Durante la causa, il creditore cede il suo credito a una società. La Cassazione chiarisce che con la cessione del credito, il diritto di beneficiare dell'azione revocatoria si trasferisce automaticamente al nuovo creditore, garantendogli la possibilità di aggredire i beni del trust.
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Compenso fase istruttoria: quando spetta all’avvocato?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce che il compenso per la fase istruttoria è dovuto all'avvocato anche se non si svolge un'attività di assunzione di prove formali. La Corte ha stabilito che attività come l'esame di atti, la partecipazione a udienze e la formulazione di eccezioni rientrano a pieno titolo in questa fase e devono essere retribuite. Inoltre, ha precisato che i compensi per domande distinte, come quelle di simulazione e revocazione, non possono essere negati considerandoli assorbiti in altre azioni, specialmente se rivolte contro parti diverse.
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Azione revocatoria: il credito non deve essere certo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4709/2024, si è occupata di un caso di azione revocatoria promossa da creditori contro la costituzione di un fondo patrimoniale da parte del loro debitore. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ribadendo che per l'azione revocatoria non è necessario un credito certo e determinato, ma è sufficiente una ragione di credito non manifestamente infondata. La Cassazione, tuttavia, non ha deciso nel merito, ma ha disposto il rinvio della causa per acquisire una sentenza, passata in giudicato, emessa in un procedimento connesso, al fine di valutarne gli effetti sul giudizio in corso.
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Contratto atipico: distinzione tra socio e società
Un agente commerciale ha agito in giudizio per la revoca di alcune donazioni effettuate da un debitore, basando la propria pretesa su un contratto atipico che gli riconosceva un credito personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto centrale della controversia era la confusione tra il credito vantato dall'agente come persona fisica e il credito spettante alla società di persone (S.N.C.) attraverso cui operava. La Corte ha stabilito che una singola attività commerciale non può generare due distinti diritti di credito, uno per la società e uno per il socio, ribadendo la fondamentale distinzione giuridica tra la figura del socio e l'entità societaria.
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