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Azione Revocatoria — Anno 2023

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240 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Azione Revocatoria

Provvedimenti

Azione revocatoria: donare ai figli non salva dai debiti
La Società Creditrice ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficaci le donazioni immobiliari effettuate da due soci ai propri figli, ritenendole pregiudizievoli per il proprio credito di 200.000 euro. Il Tribunale aveva respinto la domanda per tardività dei documenti e mancanza di prova del dolo. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo utilizzabile la relazione del commissario giudiziale formata dopo i termini istruttori e provata la dolosa preordinazione, dato che i soci avevano acquistato merci subito dopo le donazioni pur conoscendo il dissesto aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del socio, confermando che i documenti sopravvenuti sono ammissibili in appello e che per l'azione revocatoria è sufficiente il dolo generico, inteso come consapevolezza del pregiudizio arrecato al creditore.
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Azione revocatoria ordinaria: la separazione non salva la casa
Una creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro il trasferimento della quota di un appartamento e di un garage effettuato dal marito debitore a favore della moglie, nell'ambito di un accordo di separazione tramite negoziazione assistita. La creditrice sosteneva che l'atto servisse a sottrarre i beni alla garanzia del suo credito. I giudici di merito hanno accolto la domanda, qualificando l'atto come oneroso per la presenza di un conguaglio in denaro e ritenendo provata la consapevolezza della moglie riguardo al debito del marito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della moglie, confermando che il giudice può riqualificare l'atto da gratuito a oneroso e che la consapevolezza del pregiudizio può essere dimostrata tramite indizi precisi, come la ricezione di atti esecutivi e la stretta vicinanza temporale tra il pignoramento e il trasferimento immobiliare.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo familiare non salva i garanti
Due coniugi, garanti di due società, costituiscono un fondo patrimoniale inserendovi la propria casa. Una banca creditrice promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace tale atto, ritenendolo pregiudizievole per il recupero del credito. I coniugi si difendono sostenendo che il loro patrimonio residuo complessivo fosse sufficiente a garantire il debito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei coniugi, stabilendo che la riduzione della garanzia patrimoniale va valutata sul patrimonio del singolo debitore e non su quello cumulativo dei coobbligati. Inoltre, la consapevolezza del danno sorge già al momento della firma della fideiussione, rendendo l'atto revocabile anche se il debito effettivo si è manifestato successivamente.
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Fideiussione schema ABI: donare la casa non salva dai debiti
Un istituto bancario ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la donazione di immobili effettuata da un garante alla moglie, avvenuta subito dopo la revoca dei crediti alla società garantita. Il garante ha contestato il debito eccependo la nullità totale della garanzia, sostenendo che fosse basata su una fideiussione schema ABI, vietata dalle norme sulla concorrenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei coniugi. I giudici hanno chiarito che la fideiussione schema ABI non comporta la nullità dell'intero contratto di garanzia, ma solo delle singole clausole anticoncorrenziali (nullità parziale), lasciando intatto l'obbligo di pagamento. Inoltre, il garante non può chiedere la restituzione di somme pagate dalla società se non ha effettuato versamenti personali. La donazione immobiliare resta quindi inefficace nei confronti della banca creditrice.
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Azione revocatoria ordinaria: inutile vendere la casa al fratello
Un debitore ha venduto al proprio fratello la quota del 50% di un immobile di sua proprietà. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficace la vendita, ritenendola dannosa per il recupero del proprio credito. Nel corso del processo, la banca ha ceduto il credito a una società terza, che è intervenuta nel giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della vendita. I giudici hanno chiarito che il vincolo di parentela e la concessione di un comodato d'uso gratuito al venditore dimostrano la consapevolezza di danneggiare i creditori. Inoltre, la Corte ha stabilito che la società acquirente del credito ha pieno diritto di intervenire autonomamente nel processo per tutelare le proprie ragioni, respingendo definitivamente il ricorso del debitore.
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Azione revocatoria contro il fondo: la moglie esclusa vince
Un creditore avvia un'esecuzione immobiliare contro un debitore, il quale si oppone sostenendo che i beni appartengono a un fondo patrimoniale. Il creditore risponde chiedendo l'azione revocatoria per dichiarare inefficace il fondo. Il Tribunale accoglie la richiesta, ma senza coinvolgere la moglie del debitore, comproprietaria del fondo. Anni dopo, la moglie propone opposizione di terzo per nullità del giudizio. La Corte d'Appello ritiene che l'opposizione sani il difetto e interrompa la prescrizione. La Cassazione ribalta la decisione: l'effetto interruttivo della prescrizione verso il litisconsorte escluso opera solo se il contraddittorio viene integrato all'interno dello stesso processo. Poiché il primo giudizio si era concluso, l'azione revocatoria contro la moglie è ormai prescritta. La moglie vince il ricorso.
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Azione revocatoria: scontro tra creditore e terzo acquirente
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile effettuata dal debitore a favore di un terzo acquirente. Il tribunale e la corte d'appello hanno accolto la domanda, ritenendo tardiva l'eccezione sollevata dall'acquirente basata sull'adempimento di un debito scaduto (art. 2901, comma 3, c.c.). L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la particolare importanza della questione relativa alla natura di tale eccezione (se sia rilevabile d'ufficio o solo su istanza di parte), ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza.
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Impugnazione incidentale tardiva: l’acquirente perde l’immobile
Il caso nasce dall'azione revocatoria promossa dal Creditore contro la vendita di un immobile industriale tra il Debitore e l'Acquirente. Il Tribunale dichiara inefficace la vendita. Il Debitore propone appello principale e l'Acquirente propone un'impugnazione incidentale tardiva. La Corte d'Appello rigetta il primo e dichiara inammissibile il secondo perché tardivo. La Cassazione conferma l'inammissibilità del ricorso dell'Acquirente. La Corte chiarisce che l'impugnazione incidentale tardiva di tipo adesivo (che sostiene le stesse ragioni dell'appello principale) è valida solo se presentata entro i termini ordinari. Di conseguenza, l'Acquirente perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese legali.
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Notifica del ricorso: l’errore postale blocca la Cassazione
Una società di leasing ha impugnato in Cassazione la sentenza d'appello che confermava l'azione revocatoria su alcune operazioni immobiliari. Tuttavia, la società ha depositato solo le ricevute di spedizione postale e non gli avvisi di ricevimento. La Suprema Corte, rilevando un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra i soci delle imprese estinte coinvolte, ha stabilito che la mancata prova del perfezionamento della notifica del ricorso impedisce la prosecuzione del giudizio. Di conseguenza, la Corte ha rinviato la causa, concedendo sessanta giorni per depositare le cartoline mancanti o rinnovare la notifica.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo familiare non salva i beni
Una banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro due coniugi per dichiarare inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale in cui erano stati inseriti diversi immobili. Il marito aveva infatti prestato una fideiussione a garanzia dei debiti di una società. I coniugi si sono opposti, sostenendo che il credito della banca fosse contestato in un separato giudizio per usura e anatocismo, chiedendo quindi la sospensione della causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei coniugi, confermando che l'azione revocatoria ordinaria può essere esercitata anche a tutela di un credito litigioso, senza necessità di sospendere il processo in attesa dell'esito della causa sul debito.
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Azione revocatoria ordinaria: il trust familiare non salva i beni
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace il trasferimento di beni immobili effettuato da una società debitrice a favore di un trust familiare. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'atto svuotava la garanzia patrimoniale del debitore e che la consapevolezza del pregiudizio era evidente, dato il legame familiare tra i soggetti coinvolti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società e dei familiari, confermando la revoca del trust. I giudici hanno chiarito che l'azione revocatoria ordinaria mira a proteggere il credito e che l'eventuale sproporzione tra il valore dei beni trasferiti nel trust e l'entità del debito non impedisce la dichiarazione di inefficacia dell'atto dispositivo.
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Azione revocatoria: vendere i beni non salva i debitori
I Debitori, dopo aver garantito dei debiti aziendali con fideiussioni, hanno venduto i propri immobili a una società terza e donato il diritto di abitazione per evitare il pignoramento da parte della Banca. Il creditore ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficaci tali atti. I Debitori si sono difesi sostenendo che le vendite fossero nulle per simulazione assoluta e causa illecita, derivante dall'intento di frodare i creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Debitori, confermando che l'intento di sottrarre beni non rende il contratto nullo per causa illecita, ma legittima unicamente l'azione revocatoria. Di conseguenza, la Banca ha vinto la causa e potrà pignorare i beni immobili trasferiti, mentre i Debitori sono stati condannati a pagare le spese processuali.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva i beni
Un padre, garante dei debiti di una società di famiglia, ha trasferito tutti i suoi beni immobili ai figli tramite un accordo transattivo. Le banche creditrici hanno promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace tale trasferimento, ritenendolo lesivo della loro garanzia patrimoniale. Il figlio ha impugnato la decisione sostenendo che l'atto fosse oneroso (per estinguere crediti di lavoro dei figli) e che la società avesse altri beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che l'azione revocatoria ordinaria può colpire i beni del garante anche se il debitore principale ha un patrimonio capiente. Inoltre, il debito verso la banca sorge al momento della firma della fideiussione, rendendo l'atto successivo revocabile se pregiudizievole.
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Azione revocatoria: la Cassazione frena sulla chiamata del terzo
Un creditore promuove un'azione revocatoria contro il debitore e il primo acquirente per due vendite di quote societarie e immobili ritenute fraudolente. Nel corso del processo emerge che i beni sono stati ulteriormente venduti a una società subacquirente portoghese. Il creditore ottiene l'autorizzazione a chiamare in causa quest'ultima per estendere l'inefficacia del trasferimento. La società subacquirente eccepisce l'inammissibilità della domanda, ritenendola una nuova azione tardiva. Il Tribunale e la Corte d'Appello respingono l'eccezione, ritenendo l'estensione un'evoluzione naturale della causa. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione sui limiti del potere discrezionale del giudice nell'autorizzare la chiamata del terzo, decide di non pronunciarsi immediatamente e rimette la causa in pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Azione revocatoria: scontro su debiti e prove in Cassazione
Un istituto bancario ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficaci un contratto di locazione e un successivo subaffitto stipulati da una società debitrice, ritenendoli pregiudizievoli per il proprio credito. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda della banca. I ricorrenti hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i contratti servissero a estinguere un debito scaduto e denunciando un travisamento delle prove da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte, rilevando un contrasto giurisprudenziale interno sui limiti del controllo in caso di travisamento della prova, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a nuovo ruolo in attesa della decisione chiarificatrice delle Sezioni Unite.
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Azione revocatoria ordinaria tra dolo generico e preordinazione
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile compiuta dalla debitrice prima della nascita del credito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ritenendo sufficiente il dolo generico della debitrice. L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato un profondo contrasto giurisprudenziale: l'orientamento maggioritario richiede la dolosa preordinazione (dolo specifico) per gli atti anteriori al credito, mentre un filone minoritario ritiene sufficiente il dolo generico. Per risolvere questa incertezza interpretativa, la Cassazione ha rimesso la causa alla pubblica udienza.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva dai debiti
Una banca ha concesso un finanziamento a una società, garantito da due fideiussori. Uno dei garanti ha successivamente donato alcuni beni alla figlia. Di fronte al mancato pagamento del debito, la banca ha avviato un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci le donazioni e recuperare il credito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della banca, condannando il garante e revocando gli atti di donazione. Gli eredi dei garanti e la figlia hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di collegamento negoziale tra il conto corrente e il finanziamento e contestando i presupposti della revoca. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, confermando la decisione d'appello. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Procura alle liti assente: pagano gli avvocati e non il cliente
Una banca promuove un'azione revocatoria contro un debitore che ha inserito i suoi immobili in un fondo patrimoniale. Dopo la sconfitta nei primi gradi, i difensori del debitore propongono ricorso in Cassazione. Tuttavia, la procura alle liti allegata al ricorso risulta priva di autenticazione e riferita esclusivamente al precedente giudizio d'appello. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Poiché l'azione è stata avviata senza una valida procura alle liti, i giudici stabiliscono che l'attività dei difensori non produce effetti sul cliente. Di conseguenza, la Suprema Corte condanna direttamente e personalmente gli avvocati a pagare le spese di giudizio in favore della banca, oltre al raddoppio del contributo unificato.
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Azione revocatoria fallimentare: revocata la cessione alla socia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una socia contro la sentenza che aveva revocato la cessione di un credito effettuata in suo favore da una società poi fallita. La cessione era stata disposta per estinguere un debito derivante da precedenti finanziamenti effettuati dalla socia. I giudici hanno stabilito che la cessione del credito rappresenta una modalità anomala di estinzione dell'obbligazione e non un adempimento diretto. Per questo motivo, l'atto è soggetto ad azione revocatoria fallimentare promossa dal curatore a tutela della parità di trattamento dei creditori. La consapevolezza dello stato di crisi della società da parte della socia, unita al danno per gli altri creditori, giustifica la revoca dell'atto.
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Azione revocatoria: il fondo patrimoniale non salva la casa
Due coniugi costituiscono un fondo patrimoniale inserendovi la loro unica casa. Solo quaranta giorni dopo, il marito firma un accordo in cui si impegna a pagare un ingente debito verso una società creditrice. La società avvia un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la costituzione del fondo. La Corte di Cassazione conferma la revoca dell'atto. Anche se il fondo è stato costituito prima della firma del debito, la brevissima distanza temporale (quaranta giorni), la costituzione del fondo dopo ben trentasei anni di matrimonio e l'assenza di altri immobili dimostrano la dolosa preordinazione dei coniugi a sottrarre il bene alle ragioni del creditore. Il ricorso dei coniugi viene quindi rigettato.
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