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Azione Revocatoria — Anno 2022

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166 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Azione Revocatoria

Provvedimenti

Simulazione della compravendita tra parenti e debiti bancari
Un istituto di credito ha agito in giudizio contro una società debitrice e il suo garante per recuperare un credito. Il garante aveva trasferito un immobile al proprio figlio. La banca ha chiesto in via principale la revoca dell'atto e in subordine la dichiarazione di simulazione della compravendita. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta l'azione revocatoria, ma ha accertato la simulazione della compravendita immobiliare sulla base di indizi precisi: prezzo irrisorio, mancata prova dell'incasso degli assegni, vincolo di parentela e permanenza del venditore nel possesso del bene. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando i ricorsi del figlio acquirente e del socio della debitrice.
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Azione revocatoria e truffa: la Cassazione tutela il creditore
Un acquirente versa somme ingenti per comprare veicoli storici mai consegnati. Il venditore trasferisce il denaro a terzi e rilascia un assegno a vuoto al fiduciario della vittima. L'acquirente promuove l'azione revocatoria per recuperare le somme sottratte. I giudici di merito respingono la tutela sostenendo che l'assegno non fosse intestato direttamente alla vittima, ignorando la truffa sottostante. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della vittima: il giudice deve valutare la sostanza reale della pretesa risarcitoria e non limitarsi alla sola intestazione del titolo bancario.
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Azione revocatoria ordinaria: nulla la vendita ai parenti
Un imprenditore vende diversi immobili al figlio e al genero prima del proprio fallimento. La curatela fallimentare promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la compravendita e recuperare il patrimonio a tutela dei creditori. I parenti acquirenti contestano la richiesta, sostenendo la piena validità del trasferimento e l'anteriorità della vendita rispetto ai debiti. I giudici di merito dichiarano inefficace l'atto di vendita, rilevando la stretta parentela e l'assenza di prova dell'effettivo pagamento del prezzo pattuito. I familiari propongono quindi ricorso in Cassazione. I Supremi Giudici rigettano l'impugnazione, confermando la piena validità dell'azione promossa dal fallimento e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Termine per ricorso in Cassazione tra rigore e notifica tardiva
Una società creditrice ha impugnato una sentenza d'appello sfavorevole in tema di revocatoria e simulazione. Il creditore ha notificato l'atto oltre la scadenza naturale, sostenendo l'applicazione della vecchia sospensione feriale di 46 giorni per ben tre volte. Gli eredi controparti hanno eccepito la tardività dell'impugnazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per le sentenze pubblicate dopo il 2015, la sospensione feriale dura esclusivamente 31 giorni ad agosto. Inoltre, in un arco temporale di un anno, la pausa feriale interviene al massimo due volte. Poiché il termine per ricorso in Cassazione annuale con due sole sospensioni feriali da 31 giorni era scaduto a settembre 2019 e l'atto è stato notificato a dicembre 2019, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la definitiva vittoria degli eredi.
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Azione revocatoria ordinaria e ipoteca a società estera
Un istituto bancario ha agito in giudizio contro un garante per recuperare un credito milionario. La banca ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci una cambiale ipotecaria e un'ipoteca volontaria concesse dal debitore a favore di una società estera. Il debitore sosteneva che tali garanzie fossero onerose e collegate a un finanziamento ricevuto il giorno successivo. I giudici hanno invece accertato la natura gratuita degli atti: mancava la prova del collegamento economico reale tra la concessione della garanzia e il prestito, anche per via di incongruenze sui soggetti contraenti. Il debitore ha inoltre eccepito la nullità totale della fideiussione per violazione della normativa antitrust sui modelli bancari uniformi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: la fideiussione resta valida salvo le singole clausole vietate e le garanzie patrimoniali restano revocate.
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Azione revocatoria: stop in Cassazione per difetto di notifica
Una lavoratrice creditrice ha promosso un'azione revocatoria contro i suoi debitori per ottenere l'inefficacia della vendita di un immobile a terzi, ritenendo l'operazione finalizzata a sottrarre beni al patrimonio pignorabile. I giudici di merito hanno accolto la domanda, dichiarando inefficaci i successivi passaggi di proprietà. L'acquirente finale e la società proprietaria hanno impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato l'assenza delle cartoline di ritorno delle notifiche inviate ad alcuni eredi dei debitori originari. I giudici hanno quindi sospeso la decisione e ordinato ai ricorrenti di produrre le ricevute mancanti o di rinnovare la notifica entro sessanta giorni.
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Azione revocatoria e scissione societaria: giudice competente
Una società creditrice ha contestato il trasferimento di alcuni beni immobili realizzato tramite un'operazione straordinaria d'impresa. La creditrice ha quindi promosso una causa davanti al tribunale ordinario per ottenere l'inefficacia dell'atto di conferimento immobiliare. Le società debitrici hanno eccepito l'incompetenza del giudice ordinario a favore del Tribunale delle Imprese. La Corte di Cassazione ha esaminato il rapporto tra azione revocatoria e scissione societaria, stabilendo che il conferimento dei beni è strettamente connesso all'operazione societaria straordinaria. Di conseguenza, la competenza spetta esclusivamente alla Sezione Specializzata per le Imprese. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della creditrice, confermando la decisione del tribunale territoriale e disponendo la prosecuzione della causa davanti al giudice specializzato.
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Cessione della nuda proprietà: scatta la condanna per reati fiscali
Una contribuente con oltre quattrocentomila euro di debiti verso l'Erario ha ceduto la nuda proprietà del proprio immobile riservandosene il solo usufrutto. I giudici di merito l'hanno condannata a un anno di reclusione per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. La Suprema Corte ha confermato la decisione dichiarando inammissibile il ricorso difensivo. L'atto dispositivo ha ridotto la garanzia patrimoniale generica posta a tutela dell'amministrazione finanziaria. Il delitto tributario ha natura di reato di pericolo e si perfeziona con il compimento di atti fraudolenti idonei a ostacolare il recupero coattivo, senza richiedere l'effettiva vanificazione della procedura esecutiva.
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Azione revocatoria ordinaria: stop ai beni donati ai figli
Un istituto bancario ha agito in giudizio contro un debitore e i suoi familiari per ottenere l'inefficacia di plurimi atti di vendita immobiliare e della costituzione di un fondo patrimoniale. La banca lamentava la sottrazione dell'intero patrimonio del debitore a garanzia di un debito di oltre duecentomila euro. I giudici di merito hanno accertato il pericolo di incapienza e la consapevolezza del pregiudizio ai danni del creditore, accogliendo l'azione revocatoria ordinaria. I familiari acquirenti hanno impugnato la pronuncia dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo l'anteriorità di alcune vendite rispetto alla fideiussione e l'assenza di collusione. Nel corso del giudizio di legittimità, i ricorrenti hanno formalmente rinunciato al ricorso con l'accettazione della società creditrice cessionaria. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la revoca degli atti patrimoniali a tutela del credito.
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Fallimento lumaca: sì all’equa riparazione Legge Pinto
Alcune società creditrici hanno atteso quasi quindici anni la chiusura di un fallimento senza ottenere il pagamento dei crediti ammessi al passivo. I creditori hanno quindi richiesto l'equa riparazione Legge Pinto contro il Ministero della Giustizia per l'eccessiva durata della procedura concorsuale. I giudici di merito avevano respinto la richiesta sostenendo l'estrema complessità del fallimento e la mancata prova di un danno morale concreto subito dai creditori. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso delle imprese creditrici. La Suprema Corte ha chiarito che anche le procedure fallimentari complesse non possono superare sette anni di durata. Il superamento di tale limite fa presumere l'esistenza del danno non patrimoniale senza obbligo per il creditore di fornire prove specifiche.
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Revocatoria del fondo patrimoniale: la banca vince per vizio formale
Un istituto di credito ha promosso un'azione legale contro un garante per ottenere la revoca della costituzione di un fondo patrimoniale su vari immobili di sua proprietà. Il tribunale e la corte d'appello hanno accolto la domanda dell'istituto bancario, dichiarando l'inefficacia dell'atto. I giudici hanno escluso la violazione del contraddittorio verso il coniuge non debitore, poiché gli immobili appartenevano per intero al garante. Il debitore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando sia l'assenza del coniuge nel giudizio sia i requisiti per l'inefficacia dell'atto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile per il mancato deposito della copia autentica della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, la revocatoria del fondo patrimoniale resta pienamente efficace e la banca può procedere all'esecuzione forzata sui beni.
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Bancarotta fraudolenta e finta vendita: condanna per i coniugi
L'ex amministratore di una società e la moglie sono stati condannati per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. L'imprenditore aveva ceduto un capannone di ingente valore a un'impresa intestata alla moglie senza incassare alcun corrispettivo. Successivamente l'uomo si era dimesso, nominando una 'testa di legno', ma aveva continuato a gestire nell'ombra gli affari sociali e a incassare crediti, omettendo la corretta tenuta delle scritture contabili. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna di entrambi i coniugi, stabilendo che le dimissioni formali non cancellano la responsabilità penale per chi agisce come amministratore di fatto. Inoltre, il coniuge che acquista formalmente l'immobile senza versare il prezzo concorre pienamente nel reato distrattivo.
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Patto commissorio e leasing: quando la garanzia diventa nulla
Una società vende un immobile a un'azienda di leasing per poi riutilizzarlo pagando canoni mensili (operazione di sale and lease back). Una banca creditrice impugna l'atto ritenendo che l'operazione nasconda un patto commissorio vietato dalla legge, volto a trasferire la proprietà del bene in garanzia di un debito. I giudici di merito dichiarano nullo il contratto. La Corte di Cassazione conferma la decisione, respingendo il ricorso dell'azienda di leasing. La Corte chiarisce che la clausola di vendita non si salva come patto marciano poiché manca una stima imparziale del valore del bene al momento dell'inadempimento, elemento essenziale per garantire l'equilibrio contrattuale ed evitare abusi ai danni del debitore.
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Azione revocatoria ordinaria: il creditore blocca la vendita
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita di beni immobili effettuata dai debitori a favore di un terzo acquirente. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo provata la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente. I debitori e l'acquirente hanno fatto ricorso in Cassazione, contestando l'anteriorità del credito e la conoscenza del pregiudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale dei debitori, poiché le questioni sull'anteriorità del credito erano ormai coperte da giudicato interno. Ha invece accolto il ricorso incidentale della società creditrice per omessa pronuncia sulla restituzione delle spese del primo grado. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per decidere sulle restituzioni.
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Azione revocatoria: la vendita tra parenti non salva i beni
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita di tutti i beni immobili effettuata dalla società debitrice a favore di un'altra impresa. Il credito derivava da una causa iniziata nel 1997 e conclusa nel 2006, mentre la vendita era avvenuta nel 2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società venditrice e acquirente. I giudici hanno confermato che l'azione revocatoria tutela anche i crediti litigiosi, cioè sorti prima della sentenza ma già oggetto di causa. Inoltre, è stata provata la consapevolezza del danno (scientia damni), poiché le due società erano gestite da padre e figlio. Infine, non è stato dimostrato che la vendita servisse a pagare debiti scaduti. Vince la società creditrice, con inefficacia della vendita nei suoi confronti.
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Azione revocatoria: salvo l’acquisto che paga i debiti scaduti
Una banca ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita di un immobile effettuata da due coniugi debitori a favore di un'acquirente. L'acquirente si è difesa sostenendo che il prezzo della vendita era servito interamente a estinguere un mutuo ipotecario scaduto e a bloccare un pignoramento, configurando un atto dovuto non revocabile. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile questa difesa ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'acquirente, dimostrando che l'eccezione era stata sollevata fin dal primo grado di giudizio. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: lo scudo familiare cade
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria fondo patrimoniale contro un debitore e la coniuge, contestando la costituzione di un fondo nel 1998 per sottrarre beni immobili ai creditori futuri. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'atto, sebbene anteriore al sorgere formale dei crediti, era dolosamente preordinato a svuotare la garanzia patrimoniale mentre la società del debitore accumulava debiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della coniuge sia per un vizio formale della procura alle liti, non allegata alla prima notifica, sia nel merito. I giudici hanno confermato che l'intento fraudolento può essere dimostrato tramite indizi e presunzioni, convalidando la revoca del fondo a tutela dei creditori.
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Azione revocatoria: la finta buona fede non salva l’acquisto
Una società immobiliare acquista dei beni che erano stati precedentemente sottratti ai creditori tramite una catena di vendite. La banca creditrice promuove un'azione revocatoria per rendere inefficaci i trasferimenti. Successivamente, la società venditrice originaria fallisce e la curatela fallimentare subentra nel giudizio. La Corte d'Appello conferma l'inefficacia dell'acquisto del terzo sub-acquirente, ritenendo provata la sua mala fede tramite indizi precisi. Il terzo sub-acquirente ricorre in Cassazione, sostenendo che spettasse ai creditori dimostrare la sua mala fede e che la buona fede si presume. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso: i giudici di merito hanno accertato concretamente la mala fede dell'acquirente, rendendo irrilevante la discussione teorica sull'onere della prova. Vince la curatela fallimentare.
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Simulazione assoluta: finta vendita della casa per evitare i debiti
Un'azienda creditrice ha contestato la vendita di un immobile effettuata da una società debitrice a un terzo, ritenendola una simulazione assoluta per sottrarre il bene ai creditori. I giudici di merito hanno accolto la domanda, rilevando che la famiglia del debitore continuava ad abitare nella casa e che non vi era prova del reale pagamento del prezzo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'erede del debitore. La Suprema Corte ha chiarito che, di fronte a indizi precisi forniti dal creditore, spetta all'acquirente dimostrare l'effettivo versamento del denaro. In mancanza di tale prova, il contratto di compravendita è nullo e privo di effetti.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i debitori
Un Condominio ottiene la condanna di una societ costruttrice e dei suoi soci per gravi vizi dell'edificio. Prima della sentenza, i soci donano i propri immobili alle mogli tramite convenzioni matrimoniali. Il Condominio promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni. I debitori si difendono sostenendo che gli immobili erano gi ipotecati e che vi erano altri coobbligati solvibili. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei debitori, stabilendo che l'esistenza di ipoteche non esclude il pregiudizio per il creditore e che la solvibilit degli altri coobbligati irrilevante. Il Condominio vince la causa, potendo cos pignorare i beni donati.
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