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Azione Revocatoria Fallimentare

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182 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Revocatoria Fallimentare: l’accollo del debito
Una banca ha ricevuto pagamenti da una società, poi fallita, attraverso l'accollo di mutui da parte di un terzo. La Cassazione ha confermato l'inefficacia di tali pagamenti tramite l'azione revocatoria fallimentare, ritenendoli mezzi anormali. La Corte ha stabilito che la valutazione della 'scientia decoctionis' (conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca) è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. Anche il ricorso incidentale di un garante, basato sulla presunta nullità di una clausola di reviviscenza, è stato dichiarato inammissibile per carenza di prova.
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Pegno irregolare: quando è revocabile in fallimento?
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un pagamento eseguito in favore di una banca. La Corte chiarisce che un pegno su somme di denaro è 'regolare' se la banca non può disporre liberamente della somma prima dell'inadempimento del debitore. Di conseguenza, l'incameramento della somma costituisce un pagamento, soggetto ad azione revocatoria fallimentare se la banca era a conoscenza dello stato di insolvenza del cliente, provato in questo caso dall'aver classificato il rapporto 'a sofferenza'.
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Motivi di appello: specificità e divieto di mutatio libelli
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello, stabilendo che i motivi di appello erano sufficientemente specifici e che il giudice di primo grado aveva violato il divieto di 'mutatio libelli'. Il caso riguardava un'azione del curatore fallimentare per la cessione di un'auto, originariamente qualificata come atto a titolo gratuito (art. 64 l.fall.) e poi decisa come se fosse un'azione revocatoria (art. 67 l.fall.), che costituisce una domanda diversa e inammissibile.
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Responsabilità da scissione e revocatoria fallimentare
La Corte di Cassazione analizza la responsabilità da scissione di una società beneficiaria per un debito restitutorio derivante da un'azione revocatoria fallimentare. Il caso riguarda una società condannata a restituire una quota del valore di crediti ceduti gratuitamente dalla società poi fallita alla società scissa. La Corte ha stabilito che, per affermare la responsabilità solidale della società beneficiaria, è indispensabile accertare che il debito restitutorio sia sorto prima dell'atto di scissione, annullando la decisione precedente per carenza di motivazione su questo punto cruciale.
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Fusione per incorporazione e debiti pregressi
La Corte di Cassazione chiarisce che una banca, a seguito di una fusione per incorporazione, eredita tutti i debiti della società incorporata, inclusi quelli derivanti da azioni revocatorie. La responsabilità sorge dall'atto di fusione, che determina una successione universale, e non da precedenti contratti di cessione di partecipazioni che non coinvolgevano direttamente la società poi incorporata. La fusione per incorporazione è l'evento giuridico determinante per il trasferimento delle passività.
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Cessione bancaria: la Cassazione sui rapporti estinti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24228/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione bancaria di interi rami d'azienda. Ha chiarito che le passività derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione non vengono trasferite all'istituto acquirente, anche se su di esse pende una controversia giudiziaria. Il criterio determinante non è la pendenza della lite, ma la funzionalità del rapporto sottostante all'esercizio dell'impresa della banca cessionaria. Pertanto, un debito derivante da un'azione revocatoria su un conto corrente chiuso anni prima non rientra nel perimetro della cessione.
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Scientia decoctionis: obblighi di verifica della banca
Una società, agendo come assuntore di un concordato fallimentare, ha proposto ricorso contro una banca per la revocatoria di rimesse. La Corte di Cassazione ha esaminato il concetto di scientia decoctionis, confermando la decisione d'appello. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la ricorrente non ha contestato il principio fondamentale secondo cui la banca non ha l'obbligo di esaminare i bilanci del cliente se il conto corrente è di semplice corrispondenza e non assistito da affidamento.
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Cessione d’azienda bancaria: i debiti esclusi
La Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità nella cessione d'azienda bancaria. Una banca cessionaria non è tenuta a rispondere dei debiti derivanti da un contenzioso se questo riguarda un rapporto bancario già estinto al momento della cessione. La Corte ha stabilito che tali passività non rientrano nel "perimetro della cessione" definito dal contratto, prevalendo sulla disciplina generale. Il caso riguardava un'azione revocatoria per rimesse su un conto corrente di una società poi fallita, il cui rapporto con la banca originaria era già cessato prima del trasferimento aziendale.
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Inammissibilità del ricorso: le rationes decidendi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un creditore. La decisione della Corte d'Appello si fondava su tre distinte e autonome motivazioni (rationes decidendi). Il ricorrente, tuttavia, ne ha contestata solo una, rendendo l'impugnazione inefficace, poiché le altre motivazioni, non contestate, erano sufficienti a sorreggere da sole la sentenza impugnata. Di conseguenza, la Corte ha confermato il principio per cui l'omessa impugnazione di una delle rationes decidendi comporta l'inammissibilità del ricorso.
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Pagamento debito sociale: quando è irrevocabile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva la revoca di un pagamento di un debito sociale effettuato a favore di una banca. La Corte ha stabilito che, se il pagamento viene eseguito da un terzo (in questo caso, l'amministratore) con fondi propri, non si verifica un depauperamento del patrimonio della società fallita. Di conseguenza, manca il presupposto fondamentale per l'azione revocatoria, rendendo il pagamento del debito sociale legittimo e non attaccabile dai creditori.
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Revocatoria fallimentare: onere della prova e notifica
La Cassazione conferma la revocatoria fallimentare di un atto di rinuncia a un usufrutto. Chiarisce che la notifica a un familiare presso la residenza anagrafica è valida anche senza convivenza e che l'eccezione di adempimento di un dovere morale, per evitare l'inefficacia, deve essere sollevata in primo grado.
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Clausola di reviviscenza: valida anche con transazione
La Corte di Cassazione conferma la validità della clausola di reviviscenza in un contratto di fideiussione. Anche se il creditore restituisce le somme incassate a seguito di una transazione con la curatela fallimentare del debitore principale, la garanzia del fideiussore torna ad essere efficace. La Corte ha chiarito che tale clausola non è vessatoria e che la transazione funge da mero presupposto fattuale per la sua applicazione, senza estinguere l'obbligazione del garante.
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Pegno regolare e fallimento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la costituzione di un pegno regolare su una polizza assicurativa non esonera l'istituto di credito dall'obbligo di insinuarsi al passivo del fallimento del debitore. Anche in presenza della disciplina speciale sulle garanzie finanziarie, il principio della par condicio creditorum prevale. La Corte ha rigettato il ricorso della banca, confermando che il diritto di escutere il pegno non si traduce in un'automatica deroga alle procedure concorsuali e che la natura del pegno dipende dal momento in cui sorge il potere di disporre del bene.
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Azione revocatoria amministrazione straordinaria: i termini
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria contro un istituto bancario per recuperare somme versate prima della crisi. I tribunali di merito avevano respinto la domanda, ritenendola tardiva perché calcolavano il termine di prescrizione dalla data della dichiarazione di insolvenza. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale per l'azione revocatoria amministrazione straordinaria: il termine per agire non decorre dalla dichiarazione di insolvenza, ma dalla successiva autorizzazione ministeriale al programma di cessione dei complessi aziendali. Solo da quel momento, infatti, il commissario straordinario è legalmente autorizzato a proporre l'azione.
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Scientia decoctionis: errore sulla società insolvente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello in un caso di azione revocatoria fallimentare. La corte territoriale aveva erroneamente valutato la 'scientia decoctionis' dell'acquirente di quote societarie, confondendo la situazione patrimoniale della società le cui quote erano state vendute con quella della società, poi fallita, del venditore. La Suprema Corte ha chiarito che la prova della conoscenza dello stato di insolvenza deve riguardare il soggetto cedente e non la società target dell'operazione, accogliendo il ricorso anche per omessa valutazione di elementi decisivi, come la presenza di abusi edilizi che incidevano sul valore degli immobili.
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Azione revocatoria fallimentare: la Cassazione chiarisce
Un creditore avvia un'azione revocatoria per annullare delle vendite immobiliari. La società debitrice fallisce e la curatela subentra nel processo. La Cassazione conferma che l'azione prosegue a beneficio di tutti i creditori, senza che la domanda si modifichi, e corregge il calcolo delle spese legali, che va basato sul valore del credito e non su quello degli immobili.
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Delegazione di pagamento: non revocabile se promittendi
La Corte di Cassazione ha stabilito che una complessa operazione di compravendita immobiliare, regolata tramite una delegazione di pagamento, non è soggetta ad azione revocatoria fallimentare. La Corte ha chiarito che, non trattandosi di un pagamento anomalo ma di una 'delegatio promittendi' che ha portato a una compensazione legale, l'atto non è inefficace nei confronti del fallimento. La decisione si basa sulla distinzione cruciale tra l'ordine di pagare e l'assunzione di un nuovo debito.
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Revocatoria fallimentare: pagamenti a rischio
Il Tribunale di Venezia accoglie un'azione di revocatoria fallimentare promossa dalla curatela. Annullati pagamenti per €380.000 a un fornitore, poiché eseguiti nel 'periodo sospetto' e con la provata conoscenza dello stato di insolvenza da parte del creditore, desunta da ritardi, piani di rientro falliti e comunicazioni via email.
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Scientia decoctionis: prova e revocatoria fallimentare
Il Tribunale di Brescia ha accolto un'azione revocatoria fallimentare, dichiarando inefficace un pagamento di 10.000 euro effettuato da una società pochi giorni prima della sua dichiarazione di fallimento. La decisione si fonda sulla prova della scientia decoctionis del creditore, ovvero la sua consapevolezza dello stato di insolvenza del debitore. Tale consapevolezza è stata desunta da una serie di indizi, tra cui il grave ritardo nel pagamento, la necessità di azioni legali per recuperare il credito e l'accettazione di una somma a saldo e stralcio notevolmente inferiore al debito originario.
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Pagamento diretto subappaltatore: non è revocabile
Una società in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio un proprio subappaltatore per revocare pagamenti per circa 234.000 euro ricevuti direttamente dalla stazione appaltante. Il Tribunale di Torino ha rigettato la domanda, stabilendo che il pagamento diretto al subappaltatore negli appalti pubblici è una modalità normale e prevista dalla legge, non un mezzo anormale di pagamento soggetto a revocatoria fallimentare. Inoltre, non è stata fornita la prova della conoscenza dello stato di insolvenza da parte del subappaltatore.
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