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Avviso Di Mora

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto con cui l'amministrazione finanziaria intima al contribuente il pagamento di un debito tributario già scaduto, avvertendolo che in mancanza si procederà ad esecuzione forzata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Avviso di Mora Nullo? La Cassazione chiarisce i limiti della nullità
Un Contribuente ha contestato un avviso di mora per tributi IRPEF del 1991. Una Commissione Tributaria Regionale aveva dichiarato la nullità avviso di mora, sostenendo che mancava l'indicazione del responsabile del procedimento. L'Agente della Riscossione ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. Ha chiarito che la legge non prevede la nullità per gli avvisi di mora che non indicano il responsabile del procedimento, a differenza delle cartelle di pagamento emesse dopo una certa data. Inoltre, la Corte ha ribadito che se il Contribuente ricorre tempestivamente contro un atto, qualsiasi difetto di notifica si considera sanato, poiché l'atto ha comunque raggiunto il suo scopo. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale è stata annullata e la causa rinviata per una nuova decisione.
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Prescrizione credito contributivo: la mancata contestazione costa caro
Un Lavoratore ha impugnato una cartella esattoriale per crediti contributivi, sostenendo la prescrizione credito contributivo. La Corte d'Appello ha rigettato la sua domanda, accertando che l'Ente di Riscossione aveva notificato sia la cartella che un successivo avviso di mora. Quest'ultimo, non contestato dal Lavoratore, aveva interrotto la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore. La Suprema Corte ha ritenuto che le sue contestazioni non si confrontassero con il ragionamento della Corte d'Appello, che aveva considerato la notifica dell'avviso di mora un "fatto storico" pacifico e non bisognoso di prova. Il Lavoratore ha perso e deve pagare le spese legali.
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Impugnazione avviso di mora: stop ai vizi sulle vecchie cartelle
Un contribuente riceve due serie di avvisi di mora basati sulle medesime cartelle di pagamento per debiti fiscali. La seconda serie riduce l'importo richiesto dall'ufficio. Il contribuente promuove l'impugnazione avviso di mora della seconda serie contestando la notifica delle cartelle originarie, vizio non eccepito nel primo giudizio. La Corte di Cassazione chiarisce che il secondo avviso non riapre i termini per contestare le cartelle originarie, i cui vizi si considerano ormai decaduti. Il titolo esecutivo resta infatti invariato nonostante lo sgravio parziale. La Corte rigetta il ricorso del contribuente e lo condanna alle spese.
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Rimborso TARSU negato ma niente raddoppio del contributo
Un istituto bancario ha richiesto al Comune il Rimborso TARSU per l'anno 2007, a seguito dell'annullamento della delibera tariffaria del 2006. Di fronte al silenzio rifiuto del Comune, la banca ha fatto ricorso. I giudici di merito hanno ritenuto inammissibile la richiesta poiché la banca non aveva impugnato il precedente avviso di mora, rendendo la pretesa tributaria definitiva. La Corte di Cassazione ha confermato questa impostazione, rigettando i motivi di merito. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla contestazione sul raddoppio del contributo unificato, ritenendolo non dovuto nel processo tributario in quanto misura eccezionale e sanzionatoria propria del processo civile. La sentenza è stata cassata senza rinvio su questo punto, con compensazione delle spese.
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Responsabilità del nuovo socio: risponde dei debiti passati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio accomandatario che contestava la richiesta di pagamento per debiti IVA del 1992 della società. Il socio sosteneva di non essere responsabile in quanto entrato in società solo nel 1993 e lamentava la mancata notifica preventiva della cartella esattoriale. I giudici hanno chiarito che, in tema di responsabilità del nuovo socio, chi entra in una società di persone risponde illimitatamente anche dei debiti sorti prima del suo ingresso. Inoltre, la notifica diretta dell'avviso di mora è legittima e non lede il diritto di difesa, potendo il socio contestare il debito originario impugnando l'atto ricevuto. Il socio perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Notifica appello tributario: quando è nulla e perché
La Corte di Cassazione esamina un caso di presunta nullità della notifica dell'appello tributario. Dei contribuenti, vittoriosi in primo grado, non ricevevano la notifica dell'appello dell'Agenzia delle Entrate, inviata a un legale non domiciliatario. La Corte, prima di decidere, rinvia la causa per acquisire i fascicoli di merito e verificare l'effettiva elezione di domicilio, sottolineando l'importanza di questo adempimento per la validità del processo.
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Avviso di mora: quando è inoppugnabile la pretesa
Un contribuente ha impugnato un avviso di mora del 2007, sostenendo la mancata notifica della cartella esattoriale presupposta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione di un precedente avviso di mora, identico e notificato nel 1997, aveva reso la pretesa tributaria definitiva e inoppugnabile. Di conseguenza, il secondo avviso di mora era un atto meramente reiterativo, non contestabile per vizi degli atti precedenti ormai sanati.
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Avviso di mora inoppugnabile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata impugnazione di un primo avviso di mora rende la pretesa tributaria definitiva e inattaccabile. Di conseguenza, il contribuente non può contestare un successivo avviso di mora, identico nel contenuto, eccependo la mancata notifica dell'atto presupposto (come la cartella di pagamento). Il primo atto non contestato ha sanato ogni vizio precedente, rendendo il debito esigibile.
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Impugnazione atti presupposti: quando è tardi?
Un contribuente ha contestato un avviso di mora per mancata notifica delle cartelle di pagamento presupposte. Tuttavia, non avendo impugnato precedenti avvisi di mora notificati anni prima, la Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata tempestiva impugnazione degli atti presupposti ha reso il debito definitivo e non più contestabile, precludendo ogni successiva eccezione.
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Notifica avviso di mora: quando sana gli atti pregressi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la mancata impugnazione di un avviso di mora preclude al contribuente la possibilità di contestare in futuro la validità degli atti presupposti, come la cartella di pagamento. La notifica dell'avviso di mora, anche se successiva, ha l'effetto di interrompere la prescrizione e di sanare eventuali vizi di notifica precedenti. La Corte ha inoltre chiarito che la prova dell'interruzione della prescrizione può essere introdotta anche in appello, trattandosi di un'eccezione rilevabile d'ufficio.
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Intimazione di pagamento: quando è legittima?
Un contribuente riceve un'intimazione di pagamento per un debito fiscale risalente a una cartella del 1995, già oggetto di una rideterminazione giudiziale. La Corte di Cassazione stabilisce che la vecchia cartella, non impugnata a suo tempo, è definitiva e non può essere più contestata nel merito. Tuttavia, l'intimazione di pagamento, come atto autonomo, può essere impugnata per vizi propri. La Corte ritiene l'intimazione legittima, in quanto non richiede una motivazione complessa essendo un atto vincolato che si limita a riattivare la riscossione di un credito già definito.
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