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Avviso Di Liquidazione

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487 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessione d’azienda e imposta di registro: stop a debiti tassati
La controversia nasce dalla cessione di un ramo aziendale. La società acquirente ha calcolato il tributo sottraendo dal prezzo i debiti del personale e il trattamento di fine rapporto. L'Agenzia delle Entrate ha escluso tale deduzione e ha emesso un avviso di liquidazione per recuperare la maggiore imposta. I giudici di merito hanno confermato la pretesa fiscale, sostenendo che le passività non riducono il valore dichiarato. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. La Suprema Corte ha chiarito le regole su cessione d'azienda e imposta di registro: la base imponibile è unica e corrisponde al valore complessivo dei beni al netto di tutte le passività inerenti.
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Avviso di liquidazione assente: nulla la cartella del Fisco
L'Agente della Riscossione ha notificato a un contribuente una cartella di pagamento per imposte di registro su atti giudiziari senza avergli mai recapitato il preventivo avviso di liquidazione. I giudici di merito hanno respinto il ricorso del contribuente equiparando erroneamente il caso a un controllo automatico della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino e annullato la pretesa fiscale. I giudici supremi hanno ribadito che l'imposta di registro richiede obbligatoriamente la notifica dell'avviso di liquidazione entro cinque anni, a pena di decadenza. La mancata notifica dell'atto presupposto rende la cartella esattoriale totalmente nulla.
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Eccezioni nuove in appello tributario: Fisco contro Ente locale
Un ente pubblico territoriale riceve una cartella di pagamento per imposta di registro e relative sanzioni. L'ente impugna l'atto sostenendo che le sanzioni non sono riscuotibili perché pende ancora il ricorso contro l'avviso di liquidazione presupposto. Il giudice di primo grado annulla le sanzioni confermando la pendenza. L'Agenzia delle Entrate propone appello dimostrando che la controversia presupposta si è invece conclusa definitivamente con esito favorevole al Fisco. I giudici regionali dichiarano inammissibile l'impugnazione fiscale ritenendo sollevate eccezioni nuove in appello tributario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia: la pendenza o conclusione del giudizio presupposto faceva già parte della discussione originaria, pertanto il giudice di secondo grado doveva esaminare le prove e verificare lo stato effettivo del contenzioso.
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Agevolazioni fiscali per piani di recupero: stop col piano scaduto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per recuperare le imposte proporzionali di registro, ipotecarie e catastali su un atto notarile di compravendita immobiliare. Il professionista rogante aveva applicato le imposte in misura fissa, invocando le agevolazioni fiscali per piani di recupero edilizio. Il Fisco ha contestato il beneficio perché il piano urbanistico decennale era ormai scaduto al momento del rogito, nonostante una successiva delibera comunale di proroga. I giudici di merito hanno inizialmente dato ragione al contribuente. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito, accogliendo il ricorso dell'Erario. I giudici supremi hanno chiarito che le agevolazioni tributarie hanno natura eccezionale e decadono tassativamente alla scadenza del termine decennale del piano, senza possibilità di proroghe comunali.
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Definizione agevolata della lite: stop al contenzioso col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la decisione favorevole ottenuta da una società agricola e da un condebitore in merito ad avvisi di liquidazione per imposte di registro e catastale su un terreno agricolo. Durante il giudizio di legittimità, la società ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite pagando l'intero importo previsto dalla legge sul condono fiscale. L'amministrazione finanziaria ha confermato il regolare versamento delle somme. La Suprema Corte ha verificato il perfezionamento della procedura e ha dichiarato estinto il processo per cessata materia del contendere, estendendo gli effetti favorevoli anche al condebitore solidale con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Imposte ipotecarie e catastali: immobili d’impresa a tassa piena
Una società agricola ha venduto un fabbricato strumentale in corso di costruzione a una società di leasing per riutilizzarlo tramite leasing di ritorno (sale and lease back). L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento proporzionale del tributo, mentre la società sosteneva la tassazione fissa per via della mancata ultimazione del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando che il trasferimento di fabbricati strumentali sconta le imposte ipotecarie e catastali in misura proporzionale (rispettivamente 3% e 1%), indipendentemente dall'eventuale assoggettamento a IVA o dallo stato di ultimazione del fabbricato.
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Fisco contro eredi: definizione agevolata delle liti fiscali
L'Agenzia delle Entrate contestava la definizione agevolata delle liti fiscali richiesta da due eredi per un avviso di liquidazione su imposte di successione. Secondo l'amministrazione finanziaria, l'atto costituiva una mera richiesta esecutiva di somme derivante da un precedente accertamento ormai definitivo e non un autonomo atto impositivo condonabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando l'estinzione della lite. I giudici hanno chiarito che l'avviso di liquidazione assume natura impositiva quando ridetermina la base imponibile, disconoscendo passività ereditarie o quantificando maggiori imposte e sanzioni per la prima volta. Di conseguenza, la controversia rientra a pieno titolo tra quelle sanabili tramite definizione agevolata.
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Cessione di ramo d’azienda: debiti TFR e imposte
Due società stipulavano un contratto per il trasferimento di un'attività produttiva. Nel calcolo dell'imposta di registro, le parti deducevano dal valore complessivo i debiti per TFR e ratei del personale, riducendo drasticamente il corrispettivo netto tassabile. L'Agenzia delle Entrate contestava questa detrazione, poiché la società acquirente si accollava tali debiti in assenza di un reale accantonamento contabile da parte della venditrice. L'Ufficio qualificava l'accollo come parte integrante del prezzo effettivo. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della pretesa fiscale. Nella cessione di ramo d'azienda, l'assunzione di debiti non accantonati concorre alla formazione della base imponibile e impedisce l'abbattimento del valore dichiarato.
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Rettifica imposta di registro: perizia privata bocciata
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un contribuente un avviso per la rettifica imposta di registro sul valore venale di un immobile. L'ente ha quantificato la somma basandosi sui dati catastali, sulla destinazione urbanistica e su vendite di beni comparabili nella medesima area. Il proprietario ha impugnato l'atto producendo una perizia tecnica redatta da un proprio professionista e chiedendo una perizia d'ufficio. I giudici di merito hanno respinto il ricorso e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che la relazione di parte costituisce una semplice argomentazione difensiva priva di forza probatoria autonoma. Il contribuente deve offrire prove certe per smentire la valutazione dell'ufficio.
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Definizione agevolata delle liti: stop al debito e processo chiuso
La vicenda nasce dalla contestazione dell'Agenzia delle Entrate contro La Contribuente per la decadenza dai benefici fiscali prima casa, con richiesta di maggiori imposte di registro, ipotecarie e catastali. Dopo la vittoria dell'amministrazione nel giudizio di appello, la cittadina ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, La Contribuente ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle liti tributarie, versando integralmente le somme previste dalla legge e depositando la ricevuta di pagamento. A fronte dell'avvenuto saldo del debito concordato, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. I giudici hanno inoltre confermato che le spese processuali restano a carico di chi le ha sostenute e hanno escluso la sanzione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: estinzione e solidarietà
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a tre società coobbligate il mancato pagamento di imposte di registro, ipotecarie e catastali a seguito della riqualificazione di operazioni straordinarie aziendali. Dopo l'annullamento dell'avviso in appello, il Fisco ha presentato ricorso per Cassazione. Durante il procedimento di legittimità, la società controricorrente ha richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi dell'art. 6 del D.L. n. 119 del 2018, versando la prima rata senza ricevere alcun diniego dall'Amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ribadendo che la pace fiscale perfezionata da un singolo debitore solidale estende i propri effetti liberatori a tutti gli altri soggetti coobbligati.
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Definizione agevolata della lite: stop al ricorso del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza favorevole ottenuta da una contribuente in merito a plurimi avvisi di liquidazione. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di sanatoria pagando gli importi previsti dalla legge. L'amministrazione finanziaria ha confermato il regolare versamento delle somme dovute e ha chiesto ai giudici di chiudere la causa. La Corte di Cassazione ha accertato il perfezionamento della procedura e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che la definizione agevolata della lite comporta la compensazione delle spese legali a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie: lite fiscale chiusa
Una contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione e una cartella esattoriale per imposte di registro e INVIM derivanti dalla vendita di un immobile. L'atto di compravendita era stato annullato dal tribunale per un vizio del consenso. I giudici di merito hanno accolto le ragioni della contribuente, annullando le imposte pretese dal Fisco. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata delle controversie tributarie e ha saldato integralmente tutte le rate previste dalla legge. I giudici della Suprema Corte hanno quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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Ruralità immobile agrituristico: lusso o sgravio fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha negato a un imprenditore agricolo il beneficio fiscale della ruralità per un immobile adibito ad agriturismo, qualificando l'edificio come abitazione di lusso. Il contribuente ha impugnato il provvedimento sostenendo la natura rurale della struttura per destinazione di legge. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha esaminato i requisiti di strumentalità agricola e la deroga per le case di lusso. I giudici hanno chiarito che il divieto di ruralità per gli immobili di pregio riguarda solo le abitazioni. La Suprema Corte ha tuttavia evidenziato la necessità di chiarire la corretta qualificazione tributaria per la ruralità immobile agrituristico, distinguendo le aree di pernottamento da quelle per la ristorazione e la vendita, rimettendo gli atti alla Sezione Tributaria.
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Rettifica valore immobile OMI tra degrado e stime
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di liquidazione delle imposte a carico di un acquirente, rideterminando il prezzo dichiarato per l'acquisto di un fabbricato. L'Ufficio ha contestato il valore dichiarato tramite una rettifica valore immobile OMI, elevando la base imponibile. Il compratore ha fatto ricorso producendo perizie, foto e fatture di restauro che attestavano il forte degrado strutturale dell'immobile al momento del rogito. I giudici di merito hanno ridotto parzialmente il valore accertato dall'Ufficio, fissando una nuova base imponibile intermedia. Il contribuente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'uso delle quotazioni statistiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice di merito può rideterminare il valore venale incrociando i dati statistici con le prove concrete dello stato dell'immobile fornite dalle parti.
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Definizione agevolata e sospensione del giudizio: lite congelata
L'erede di un contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per imposta di registro. Nelle more del ricorso in Cassazione, il cittadino ha aderito alla rottamazione-ter per estinguere il debito fiscale a rate. Il contribuente ha richiesto la definizione agevolata e sospensione del giudizio, allegando le ricevute dei versamenti eseguiti e indicando la scadenza dell'ultima rata al 30 novembre 2023. I giudici di legittimità hanno accolto l'istanza. La Suprema Corte ha disposto il rinvio dell'udienza a data successiva al saldo finale per consentire l'effettiva estinzione del debito.
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Tardiva registrazione del contratto di locazione: il calcolo
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di liquidazione contro una società per l'omesso versamento dell'imposta di registro e la tardiva registrazione del contratto di locazione per l'anno 2016. I giudici di merito hanno accolto la tesi del contribuente: hanno stabilito che, potendo il locatore versare il tributo anno per anno, la sanzione va calcolata solo sulla singola annualità omessa e non sull'intero valore pluriennale del contratto. Il Fisco ha fatto ricorso per Cassazione, sostenendo che la sanzione debba invece colpire l'intero accordo contrattuale per evitare disparità di trattamento. Riconoscendo la complessità e la rilevanza nomofilattica del tema, la sesta sezione della Suprema Corte ha rimesso la questione alla sezione tributaria ordinaria con rinvio a nuovo ruolo.
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Cessione di ramo aziendale: lite chiusa con pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società madre e alle sue collegate un'operazione societaria articolata in conferimento e successiva vendita di quote. Secondo l'amministrazione finanziaria, tali passaggi configuravano una cessione di ramo aziendale soggetta a imposta proporzionale di registro, anziché a imposta fissa. I giudici di merito hanno annullato l'avviso di liquidazione riconoscendo le reali finalità riorganizzative del gruppo societario. Il Fisco ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti fiscali pendenti, versando la quota prevista dalla legge. Avendo l'Agenzia confermato il regolare pagamento, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessata materia del contendere, ponendo fine alla contestazione.
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Caparra confirmatoria imposta di registro su immobile estero
Una società stipula un preliminare e un atto integrativo per la compravendita di un immobile situato all'estero, versando una rilevante somma a titolo di anticipo. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di liquidazione applicando l'aliquota proporzionale dello 0,50% sulle somme anticipate. La società contesta la pretesa, sostenendo l'applicazione della sola imposta fissa dato che l'atto definitivo per beni esteri sconta un'imposta fissa non compensabile. I giudici tributari accolgono il ricorso della contribuente. La Corte di Cassazione conferma la decisione: per la caparra confirmatoria imposta di registro proporzionale non è applicabile se il contratto definitivo sconta la misura fissa, poiché la caparra funge da mero acconto sul prezzo e l'imposizione proporzionale genererebbe una doppia tassazione non recuperabile. Il Fisco perde il ricorso ed è condannato a rifondere le spese di lite.
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Ravvedimento operoso parziale: scontro su IMU e sanzioni
Un Comune ha contestato il versamento dell'imposta municipale eseguito da una società commerciale. La contribuente aveva estinto solo una quota del tributo complessivo avvalendosi dello strumento del ravvedimento operoso parziale. L'amministrazione comunale pretendeva invece sanzioni piene sull'intero debito originario, negando la validità della sanatoria frazionata per i tributi locali. I giudici tributari di primo e secondo grado hanno accolto le ragioni della società, confermando la riduzione delle sanzioni per la sola quota effettivamente sanata. Il Comune ha presentato ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno riconosciuto l'estrema rilevanza della questione interpretativa. La Suprema Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla sezione ordinaria tributaria per una decisione definitiva sul ravvedimento operoso parziale.
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