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Avviso Di Addebito — Anno 2022

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118 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Avviso Di Addebito

Provvedimenti

Iscrizione Gestione Separata INPS: nullo l’addebito sotto i 5000€
L'INPS ha emesso un avviso di addebito contro un avvocato, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, pretendendo il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il professionista ha contestato l'atto evidenziando che il proprio reddito annuo era inferiore alla soglia di 5.000 euro e che l'attività non era svolta in modo abituale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando l'annullamento dell'addebito. I giudici hanno chiarito che l'Iscrizione Gestione Separata INPS richiede l'abitualità dell'attività professionale, la cui prova spetta interamente all'ente previdenziale e non può essere desunta automaticamente dal solo ammontare del reddito. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata. Il professionista riteneva che il debito fosse estinto per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento, tenendo conto anche delle proroghe governative dei termini di versamento delle imposte. Inoltre, l'invio di un avviso bonario da parte dell'ente previdenziale prima della scadenza del termine prorogato interrompe validamente il decorso del tempo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, annullando la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato prescritti i contributi, e ha rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Contributi INPS su utili societari: investire non è lavorare
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un Socio il pagamento di oltre trentatremila euro per contributi previdenziali calcolati anche sui guadagni derivanti dalla sua semplice partecipazione a una società a responsabilità limitata. Il Socio si è opposto, sostenendo che tali somme fossero semplici redditi di capitale, poiché egli non svolgeva alcuna attività lavorativa all'interno dell'azienda. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Socio, rigettando il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che i contributi INPS su utili societari non sono dovuti se il socio si limita a investire il proprio capitale senza lavorare nella società. Di conseguenza, i dividendi percepiti da un socio non operativo non rientrano nella base imponibile previdenziale.
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Contributi gestione commercianti: salvi i soci non operativi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Istituto Previdenziale contro un socio di una s.r.l. L'ente pretendeva il pagamento dei **Contributi gestione commercianti** sui redditi percepiti dal socio in qualità di fondatore non lavoratore. I giudici hanno chiarito che i proventi derivanti dalla sola partecipazione al capitale di una società, senza lo svolgimento di attività lavorativa al suo interno, costituiscono redditi di capitale e non redditi d'impresa. Di conseguenza, tali somme non possono essere incluse nella base imponibile previdenziale. Il socio vince definitivamente la causa e non deve pagare le somme richieste dall'ente per la sua quota di partecipazione nella società di capitali.
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Lavoro subordinato per gli steward: l’azienda perde contro l’INPS
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di servizi contro l'INPS, confermando l'obbligo di pagare oltre undicimila euro di contributi previdenziali. La vicenda nasce dall'impiego di 370 steward durante una partita di calcio. L'ispettorato del lavoro aveva accertato che l'attività, sebbene di breve durata, configurasse un rapporto di lavoro subordinato e non autonomo. I giudici di merito hanno rilevato l'assenza di autonomia organizzativa dei lavoratori, inseriti stabilmente nelle direttive aziendali. La Cassazione ha ribadito che la valutazione sulla natura del rapporto spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, specialmente in presenza di decisioni conformi nei precedenti gradi di giudizio.
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Sospensione della prescrizione: ostruzionismo e debiti INPS
Un artigiano ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per oltre ventimila euro di contributi omessi, eccependo la prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha invece ritenuto operante la sospensione della prescrizione a causa del comportamento ostativo e fraudolento del contribuente, emerso durante un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che l'occultamento doloso del debito, provato dal rifiuto di fornire la documentazione richiesta agli ispettori, impedisce il decorso dei termini. Di conseguenza, l'artigiano perde la causa e deve pagare i contributi richiesti, oltre al raddoppio del contributo unificato per il ricorso respinto.
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Iscrizione gestione separata: albo professionale non basta
L'INPS ha richiesto a un ingegnere il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2007. Il professionista si è opposto, evidenziando che il suo reddito annuo era inferiore a 5.000 euro e che non svolgeva l'attività in modo abituale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'iscrizione gestione separata non è automatica per il solo fatto di essere iscritti all'albo professionale. L'obbligo scatta solo in presenza di un esercizio abituale della professione. Se l'attività è occasionale e il reddito non supera la soglia di 5.000 euro, non sussiste alcun obbligo contributivo. Poiché l'ente previdenziale non ha dimostrato l'abitualità del lavoro dell'ingegnere, quest'ultimo non deve pagare i contributi richiesti e l'INPS è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Contributi previdenziali INPS: scontro cooperativa-ente rinviato
Una società cooperativa ha proposto ricorso in Cassazione contro l'INPS per contestare un avviso di addebito relativo al pagamento di contributi previdenziali INPS destinati al Fondo di Solidarietà Residuale per gli anni 2016 e 2017. La Corte d'Appello aveva precedentemente confermato il debito della società. La Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di numerosi altri ricorsi identici tra le stesse parti presso la Quarta Sezione, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente nel merito. Con ordinanza interlocutoria, la Corte ha disposto la rimessione della causa alla Quarta Sezione per consentire una trattazione congiunta e una soluzione unitaria della controversia.
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Esenzione contributiva sport dilettantistico: no a compensi fissi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cooperativa sportiva contro l'addebito INPS per contributi omessi relativi a 54 istruttori di nuoto. La cooperativa invocava l'esenzione contributiva sport dilettantistico prevista per i redditi diversi. Tuttavia, i giudici hanno accertato che gli istruttori ricevevano compensi mensili fissi, regolari e continuativi. Tale modalità di retribuzione dimostra lo svolgimento di un'attività professionale abituale, escludendo il carattere marginale o dilettantistico delle prestazioni. Di conseguenza, l'esenzione non è applicabile e la cooperativa deve versare i contributi previdenziali richiesti, oltre alle sanzioni e alle spese di giudizio.
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Istruttori di tennis: accertato il rapporto di lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'associazione sportiva dilettantistica, confermando l'avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi relativi a tre istruttori di tennis. I giudici hanno accertato l'esistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, escludendo l'autonomia delle prestazioni e l'applicabilità del regime di esenzione fiscale per i collaboratori sportivi. La Suprema Corte ha inoltre confermato la validità del verbale ispettivo come atto idoneo a interrompere la prescrizione quinquennale dei contributi. L'associazione è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento del doppio del contributo unificato.
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Datore di lavoro apparente: risponde il titolare reale
L'INPS ha accertato che un imprenditore gestiva un'azienda agricola formalmente intestata alla madre. L'ente ha quindi richiesto il pagamento dei contributi previdenziali per cinque operai. L'imprenditore ha contestato l'addebito, sostenendo che i contributi erano già stati versati sotto il nome della madre, configurando la figura del datore di lavoro apparente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imprenditore. I giudici hanno chiarito che l'obbligo contributivo ha natura pubblica e deve gravare sul datore di lavoro effettivo, non su quello fittizio. Inoltre, la Corte ha stabilito che i lavoratori non sono parti necessarie nella causa tra l'azienda e l'INPS per il pagamento dei contributi.
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Opposizione all’avviso di addebito: vince il merito sulla forma
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento di contributi omessi alla gestione separata tramite un avviso di addebito. Il Professionista ha proposto opposizione, accolta nei gradi di merito perché l'obbligo di iscrizione alla gestione era oggetto di un altro giudizio ancora pendente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che il giudice dell'opposizione all'avviso di addebito non può limitarsi a dichiarare l'illegittimità formale dell'atto. Egli deve sempre valutare nel merito se il debito contributivo esista o meno, applicando le stesse regole dell'opposizione a decreto ingiuntivo. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per l'esame del merito.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde la causa
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione quinquennale, poiché l'avviso di addebito era stato notificato oltre cinque anni dopo la scadenza del pagamento. L'ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro specifico della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso, in grado di sospendere il termine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando la Prescrizione contributi previdenziali. I giudici hanno chiarito che non esiste un automatismo tra l'omissione del quadro compilativo e l'occultamento doloso, specialmente se i redditi sono stati comunque dichiarati in altre sezioni del modello fiscale, escludendo così la volontà di evadere.
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Ditta individuale e persona fisica: stessa identità per le notifiche
L'INPS ha richiesto a un commerciante il pagamento di contributi previdenziali non versati tramite un avviso di addebito. Il giudice d'appello ha annullato l'atto, ritenendo nulla la notifica inviata alla PEC della ditta anziché alla persona fisica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che tra ditta individuale e persona fisica non esiste alcuna distinzione giuridica. Trattandosi dello stesso soggetto, la notifica alla ditta individuale è pienamente valida. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Avviso di addebito INPS: l’errore sui tempi costa caro all’azienda
L'Azienda ha proposto opposizione contro un avviso di addebito notificato dall'Ente Previdenziale per il recupero di sgravi contributivi indebiti. La Corte d'Appello ha rigettato l'opposizione, qualificandola come contestazione formale (opposizione agli atti esecutivi) presentata oltre il termine di venti giorni. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il credito non potesse essere riscosso in pendenza del giudizio sul verbale ispettivo originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'avviso di addebito basato su una sentenza esecutiva, anche se non definitiva, è legittimo. Inoltre, l'Azienda non ha contestato la tardività dell'opposizione formale stabilita nei gradi precedenti. L'Azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali e il doppio del contributo unificato.
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Contributi previdenziali su utili societari: no se non si lavora
L'INPS ha richiesto a un socio e amministratore unico di una società a responsabilità limitata il pagamento di contributi previdenziali calcolati anche sui redditi derivanti dalla sua partecipazione societaria. La Corte d'Appello ha annullato la richiesta poiché l'uomo non svolgeva alcuna attività lavorativa concreta all'interno dell'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che i contributi previdenziali su utili societari non sono dovuti se il socio non presta lavoro nell'impresa. I proventi derivanti dalla sola partecipazione al capitale sociale costituiscono infatti redditi di capitale e non redditi d'impresa, rimanendo esclusi dalla base imponibile previdenziale. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue senza consenso
L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso contro una cittadina in merito a due avvisi di addebito. Successivamente, avendo ottenuto una decisione favorevole in un altro giudizio correlato, l'Ente ha presentato e notificato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso, regolarmente notificata alla controparte, determina l'immediata estinzione del processo senza necessità di accettazione da parte del destinatario. L'accettazione rileva solo ai fini della ripartizione delle spese giudiziarie. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Sospensione feriale dei termini: l’errore che costa la causa
Un'azienda ha impugnato alcune cartelle esattoriali e avvisi di addebito per contributi previdenziali e premi assicurativi non pagati. Dopo la decisione sfavorevole nei gradi precedenti, l'azienda ha presentato ricorso in Cassazione oltre il termine semestrale di scadenza, ritenendo applicabile la sospensione feriale dei termini nel mese di agosto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione feriale dei termini non si applica alle controversie in materia di previdenza e assistenza, caratterizzate da esigenze di rapida risoluzione. Di conseguenza, l'azienda ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali in favore degli enti previdenziali e dell'agente della riscossione.
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