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Avviso Bonario

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201 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione dei contributi previdenziali: l’avviso salva l’INPS
Un professionista impugna la richiesta dell'INPS per il pagamento di contributi omessi alla Gestione separata per gli anni 2009 e 2010. La Corte d'appello dichiara prescritti i contributi del 2009, ritenendo che il primo atto interruttivo fosse del 2017. Per il 2010, esclude la più grave sanzione per evasione, applicando quella per omissione. L'INPS ricorre in Cassazione lamentando che i giudici d'appello hanno ignorato un avviso bonario del 2015 che avrebbe interrotto la prescrizione per il 2009. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, confermando che l'omessa valutazione dell'avviso bonario costituisce un vizio di omessa pronuncia. La causa viene rinviata per un nuovo esame sulla prescrizione dei contributi previdenziali del 2009.
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Interruzione della prescrizione: basta l’avviso di giacenza
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un contribuente il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2010. L'ente ha inviato un avviso bonario tramite raccomandata, ma il postino, non trovando il destinatario, ha lasciato l'avviso di giacenza il 4 luglio 2016, due giorni prima della scadenza del termine quinquennale di prescrizione. La Corte d'Appello aveva ritenuto il credito prescritto, calcolando il perfezionamento della notifica solo dopo dieci giorni dal deposito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che per gli atti stragiudiziali l'interruzione della prescrizione si realizza nel momento stesso in cui l'avviso di giacenza viene immesso nella cassetta postale del destinatario, operando da subito la presunzione di conoscenza.
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Controllo automatizzato della dichiarazione: valida la cartella
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso una cartella di pagamento per recuperare un credito IVA ritenuto inesistente, poiché il Contribuente aveva presentato in forte ritardo la dichiarazione dell'anno precedente. I giudici di secondo grado avevano annullato la cartella, ritenendo necessario un accertamento ordinario e la notifica dell'avviso bonario. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente pubblico, stabilendo che il controllo automatizzato della dichiarazione è legittimo per recuperare crediti derivanti da dichiarazioni omesse o tardive, senza bisogno di un preventivo avviso bonario. La causa è stata rinviata per verificare se il Contribuente possa comunque dimostrare l'esistenza reale del credito.
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Controllo automatizzato cartella di pagamento: fisco salvo
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso una cartella di pagamento a carico di una Società Contribuente per recuperare crediti IVA e perdite IRES non spettanti. Il fisco ha rilevato, tramite l'anagrafe tributaria, che la società non aveva presentato la dichiarazione dei redditi per l'anno precedente, escludendo così la possibilità di riportare crediti o perdite. La società ha contestato l'atto, lamentando la mancanza di una comunicazione preventiva (avviso bonario). La Corte di Cassazione ha dato ragione al fisco, stabilendo che nel controllo automatizzato cartella di pagamento non è necessario inviare un avviso preventivo se la correzione deriva dal semplice confronto con i dati d'anagrafe tributaria, che confermano l'omessa dichiarazione precedente. Di conseguenza, la cartella di pagamento è pienamente valida e la società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Avviso bonario: basta la raccomandata, la cartella è valida
Una società impugna una cartella di pagamento IVA, lamentando la mancata notifica formale della comunicazione di irregolarità, nota come avviso bonario. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che per l'invio dell'avviso bonario non servono le formalità della notifica, ma basta una semplice raccomandata postale. Inoltre, la Corte chiarisce che il contraddittorio preventivo non è obbligatorio per i controlli automatizzati, anche se riguardano l'IVA. Di conseguenza, l'Amministrazione Finanziaria vince la causa e la società viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Motivazione per relationem: il Comune vince sulla tassa rifiuti
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU), lamentando la mancata allegazione dell'avviso bonario precedentemente notificato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la motivazione per relationem è pienamente valida senza obbligo di allegazione se il contribuente ha già ricevuto o conosce l'atto richiamato. Inoltre, la richiesta di rivalutare la stagionalità dell'attività economica costituisce un riesame di merito precluso in sede di legittimità. La società è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata. Il professionista riteneva che il debito fosse estinto per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento, tenendo conto anche delle proroghe governative dei termini di versamento delle imposte. Inoltre, l'invio di un avviso bonario da parte dell'ente previdenziale prima della scadenza del termine prorogato interrompe validamente il decorso del tempo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, annullando la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato prescritti i contributi, e ha rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Controllo automatizzato della dichiarazione: stop avviso bonario
Una società riceveva una cartella di pagamento a seguito di un controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi, senza ricevere il preventivo avviso bonario. La società impugnava l'atto lamentando la mancanza di comunicazione e l'avvenuto pagamento delle somme tramite ravvedimento operoso. La Corte di Cassazione ha chiarito che il controllo automatizzato della dichiarazione non richiede l'avviso bonario se si tratta di un mero riscontro cartolare senza incertezze. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso della contribuente poiché la sentenza d'appello presentava una motivazione apparente, non avendo esaminato i documenti relativi ai pagamenti effettuati. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Cartella di pagamento valida anche senza avviso bonario
Una società ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate a seguito di un controllo automatizzato per imposte dichiarate e non versate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando la piena validità della cartella. I giudici hanno chiarito che, trattandosi di un controllo puramente cartolare su dati forniti dallo stesso contribuente, non è necessario l'invio preventivo di un avviso bonario. Inoltre, la notifica diretta tramite servizio postale non richiede la successiva comunicazione di avvenuta notifica. Infine, l'eventuale mancanza di sottoscrizione grafica sulla cartella non ne comporta l'invalidità automatica, spettando al contribuente dimostrare l'assenza di firma tramite accesso agli atti. La società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Cartella nulla senza avviso bonario obbligatorio: vince l’impresa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società consolidata contro una cartella di pagamento IRES emessa tramite controllo automatizzato. La società aveva commesso un mero errore materiale compilando la dichiarazione dei redditi, indicando un'eccedenza d'imposta come attribuita al consolidato anziché come eccedenza da utilizzare in compensazione. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso direttamente la cartella senza inviare l'avviso bonario obbligatorio. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione e di situazioni complesse come il consolidato fiscale, l'invio della comunicazione preventiva è un requisito di validità essenziale. Di conseguenza, la cartella di pagamento è nulla per mancato invio del preventivo avviso.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: vince l’INPS
Un libero professionista ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi previdenziali per l'anno 2008 alla Gestione Separata, sostenendo che il diritto dell'ente fosse ormai estinto per prescrizione quinquennale. Secondo il lavoratore, il termine di cinque anni andava calcolato dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009, rendendo tardiva la richiesta dell'INPS notificata il 27 giugno 2014. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso del professionista, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla data di scadenza effettiva del pagamento, comprensiva delle proroghe disposte via decreto (D.P.C.M.) per i soggetti sottoposti agli studi di settore, fissata nel caso specifico al 6 luglio 2009. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS è stata considerata tempestiva e il professionista è stato condannato a pagare i contributi e le spese legali.
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Notifica avviso bonario al portiere: il giorno in più costa caro
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto a una società il pagamento di sanzioni piene per il tardivo versamento dell'Irap, a seguito di un controllo automatizzato. La società ha sostenuto che la notifica dell'avviso bonario, consegnata al portiere dello stabile il 19 maggio 2010, fosse invalida e che il termine di trenta giorni per il pagamento ridotto dovesse decorrere dal giorno successivo, quando aveva effettivamente ricevuto l'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica avviso bonario al portiere effettuata direttamente a mezzo posta si perfeziona alla data di consegna al portiere stesso, senza necessità di ulteriori adempimenti o comunicazioni. Di conseguenza, il pagamento eseguito il 21 giugno 2010 è stato considerato tardivo, confermando la legittimità delle sanzioni piene applicate dall'ufficio fiscale.
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Avviso bonario o cartella diretta? La Cassazione decide sulle sanzioni
Una società ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato, lamentando la mancata notifica dell'avviso bonario e chiedendo la riduzione delle sanzioni al dieci per cento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'avviso bonario è obbligatorio solo se il controllo evidenzia discrepanze rispetto al dichiarato o imposte maggiori. Se il contribuente dichiara ma non versa, il fisco può emettere direttamente la cartella con sanzioni piene al trenta per cento. Inoltre, il mancato pagamento delle rate comporta la decadenza dal beneficio della rateizzazione e l'iscrizione a ruolo dei residui importi con sanzioni piene. Il contribuente perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Rinnovazione della notifica: il Fisco perde e la cartella decade
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione d'appello che annullava una cartella di pagamento per IVA e IRPEF, emessa senza la previa comunicazione dell'avviso bonario al contribuente. La Corte di Cassazione, rilevando un vizio nella notifica originaria del ricorso, ha ordinato la rinnovazione della notifica entro il termine perentorio di novanta giorni. Poiché l'ente creditore non ha provveduto a eseguire questo adempimento nel termine stabilito, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la decisione favorevole al contribuente è diventata definitiva, confermando l'annullamento della cartella esattoriale.
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Impugnazione avviso bonario: solo una facoltà, nessun obbligo
Un Comune ha richiesto a un cittadino, in qualità di erede, il pagamento della tassa sui rifiuti (TARSU) per il 2014. L'ente riteneva che le superfici degli immobili fossero ormai definitive perché il contribuente non aveva contestato un precedente avviso bonario. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione avviso bonario è solo una facoltà e non un obbligo. Di conseguenza, la mancata contestazione di questo atto informale non rende definitiva la pretesa del fisco. Il contribuente mantiene il diritto di difendersi e contestare i dati di calcolo delle superfici direttamente contro l'atto impositivo vero e proprio. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame del merito.
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Cartella senza avviso bonario: la Cassazione dà ragione al Fisco
Una società immobiliare ha impugnato una cartella di pagamento, un preavviso di ipoteca e un'intimazione di pagamento, lamentando la mancata notifica del preventivo avviso bonario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando che l'avviso bonario non è obbligatorio quando il Fisco si limita a liquidare somme già dichiarate dallo stesso contribuente, senza che emergano incertezze o dubbi interpretativi sui dati contabili. Di conseguenza, la cartella esattoriale emessa a seguito di controllo automatizzato è pienamente legittima anche senza una preventiva comunicazione di irregolarità. La società è stata condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Impugnazione avviso bonario: il silenzio non cancella il rimborso
Una società chiede al Comune il rimborso della tassa sui rifiuti (TARSU) pagata in eccedenza, avendo gestito autonomamente lo smaltimento dei rifiuti speciali. Il Comune e i giudici di merito rifiutano il rimborso, sostenendo che la mancata opposizione ai precedenti solleciti di pagamento avesse reso definitivo il debito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che l'impugnazione avviso bonario è una facoltà e non un obbligo per il contribuente. Di conseguenza, l'inerzia di fronte a un atto non definitivo non comporta la cristallizzazione della pretesa tributaria. La Suprema Corte cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia per un nuovo esame, riconoscendo il diritto della società di contestare il diniego di rimborso.
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Duplicazione avviso di accertamento: il Comune vince, l’Azienda no
Un'Azienda ha ricevuto da un Comune prima un avviso bonario per la TARI e, successivamente, un avviso di accertamento formale per la stessa annualità. L'Azienda ha sostenuto che si trattasse di una illegittima duplicazione avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo un principio fondamentale: l'avviso di accertamento formale non duplica, ma sostituisce integralmente il precedente avviso bonario. Quest'ultimo, essendo un atto facoltativo, perde ogni rilevanza una volta emesso l'atto definitivo. Di conseguenza, non vi è alcuna duplicazione e la pretesa del Comune, contenuta nell'atto formale, è legittima.
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Gestione Separata Avvocati: Contributi Sì, Sanzioni Annullate
Un avvocato si oppone alla richiesta di pagamento di contributi e sanzioni da parte dell'Ente Previdenziale per l'anno 2010. La Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'iscrizione Gestione Separata avvocati: l'obbligo di versare i contributi sussiste per i professionisti iscritti a un albo, anche se non iscritti alla propria cassa, e la fascia di esenzione di 5.000 euro non si applica a loro. Tuttavia, la Corte ha annullato completamente le sanzioni. La decisione si basa su una successiva sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma che imponeva tali sanzioni per il periodo precedente alla sua entrata in vigore. L'avvocato vince parzialmente: deve pagare i contributi, ma non le sanzioni.
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Forza maggiore crisi di liquidità: Fisco vince, azienda paga
Un'azienda ha ricevuto una cartella di pagamento per tasse non versate, giustificando l'inadempimento con una grave crisi di liquidità dovuta a mancati pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. La società ha sostenuto che questa situazione costituisse una **forza maggiore crisi di liquidità**, tale da escludere l'applicazione di sanzioni. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. I giudici hanno stabilito che la difficoltà economica, anche se causata da ritardi di pagamento di terzi, non è un evento imprevedibile e irresistibile. Pertanto, non rientra nella nozione di forza maggiore e non esonera dal pagamento di tasse e sanzioni. L'azienda ha perso la causa e ha dovuto pagare quanto richiesto.
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