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Autoconsumo

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31 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Assegnazione agevolata: guida alla rettifica IVA
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito a un caso di assegnazione agevolata di beni immobili ai soci. Una società, dopo aver eseguito lavori di ristrutturazione detraendo l'IVA, aveva assegnato i beni ai soci senza procedere alla rettifica della detrazione. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di assegnazione agevolata, il contribuente è obbligato a rettificare l'IVA se i lavori eseguiti hanno natura incrementativa e non hanno esaurito la loro utilità al momento del trasferimento. L'onere della prova circa l'assenza di tali presupposti ricade interamente sul contribuente, rendendo irrilevante l'uso effettivo del bene da parte del socio.
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Strumentalità immobile: l’uso reale batte il catasto
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di costruzioni l'indebita deduzione di costi e IVA relativi a fatture per operazioni ritenute inesistenti e all'ammortamento di un immobile accatastato come abitazione civile (A/2). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ufficio, confermando che la strumentalità immobile dipende dall'uso effettivo del bene come ufficio di rappresentanza e non dalla sua classificazione catastale. Inoltre, la Corte ha chiarito che la chiusura formale della partita IVA di un fornitore non prova l'inesistenza delle operazioni se l'attività economica prosegue nei fatti.
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Accertamento analitico-induttivo e studi di settore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, chiarisce la legittimità di un accertamento analitico-induttivo basato non solo sullo scostamento dai dati degli studi di settore, ma anche su altre irregolarità contabili. La Corte ha stabilito che la discordanza con gli studi di settore può fungere da semplice 'innesco' per controlli più approfonditi, ma l'accertamento deve fondarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti, come l'omessa fatturazione dell'autoconsumo. Il ricorso del contribuente, che lamentava anche l'omessa valutazione della concorrenza da parte di factory outlet, è stato respinto per la genericità delle argomentazioni.
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Tremonti ambiente: no tax break per la vendita di energia
Una società che produceva energia tramite un impianto fotovoltaico ha richiesto un rimborso fiscale basato sull'agevolazione "Tremonti ambiente". La Corte di Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo che il beneficio Tremonti ambiente spetta solo alle imprese che investono per ridurre l'impatto ambientale delle proprie attività produttive, non a quelle il cui unico scopo è produrre e vendere energia rinnovabile. Concedere l'agevolazione in quest'ultimo caso costituirebbe un aiuto di Stato illegittimo.
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Esenzione accise energia: no per i soci di cooperative
Una cooperativa produttrice di energia rinnovabile ha richiesto l'esenzione dalle accise per l'elettricità fornita ai suoi membri. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione accise energia si applica solo all'autoconsumo diretto da parte del produttore. La cessione ai soci, considerati soggetti terzi, configura una vendita e non rientra nell'agevolazione. Le definizioni di 'autoproduttore' di altre normative non sono applicabili in ambito fiscale.
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Macellazione domestica: quando non è reato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per macellazione clandestina, stabilendo che la macellazione domestica per autoconsumo è lecita. La grande stazza dell'animale non è sufficiente a provare l'intenzione di vendere la carne, ribaltando la decisione dei giudici di merito.
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Rimborso IVA negato se l’attività non inizia mai
Una contribuente ha acquistato un immobile per un'attività imprenditoriale che non è mai stata avviata a causa di impedimenti burocratici. Dopo aver chiuso la Partita IVA, ha richiesto il rimborso dell'imposta versata sull'acquisto. La Corte di Cassazione ha confermato il rimborso IVA negato, stabilendo che il diritto alla detrazione e al conseguente rimborso viene meno se il bene non viene più destinato, in via definitiva, a un'operazione soggetta a imposta. È quindi necessaria una rettifica della detrazione iniziale.
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Compenso avvocato: decisum o valore della domanda?
Un avvocato ha citato in giudizio un ex cliente condominiale per ottenere il pagamento del proprio compenso professionale. Il tribunale di primo grado aveva liquidato una somma notevolmente inferiore basandosi sul criterio del 'decisum' (l'importo effettivamente riconosciuto nella causa originaria). La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, nel rapporto tra avvocato e cliente, il criterio corretto per la liquidazione del compenso avvocato è il 'valore della domanda', ovvero quanto richiesto inizialmente. La Corte ha inoltre chiarito che si applicano gli interessi di mora previsti per le transazioni commerciali e che l'IVA non è dovuta se l'avvocato si difende in proprio.
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Autoconsumo energia elettrica: esenzione per le ditte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2042/2025, ha stabilito un importante principio in materia di accise. Se un'azienda produttrice di energia la fornisce gratuitamente a ditte appaltatrici che operano all'interno del suo stesso stabilimento per svolgere attività funzionali al suo ciclo produttivo, si configura un caso di autoconsumo di energia elettrica. Di conseguenza, tale fornitura è esente dal pagamento dell'accisa, in quanto l'energia viene utilizzata per soddisfare le esigenze produttive dell'azienda stessa, anche se tramite soggetti terzi.
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Agevolazione Tremonti ambiente: no se l’energia è venduta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5330/2025, ha stabilito che l'agevolazione Tremonti ambiente non spetta alle imprese che realizzano impianti a fonti rinnovabili per immettere l'intera energia prodotta nella rete di vendita. Il beneficio fiscale è subordinato all'autoconsumo, anche parziale, dell'energia, in quanto la finalità della norma è ridurre l'impatto ambientale generato dall'attività stessa dell'impresa investitrice. La Corte ha inoltre rigettato la tesi dell'errore scusabile per la tardiva presentazione della domanda di rimborso, chiarendo i termini di decadenza.
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Bilancio s.a.s.: immobile socio e valore normale
Un socio impugnava il bilancio s.a.s. perché non includeva come ricavo il valore normale di un immobile societario utilizzato da un altro socio. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che, poiché l'immobile era occupato senza titolo e la società aveva avviato un'azione legale per riottenerlo, non si trattava di un'assegnazione al socio che giustificasse l'applicazione del criterio del valore normale, ma di un'occupazione illegittima.
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