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Atto Impositivo

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786 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rettifica rimanenze iniziali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può procedere alla rettifica delle rimanenze iniziali di un anno d'imposta anche se non ha contestato le rimanenze finali dell'anno precedente. La sentenza chiarisce che il principio di autonomia dei periodi d'imposta prevale su quello di continuità dei valori di bilancio in sede di accertamento, consentendo una rideterminazione autonoma dei valori per ogni singolo esercizio fiscale.
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Prescrizione contributi: quando il ricorso è perso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una contribuente che eccepiva la prescrizione di contributi previdenziali risalenti al 2001. La Corte ha stabilito che, una volta che l'atto impositivo originario (la cartella di pagamento) è diventato definitivo perché non impugnato, non è più possibile sollevare eccezioni relative a fatti precedenti, come la prescrizione del credito. Inoltre, ha confermato che un'intimazione di pagamento successiva, contenente i dettagli del debitore e della pretesa, è un atto idoneo a interrompere il decorso della prescrizione.
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Società cancellata: debiti fiscali al socio unico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25755/2025, ha stabilito che i debiti fiscali di una società cancellata dal Registro delle Imprese non si estinguono ma si trasferiscono ai soci. Di conseguenza, l'avviso di accertamento è validamente notificato all'ex socio, in qualità di successore della società, indipendentemente da quanto abbia ricevuto in sede di liquidazione. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto illegittimo l'atto impositivo.
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Atto impositivo: quando la cartella lo diventa
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento, se è il primo atto notificato a un contribuente coobbligato solidale (come un amministratore di società), assume la natura di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia che ne deriva può essere oggetto di definizione agevolata. Nel caso specifico, l'Agenzia delle Entrate aveva negato la definizione agevolata sostenendo che la cartella non fosse un atto impositivo, ma la Corte ha accolto il ricorso del contribuente, estinguendo il giudizio.
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Litisconsorzio necessario: processo fiscale nullo
Una società in nome collettivo ha impugnato un avviso di accertamento. Dopo due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio la violazione del litisconsorzio necessario. Poiché non tutti i soci della società erano stati coinvolti nel processo sin dall'inizio, la Corte ha dichiarato la nullità della sentenza impugnata e dell'intero procedimento, rinviando la causa al giudice di primo grado per un nuovo giudizio con la corretta integrazione del contraddittorio.
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Nullità atto impositivo: non vale per i dazi doganali
Una società importatrice ha contestato un avviso di accertamento per dazi doganali, sostenendone l'invalidità a causa della firma apposta da un funzionario con delega scaduta. I giudici di merito avevano accolto la tesi, applicando per analogia le norme sulla nullità previste per le imposte sui redditi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la nullità atto impositivo per vizio di sottoscrizione è una norma speciale e non si estende ai tributi doganali, per i quali manca un'espressa previsione di legge. Prevale, quindi, il principio di tassatività delle nullità, secondo cui un atto è nullo solo se la legge lo prevede specificamente.
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Intimazione di pagamento: i requisiti di motivazione
Una società e i suoi soci hanno ricevuto un'intimazione di pagamento dall'Agenzia delle Entrate. L'hanno contestata per mancanza di motivazione, ottenendo ragione in secondo grado. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che quando un'intimazione di pagamento segue un avviso di accertamento e una sentenza già notificati, il semplice rinvio a tali atti costituisce una motivazione sufficiente, poiché il contribuente è già a conoscenza dei dettagli del debito.
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Definizione agevolata cartella: sì al cessionario
Una società, cessionaria di un ramo d'azienda, ha ricevuto una cartella di pagamento per debiti della cedente. La società ha richiesto la definizione agevolata della lite, ma l'Agenzia delle Entrate l'ha negata, sostenendo che la cartella fosse un mero atto di riscossione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, per il cessionario, la cartella è il primo atto che afferma la pretesa fiscale e ha quindi natura impositiva. Di conseguenza, è ammissibile alla definizione agevolata, portando all'estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata cartella: quando è possibile?
Una società che ha acquisito un ramo d'azienda ha ricevuto una cartella di pagamento per debiti tributari della società cedente. La richiesta di definizione agevolata della cartella è stata respinta dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la società acquirente, tale cartella costituisce il primo atto con cui viene formalizzata la pretesa fiscale nei suoi confronti, assumendo quindi natura di atto impositivo. Di conseguenza, la cartella è ammissibile alla definizione agevolata, portando all'estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata: sì alla cartella al cessionario
Una società acquirente di un ramo d'azienda ha impugnato una cartella di pagamento per debiti della cedente. La Cassazione ha stabilito che tale cartella è un atto impositivo, ammettendo la società alla definizione agevolata della lite e dichiarando estinto il giudizio.
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Definizione agevolata: cartella e cessione d’azienda
La Cassazione chiarisce che la cartella di pagamento notificata al cessionario di un ramo d'azienda, per debiti del cedente, è un atto impositivo. Pertanto, la controversia è ammissibile alla definizione agevolata. Il ricorso della società contro il diniego dell'Agenzia delle Entrate viene accolto e il giudizio dichiarato estinto.
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Definizione agevolata: quando la cartella è atto impositivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento, emessa nei confronti di una società cessionaria di un ramo d'azienda per debiti della cedente, ha natura di atto impositivo. Questo perché rappresenta il primo atto con cui la pretesa fiscale viene avanzata nei confronti del nuovo soggetto. Di conseguenza, tale atto è ammissibile alla definizione agevolata delle liti. Accogliendo il ricorso della società contro il diniego dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha dichiarato estinto il giudizio.
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Cartella di pagamento atto impositivo: la Cassazione
Una società, cessionaria di un ramo d'azienda, ha ricevuto una cartella di pagamento per debiti della cedente. L'Agenzia delle Entrate ha negato la definizione agevolata, sostenendo che la cartella fosse un mero atto di riscossione. La Cassazione ha stabilito che, per il cessionario, la cartella di pagamento è il primo atto che impone il debito, qualificandosi quindi come atto impositivo. Di conseguenza, il diniego è stato annullato e il giudizio dichiarato estinto, confermando l'accesso della società alla definizione agevolata.
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Imposta di registro: la base imponibile è il lordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per l'imposta di registro su una sentenza che determina un'indennità di esproprio, la base imponibile è l'importo totale accertato dal giudice. Non si possono detrarre gli acconti già versati, poiché la tassa si applica al valore giuridico espresso nell'atto stesso. La sentenza è di accertamento (aliquota 1%) e non di condanna.
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Atto impositivo: la cartella non preceduta da avviso
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento, se non preceduta dalla notifica di un avviso di accertamento al coobbligato solidale, assume la natura di primo atto impositivo. Di conseguenza, la controversia che ne scaturisce è ammissibile alla definizione agevolata. Nel caso specifico, un amministratore aveva impugnato una cartella per IRES relativa al consolidato fiscale della società. La Corte ha accolto il suo ricorso contro il diniego di definizione agevolata, dichiarando estinto il giudizio.
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Definizione agevolata: cartella come atto impositivo
Un contribuente, coobbligato in solido con una società, ha impugnato una cartella di pagamento non preceduta da un avviso di accertamento a lui notificato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in questo caso, la cartella costituisce il primo 'atto impositivo' e, pertanto, rientra nell'ambito della definizione agevolata, determinando l'estinzione del contenzioso tributario.
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Impugnabilità presa in carico: la Cassazione decide
Una società contesta una comunicazione di presa in carico per un debito IVA estero. La Cassazione chiarisce i limiti dell'impugnabilità presa in carico: è ammessa solo se è il primo atto che rivela una pretesa sconosciuta. Tuttavia, il merito del debito va contestato nello Stato UE di origine, non in Italia. Ricorso rigettato.
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Notifica atti impositivi: le regole della Cassazione
Una contribuente ha contestato una cartella esattoriale per un'imposta di successione, sostenendo che l'avviso di liquidazione prodromico non fosse stato notificato correttamente. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla notifica atti impositivi: se la notifica avviene tramite ufficiale giudiziario a mezzo posta, è obbligatorio provare l'invio della Comunicazione di Avvenuto Deposito (CAD) in caso di assenza del destinatario. La sentenza del giudice di merito è stata annullata per aver erroneamente applicato le norme sulla notifica diretta, che sono meno stringenti.
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Accollo debito imposta: limiti del potere impositivo
Una contribuente aveva assunto il debito ICI relativo a un immobile in comproprietà tramite un accordo di accollo. Il Comune, basandosi su tale accordo, le ha notificato un avviso di accertamento per l'intero importo. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto, chiarendo che l'accollo debito imposta è un negozio privato che non modifica la figura del soggetto passivo del tributo. Di conseguenza, l'ente impositore non ha il potere di emettere atti impositivi nei confronti dell'accollante, ma deve rivolgersi al contribuente originario.
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Proroga termini accertamento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15260 del 2025, ha stabilito che la proroga dei termini di accertamento di due anni, prevista dalla legge sul condono fiscale (L. 289/2002), si applica anche in materia di IVA, nonostante il condono stesso sia inapplicabile per contrasto con il diritto UE. La Corte ha chiarito che la norma sulla proroga è autonoma e mira a salvaguardare il potere di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria. Di conseguenza, un avviso di accertamento per l'anno 2002 notificato nel 2008 è stato ritenuto tempestivo.
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