LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Attenuante Della Particolare Tenuità

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una circostanza che riduce la pena prevista per un reato. Nel caso della ricettazione, si applica quando il fatto è di minima importanza per il valore della cosa e per il danno causato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricettazione di ciclomotore: ricorso respinto ed esito confermato
Un soggetto subisce una condanna per il reato di ricettazione di ciclomotore. La difesa propone ricorso per Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti della particolare tenuità e della speciale tenuità del danno patrimoniale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che l'imputato richiede una nuova valutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. I giudici di merito hanno ampiamente motivato il diniego delle attenuanti basandosi sul valore economico e funzionale del veicolo rubato. La Corte conferma la condanna e sanziona il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di ricettazione: nessun beneficio per assegno non esiguo
Un soggetto ha subito la condanna definitiva per il reato di ricettazione dopo aver ricevuto un assegno di provenienza illecita. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo la lieve entità del danno e chiedendo l'applicazione delle attenuanti generiche e speciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'importo non esiguo del titolo bancario e la gravità oggettiva della condotta impediscono di considerare il fatto di lieve valore. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e versare una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricettazione: l’assegno non giustificato conferma la condanna
L'Imputato deteneva un assegno bancario di provenienza illecita dell'importo di 3.427,00 euro senza fornire alcuna spiegazione attendibile sul possesso del titolo. I giudici di merito lo hanno condannato per il delitto di ricettazione, escludendo l'attenuante speciale della particolare tenuità a causa del valore economico non irrisorio del bene. L'interessato ha presentato ricorso per cassazione contestando la sussistenza della malafede e la mancata concessione dello sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata o inverosimile giustificazione circa il possesso di un bene illecito dimostra la volontà di occultamento e integra pienamente la ricettazione. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Dall’accusa di furto alla condanna per ricettazione: la guida
I Carabinieri fermavano un automobilista dopo una repentina manovra sospetta. Nel veicolo i militari trovavano circa settanta chilogrammi di cavi telefonici in rame con le guaine bruciate e vari arnesi da taglio. In primo grado il giudice condannava il conducente per concorso in furto aggravato. La Corte di Appello modificava il verdetto applicando la riqualificazione da furto a ricettazione, poiché mancava la prova diretta dell'azione materiale di sottrazione ma risultava certa la provenienza illecita del materiale e la consapevolezza del trasporto. L'imputato ricorreva per Cassazione lamentando la violazione dei diritti di difesa e la mancata concessione delle attenuanti per il valore del danno. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando pienamente legittima la nuova qualificazione giuridica poiché i fatti materiali contestati erano rimasti immutati.
Continua »
Furto di ciclomotore: mezzo vecchio ma valore confermato
Un uomo ha subito una condanna per il furto di ciclomotore dopo essere stato visto alla guida del mezzo sottratto e averlo parcheggiato sotto la propria abitazione. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo l'applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che lo scooter fosse vecchio e usurato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la sede di legittimità non consente di riesaminare le prove di fatto già correttamente analizzate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, i rilievi fotografici hanno attestato un valore economico intrinseco del veicolo tale da escludere l'attenuante richiesta. Il ricorrente deve quindi scontare la condanna e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Vizio di motivazione: condanna per furto annullata dai giudici
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per il furto di un motociclo parcheggiato sulla pubblica via. L'imputato aveva contestato la propria responsabilità penale, sostenendo che il semplice aiuto nello spostamento del mezzo non provava la consapevolezza del furto. I giudici di secondo grado hanno però omesso di esaminare tale difesa e hanno negato l'attenuante della particolare tenuità del danno facendo riferimento errato al furto di oggetti dentro un'automobile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ravvisando un evidente vizio di motivazione per totale incongruenza fattuale. I magistrati di legittimità hanno pertanto annullato la sentenza impugnata, disponendo la celebrazione di un nuovo giudizio d'appello dinanzi a una diversa sezione.
Continua »
Delitto di ricettazione: il ritrovamento fortuito non basta
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per il delitto di ricettazione a causa del possesso di un blocchetto di assegni provento di reato. L'imputato sosteneva di aver semplicemente trovato i titoli di credito in modo casuale, chiedendo in subordine l'attenuante della particolare tenuità del danno e la cancellazione della recidiva. I giudici di merito hanno ritenuto inverosimile la tesi del ritrovamento fortuito, evidenziando che la materiale disponibilità di beni rubati integra la responsabilità penale. Inoltre, l'elevato importo presente su uno degli assegni e i precedenti personali hanno impedito la concessione dell'attenuante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, confermando la condanna penale e disponendo il versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
Continua »
Ricettazione di assegni in bianco: nessun lieve danno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per truffa e ricettazione. L'uomo chiedeva l'applicazione della circostanza attenuante della particolare tenuità del fatto per il possesso illecito di moduli bancari non compilati. I giudici hanno chiarito che la ricettazione di assegni in bianco non permette di ottenere lo sconto di pena per lieve entità, data l'elevata potenzialità fraudolenta di tali strumenti. La Suprema Corte ha confermato la condanna, respinto le censure sulla quantificazione della pena base già fissata ai minimi edittali e condannato il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di ricettazione: tre assegni rubati e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di ricettazione relativo a tre assegni di provenienza illecita. La difesa contestava vizi procedurali legati al deposito delle conclusioni scritte durante l'emergenza pandemica, le modalità di testimonianza degli agenti di polizia giudiziaria e il mancato riconoscimento dell'attenuante per fatto di lieve entità. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. L'errore materiale nell'intestazione della sentenza di merito non lede i diritti difensivi se i motivi sono stati esaminati. Inoltre, la prova della responsabilità si fonda sul possesso diretto delle chiavi dell'auto contenente i titoli, mentre la gravità del profilo soggettivo dell'imputato impedisce la concessione di sconti di pena.
Continua »
Reato di ricettazione: auto rubata e ricorso inammissibile
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di ricettazione di un'autovettura rubata. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'assoluzione, la riqualificazione del fatto in furto o l'applicazione dell'attenuante per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sollevate riguardavano valutazioni di fatto, non esaminabili in sede di legittimità. Inoltre, la Cassazione ha confermato la correttezza della decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso che l'uomo fosse l'autore del furto e avevano negato l'attenuante a causa del valore non irrisorio dell'auto e dei precedenti negativi del ricorrente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di ricettazione: moto rubate in casa costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto due motocicli rubati all'interno della sua abitazione. L'imputato chiedeva di riqualificare il fatto come furto o di applicare l'attenuante della particolare tenuità. I giudici hanno confermato la condanna, spiegando che il possesso domestico di beni rubati, senza prove di una partecipazione al furto, configura la ricettazione. Inoltre, l'alto valore commerciale dei motorini esclude l'attenuante della lieve entità. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Delitto di rapina: bottino minimo ma la condanna resta grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il delitto di rapina. L'imputato aveva simulato il possesso di un'arma per minacciare la vittima e sottrarle i beni. La difesa contestava la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e il bilanciamento delle circostanze. I giudici hanno chiarito che il delitto di rapina è un reato plurioffensivo, poiché lede sia il patrimonio sia la libertà personale della vittima; di conseguenza, il valore economico modesto della refurtiva non giustifica l'attenuante, rimanendo prevalente l'offesa alla persona. L'imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Rapina aggravata: ricorso inammissibile e condanna pecuniaria
L'Imputato è stato condannato in appello a quattro anni di reclusione per il reato di rapina aggravata. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione, chiedendo di riqualificare il fatto in tentato furto e di applicare l'attenuante della particolare tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi, senza un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricettazione e prescrizione: quando il tempo cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro soggetti condannati per vari reati, tra cui detenzione illegale di armi e ricettazione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente i ricorsi del Primo e del Quarto Ricorrente, annullando senza rinvio la sentenza d'appello limitatamente ad alcuni capi d'accusa poiché i reati si erano estinti per prescrizione prima della decisione d'appello. Per gli altri due ricorrenti, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha chiarito che in tema di ricettazione e prescrizione, l'inammissibilità del ricorso principale impedisce di rilevare la prescrizione maturata successivamente. Inoltre, per concedere l'attenuante della particolare tenuità nella ricettazione, non basta il lieve valore economico dei beni, ma occorre valutare globalmente la gravità del fatto e la capacità a delinquere del soggetto.
Continua »
Sospensione condizionale della pena: furti seriali e omissioni
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di cinque soggetti condannati per numerosi furti aggravati di metalli ai danni di una società di servizi pubblici e, in un caso, per rapina. Tre imputati hanno contestato la ricostruzione dei fatti, l'esclusione di alcune prove e il diniego delle attenuanti per la presunta tenuità del danno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando la gravità delle condotte e il corretto operato dei giudici di merito. Al contrario, la Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso degli altri due imputati. I giudici d'appello avevano infatti omesso di motivare il rifiuto della sospensione condizionale della pena, nonostante una specifica richiesta della difesa. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente a questo punto, con rinvio alla Corte d'appello per una nuova valutazione sulla sospensione condizionale della pena.
Continua »
Reato di ricettazione: pagare l’olio con assegni rubati costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di ricettazione. L'uomo aveva utilizzato due assegni di provenienza illecita, del valore di 7.000 euro ciascuno, per pagare una fornitura di olio. La difesa contestava la consapevolezza dell'origine illecita dei titoli e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che la prova del dolo può desumersi dall'omessa o inattendibile indicazione della provenienza dei beni. Inoltre, l'elevato valore degli assegni (14.000 euro totali) e i precedenti penali dell'imputato escludono qualsiasi ipotesi di lieve entità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di peculato: condannato il casellante che restituisce i soldi
Un dipendente di un consorzio autostradale, con mansioni di esattore del pedaggio, è stato condannato per il reato di peculato per essersi appropriato di circa 1.850 euro incassati ai caselli. L'ammanco è emerso dal confronto tra i dati del sistema informatico e le distinte cartacee compilate dall'uomo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il casellante riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio, poiché gestisce denaro pubblico con precisi obblighi di rendicontazione. Inoltre, la successiva restituzione della somma non cancella l'offesa all'integrità della Pubblica Amministrazione, escludendo così le attenuanti generiche o della particolare tenuità del fatto.
Continua »
Reato di ricettazione: possedere un’auto rubata costa caro
Un uomo è stato condannato per il reato di ricettazione dopo essere stato trovato in possesso di un'automobile rubata senza saper fornire una giustificazione credibile sulla sua provenienza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancanza di prove sulla sua consapevolezza dell'origine illecita del mezzo e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata giustificazione del possesso di un bene rubato dimostra l'elemento soggettivo del reato di ricettazione. Inoltre, la riduzione di pena per lieve entità è esclusa se il valore del bene, come nel caso di un'autovettura, non è oggettivamente minimo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricettazione di particolare tenuità: negata per dati e precedenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per ricettazione. L'imputato chiedeva l'applicazione dell'attenuante della Ricettazione di particolare tenuità, sostenendo la scarsa gravità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta e dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa su due fattori chiave: la natura del bene rubato, che conteneva dati personali sensibili, e i numerosi precedenti penali dell'imputato per reati contro il patrimonio. La Corte ha stabilito che questi elementi dimostrano una notevole capacità a delinquere e un danno che va oltre il semplice valore economico del bene, giustificando così il diniego dell'attenuante.
Continua »
Ricettazione di particolare tenuità: negata se il fatto è grave
Un uomo, condannato per ricettazione e spaccio di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva l'applicazione dell'attenuante per la ricettazione di particolare tenuità, sostenendo che il fatto fosse di lieve entità. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, sottolineando che la gravità complessiva del fatto e la personalità negativa dell'imputato impedivano il riconoscimento di qualsiasi sconto di pena. L'uomo è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
Continua »