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Attenuante Del Danno Di Particolare Tenuità

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una circostanza che può ridurre la pena quando il danno economico causato dal reato è di valore molto esiguo. La sua applicazione è valutata dal giudice caso per caso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto di smartphone: negato il danno tenue, ricorso inammissibile
Un imputato è stato condannato per il furto di un telefono cellulare di ultima generazione. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di particolare tenuità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo il motivo generico e la refurtiva di valore non irrisorio. L'imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: danno lieve escluso se il valore non è irrisorio
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di furto aggravato. Entrambi hanno proposto ricorso per cassazione per contestare la ricostruzione dei fatti e richiedere riduzioni di pena. Uno dei condannati ha invocato l'attenuante del danno economico di particolare tenuità e il riconoscimento della minima partecipazione al fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le richieste. I giudici hanno chiarito che il ricorso non può richiedere una nuova valutazione delle prove già esaminate nei gradi precedenti. Inoltre, l'attenuante per danno lieve richiede un valore economico complessivamente irrisorio e non dipende dalla ricchezza della vittima. I ricorrenti devono versare le spese e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di particolare tenuità: quando il danno pesa
Una donna, condannata per il reato di furto, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e dell'attenuante del danno di particolare tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le attenuanti generiche, basta che il giudice di merito indichi gli elementi ritenuti decisivi. Inoltre, per quanto riguarda l'attenuante del danno di particolare tenuità, la decisione di diniego è stata correttamente motivata valutando non solo il valore economico intrinseco della refurtiva, ma anche i complessivi danni materiali e morali provocati alla vittima. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di particolare tenuità: la restituzione non basta
L'Imputato è stato condannato per furto in abitazione per aver sottratto una vettura parcheggiata in un'area di pertinenza domestica. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di particolare tenuità, sostenendo che il veicolo era stato rapidamente restituito dalle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di particolare tenuità deve essere valutata al momento della consumazione del reato. La restituzione della refurtiva rappresenta un mero comportamento successivo che non cancella la gravità iniziale del danno. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso anche la rilevabilità della prescrizione del reato, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: ruba e-bike da 1400€, niente sconti di pena
Un uomo viene condannato per furto in abitazione per aver rubato una bicicletta a pedalata assistita del valore di 1.400 euro da un box privato. L'imputato presenta ricorso in Cassazione chiedendo uno sconto di pena, sostenendo che il danno fosse di lieve entità. La Corte Suprema respinge il ricorso, stabilendo che il valore del bene non era affatto trascurabile. I giudici hanno negato anche la sospensione condizionale della pena, poiché l'imputato ne aveva già usufruito in passato. La condanna diventa così definitiva.
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Carta Rubata per Sigarette: Niente Sconto per Danno di Particolare Tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione e uso indebito di una carta di credito, utilizzata per un tentato acquisto di minimo valore. L'imputato aveva richiesto l'applicazione dell'attenuante per **danno di particolare tenuità**, sostenendo che il pregiudizio economico era quasi nullo. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: nel caso di ricettazione di carte di credito, il danno non si misura sul singolo importo speso o tentato. Si valuta invece il pericolo potenziale e la capacità dello strumento di generare danni economici seriali e ben più gravi. Di conseguenza, l'attenuante non è applicabile e la condanna è diventata definitiva.
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Ricettazione e confessione: condannato nonostante l’ammissione
Un uomo, condannato per ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione dopo aver confessato i fatti. Sosteneva una violazione del suo diritto di difesa e chiedeva una riduzione di pena per il danno di lieve entità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio chiave riguarda la relazione tra ricettazione e confessione: se la condanna si basa proprio sui fatti ammessi dall'imputato, non si può lamentare alcuna violazione della difesa. Inoltre, i giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso una semplice ripetizione di argomenti già respinti, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese e di una sanzione.
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Furto e pubblica fede: telecamere non escludono reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre persone condannate per furto in un esercizio commerciale. La Corte ha stabilito che la presenza di telecamere non monitorate in tempo reale non è sufficiente a escludere l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché la sorveglianza non era continua ed efficace. Inoltre, un danno di circa 200 euro non è stato ritenuto di 'particolare tenuità' tale da giustificare una diminuzione di pena.
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