L'Indagato, insieme ad altri complici gestori di una libreria, ha ideato un sistema per convertire in denaro contante il bonus cultura 18app. Reclutando migliaia di neo-diciottenni, simulava la vendita di libri mai avvenuta attraverso false registrazioni e fatturazioni, ottenendo rimborsi statali per circa 2,8 milioni di euro. Il Tribunale del Riesame aveva riqualificato il fatto come semplice illecito amministrativo di indebita percezione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che la complessa messa in scena costituisce il reato di truffa aggravata. La Suprema Corte ha chiarito che la presenza di artifici e raggiri strutturati esclude l'applicazione della norma sussidiaria meno grave, annullando l'ordinanza con rinvio per un nuovo giudizio.
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