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Associazione Mafiosa (Art. 416-Bis C.P.)

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un reato che punisce la partecipazione a un'organizzazione criminale che usa la forza dell'intimidazione, il vincolo associativo e la condizione di assoggettamento e omertà per commettere delitti, acquisire il controllo di attività economiche o ottenere vantaggi ingiusti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Presunzione di Pericolosità Mafiosa: il Tempo Non Cancella i Legami
Un individuo, sottoposto a custodia cautelare per associazione mafiosa e usura, ha presentato ricorso contro la decisione che confermava la misura. Ha sostenuto che il tempo trascorso dall'ultimo reato avrebbe dovuto escludere la sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la presunzione di pericolosità mafiosa è forte e non viene meno con il semplice passare di pochi anni, specialmente se non ci sono prove di dissociazione dal gruppo criminale e persistono legami. La Corte ha così confermato la custodia cautelare.
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Sorveglianza Speciale: Condanne Mafia Valgono Più dell’Età?
Il caso riguarda l'appello di un individuo (Il Ricorrente) contro l'applicazione della **sorveglianza speciale** con obbligo di soggiorno per quattro anni. La misura era stata disposta a causa della sua presunta appartenenza a un'associazione mafiosa e di condanne definitive per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). Il Ricorrente sosteneva di essersi distaccato dalle dinamiche criminali, adducendo l'età avanzata, una condotta esemplare e la disintegrazione dell'associazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che le condanne definitive per reati di mafia costituiscono un fondamento sufficiente per la misura di prevenzione. Le argomentazioni su età e condotta non sono state ritenute sufficienti a dimostrare un abbandono delle logiche criminali. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Revoca Affidamento in Prova: Nuova Condanna Mafia Annulla Beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato la **revoca dell'affidamento in prova** al servizio sociale per un condannato. Il Tribunale di Sorveglianza aveva revocato la misura con effetto retroattivo (ex tunc) dopo che il soggetto aveva ricevuto una nuova condanna per appartenenza a un'associazione mafiosa. Il condannato aveva presentato ricorso, sostenendo l'inosservanza di legge e vizi di motivazione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la revoca dell'affidamento non dipende solo dalla violazione di leggi o prescrizioni, ma dalla valutazione discrezionale del giudice sull'incompatibilità del comportamento con il percorso rieducativo. La revoca retroattiva è legittima se il comportamento rivela una mancanza iniziale di adesione al programma. Il condannato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Misure di prevenzione e assoluzione: la Cassazione ordina il riesame
La Corte di Cassazione ha affrontato il delicato rapporto tra **misure di prevenzione e assoluzione** penale. Il caso riguardava una famiglia a cui erano state applicate misure di prevenzione personali e la confisca di beni, basate su una condanna per associazione mafiosa. Tuttavia, la condanna era stata annullata dalla stessa Cassazione perché 'il fatto non sussiste'. La Suprema Corte ha ribadito che l'assoluzione penale non annulla automaticamente le misure di prevenzione. Il giudice della prevenzione deve però riesaminare la pericolosità sociale, basandosi su elementi autonomi e scartando i fatti definitivamente esclusi dalla sentenza penale. La Corte ha quindi annullato con rinvio il decreto impugnato per una nuova valutazione.
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Sequestro Preventivo: Azienda ‘Pulita’ ma Strumentale alla Mafia
La Corte di Cassazione ha confermato il **sequestro preventivo** di un'azienda e del suo patrimonio. L'azienda, formalmente intestata a L'Imprenditrice, era ritenuta strumentale a un clan mafioso per infiltrare la sanità pubblica tramite corruzione e concorso esterno. L'Imprenditrice aveva presentato ricorso, sostenendo l'impossibilità di sequestrare le quote sociali e la sua buona fede. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la buona fede del terzo è irrilevante quando il bene è strutturalmente legato al reato e la sua disponibilità può agevolare ulteriori illeciti, confermando così la misura cautelare.
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Associazione mafiosa e narcotraffico: Cassazione annulla pene per difetto motivazione
La Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per partecipazione ad un'associazione criminale dedita al narcotraffico, aggravata da finalità mafiose, e per associazione mafiosa. Molti ricorsi sono stati dichiarati inammissibili per genericità. Tuttavia, la Corte ha accolto parzialmente i ricorsi di tre imputati riguardo al trattamento sanzionatorio, in particolare per la determinazione della pena nel reato continuato e per l'applicazione della recidiva. La sentenza di appello è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena, evidenziando la necessità di una motivazione chiara e proporzionata nel calcolo degli aumenti di pena per il reato continuato e per la recidiva in contesti di associazione mafiosa e narcotraffico.
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Ispettore e Mafia: Misure Cautelari Confermate, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex ispettore di polizia, indagato per associazione mafiosa e accesso abusivo a sistema informatico. L'uomo aveva fornito informazioni riservate a esponenti di un'organizzazione criminale, anche tramite accessi non autorizzati. Il ricorso contestava la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha ribadito che la cessazione della funzione pubblica non esclude il pericolo di reiterazione del reato, poiché l'indagato mantiene una rete di contatti. La decisione conferma l'applicazione delle misure cautelari per reati di mafia e condanna il ricorrente alle spese.
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Reato Continuato e Mafia: La Detenzione Non Spezza il Vincolo
La Cassazione ha annullato una sentenza d'Appello che aveva escluso il "reato continuato" per un individuo già condannato per associazione mafiosa. L'imputato, nonostante fosse detenuto in regime di 41 bis O.P., aveva richiesto l'applicazione del vincolo di continuazione per nuovi reati di illecita concorrenza. La Corte d'Appello aveva negato la richiesta, ritenendo interrotto il disegno criminoso a causa della detenzione e del mutamento del contesto. La Cassazione ha ribadito che variazioni nella compagine o nell'ambito operativo di un'associazione mafiosa non interrompono la continuità del reato. Anche lo stato di detenzione non esclude automaticamente il "reato continuato" se il progetto criminale persiste. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Associazione Mafiosa: Cassazione conferma vincolo anche in carcere
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo accusato di far parte di un'associazione mafiosa, il clan Romito-Lombardi-Ricucci. L'indagato contestava la sussistenza del reato e la sua partecipazione, nonché la permanenza delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato la natura mafiosa del sodalizio criminale e la gravità indiziaria della partecipazione dell'individuo, evidenziando il persistente vincolo associativo e la vitalità criminale, nonostante il tempo trascorso in detenzione. La decisione ribadisce l'importanza degli elementi che provano l'inserimento attivo nell'organizzazione, anche in assenza di un distacco provato.
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Custodia cautelare per associazione mafiosa: il tempo non dissolve il pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione ad associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.). La difesa aveva contestato la gravità indiziaria e sostenuto che il lungo tempo trascorso dall'ultima attività criminale, unito a un nuovo impiego stabile, dovesse escludere la presunzione di pericolosità. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che per i reati di associazione mafiosa vige una presunzione relativa di pericolosità. Il semplice decorso del tempo, senza altri elementi concreti di attenuazione del rischio, non è sufficiente a superare tale presunzione per la custodia cautelare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Lavoro non basta: confermata custodia cautelare per mafia
La Cassazione ha confermato la custodia cautelare per associazione mafiosa a carico di un soggetto accusato di appartenere a un clan e di aver partecipato a un'estorsione ai danni di una pizzeria. I giudici hanno respinto la tesi della difesa, secondo cui la pericolosità non era più attuale a causa di un nuovo rapporto di lavoro. La Corte ha stabilito che l'attualità del pericolo derivava da fatti recenti, come il tentativo di estorsione e il ruolo di supplenza assunto dall'indagato dopo l'arresto del fratello. Pertanto, il nuovo impiego non è stato ritenuto sufficiente a superare la presunzione di pericolosità legata a un reato così grave.
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