LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Associazione Finalizzata Al Traffico Di Stupefacenti

Pagina 2 di 7

129 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e lieve entità
Due imputati hanno proposto ricorso per contestare la condanna per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e singoli reati-fine di importazione di cocaina dal Sud America. I ricorrenti chiedevano la derubricazione dei fatti nella lieve entità, la desistenza volontaria e l'estinzione per prescrizione. I giudici di merito avevano accertato compiti complessi di natura esplorativa, l'acquisto di valigie a doppio fondo e reiterati contatti con i vertici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, escludendo la lieve entità per l'ingente struttura economica e la micidialità della droga, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e tre membri
La Corte d'Appello confermava la condanna per reati di spaccio e per l'accusa di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti di lieve entità. Il gruppo originario contava sei persone: due fornitori erano stati assolti con sentenza definitiva, un imputato era stato prosciolto per assenza di dolo e un altro era deceduto. I giudici di secondo grado hanno confermato il reato associativo basandosi esclusivamente sulle condotte dei due imputati superstiti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato principale. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'esistenza del gruppo criminale richiede necessariamente tre membri. La Corte d'Appello ha omesso di verificare se il soggetto deceduto avesse realmente partecipato all'accordo criminoso. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio.
Continua »
Spaccio sporadico o associazione finalizzata al traffico?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'esistenza di una reale struttura organizzata e sosteneva la marginalità del ruolo dell'indagato, qualificabile al più come condotta autonoma di lieve entità. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. L'attività investigativa ha dimostrato la presenza di un'organizzazione verticistica solida: turni prestabiliti per lo spaccio, stipendi periodici, utenze dedicate e una base logistica camuffata da negozio di alimentari. Anche un apporto temporaneo di pochi mesi integra la piena partecipazione al sodalizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
Continua »
Custodia cautelare in carcere per la compagna e finanziatrice
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere nei confronti di un'indagata, ritenuta gravemente indiziata di far parte di un'associazione dedita allo spaccio di stupefacenti guidata dal compagno. La difesa proponeva ricorso per Cassazione, lamentando la mancata trasmissione di alcuni verbali di intercettazione, il presunto recepimento acritico delle tesi dell'accusa e l'assenza di gravi indizi di una stabile partecipazione all'organizzazione criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'accusa non deve trasmettere l'intero fascicolo, ma solo gli atti posti a base della misura. Inoltre, le intercettazioni hanno dimostrato il ruolo attivo della donna come finanziatrice stabile del traffico illecito, gestito anche nella propria abitazione, rendendo legittima la misura carceraria.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: i limiti
Un indagato ha contestato l'ordinanza cautelare che disponeva gli arresti domiciliari per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Inizialmente, il Giudice per le indagini preliminari aveva respinto la richiesta di custodia, ritenendo dimostrati solo quattro singoli episodi di cessione in un breve arco temporale. Successivamente, il Tribunale del Riesame ha ribaltato tale esito, considerando l'indagato una figura organica e di fiducia dei vertici del gruppo. La Corte di Cassazione ha infine accolto il ricorso dell'indagato e ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici supremi hanno stabilito che semplici vendite isolate o pareri occasionali sulla qualità della sostanza non dimostrano in automatico la stabile partecipazione all'organizzazione.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e gravi indizi
Un indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa ha sostenuto l'assenza di prove dirette sui singoli trasporti di droga e la natura commerciale lecita dei rapporti con i vertici del gruppo criminale. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura restrittiva, pur escludendo uno specifico reato fine di trasporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato. I giudici supremi hanno ribadito che la costante disponibilità a rifornire un'organizzazione criminale dimostra la partecipazione al sodalizio, anche senza la prova di singoli reati scopo.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: i limiti
I giudici hanno applicato la custodia cautelare a L'Indagato per i reati di coltivazione e spaccio di droga, contestando anche l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'Indagato ha impugnato il provvedimento sostenendo la mancanza di un vincolo criminale stabile e strutturato. La Corte di Cassazione ha confermato i gravi indizi per i singoli episodi di coltivazione e cessione, ma ha annullato la decisione sul delitto associativo. La Suprema Corte ha chiarito che la commissione ripetuta di reati di spaccio o la fornitura continuativa a un coindagato non dimostrano automaticamente l'esistenza di una struttura organizzata con ruoli di vertice e un programma condiviso.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e reato unico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due imputati accusati del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e dell'importazione di 415 chilogrammi di marijuana. I ricorrenti sostenevano di aver svolto solo un trasporto isolato con mezzi di fortuna, chiedendo l'esclusione del vincolo associativo e la concessione delle attenuanti per via delle confessioni rese. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibili i ricorsi. Anche la commissione di un solo reato dimostra la partecipazione al gruppo criminale se l'agente impiega le risorse del sodalizio e ricopre un ruolo operativo continuativo. La confessione tardiva e parziale non obbliga il giudice a concedere sconti di pena, soprattutto a fronte della gravità del reato e della latitanza degli imputati.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e concorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi della Procura Generale e dell'imputato principale in una complessa vicenda legata al reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. I giudici hanno confermato l'assoluzione di due soggetti accusati di far parte del sodalizio: la commissione di singoli episodi di spaccio integra concorso di persone nel reato continuato, ma non dimostra l'adesione all'organizzazione criminale priva di accordo stabile. Al contempo, il ricorso del partecipe condannato è stato respinto perché la rinuncia ai motivi di appello sulla responsabilità impedisce la riqualificazione del fatto in sede di legittimità.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e carcere
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e per diversi episodi di spaccio. La difesa sosteneva che le attività illecite contestate fossero del tutto autonome e slegate da una struttura organizzata, adducendo spiegazioni alternative per i trasporti di merce e per i contatti con gli altri soggetti coinvolti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la presenza di gravi indizi di colpevolezza che qualificano L'Indagato come capo e organizzatore della rete criminale. Gli elementi decisivi comprendono le intercettazioni ambientali, le riprese video, i servizi di osservazione e la gestione delle bonifiche da microspie. L'Indagato deve versare le spese processuali e tre mila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: le prove
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui confini del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La vicenda riguarda una rete di spaccio caratterizzata da compiti definiti, auto vedetta per il trasporto della droga, depositi comuni e assistenza economica e legale per i membri arrestati. La Suprema Corte ha confermato la struttura organizzativa per gran parte degli imputati. Tuttavia, ha annullato senza rinvio la condanna per un presunto collaboratore alla coltivazione di canapa per mancanza di prove sul suo apporto effettivo. Ha inoltre annullato la condanna per la partecipazione al sodalizio di un altro imputato, mancando la prova della consapevolezza del programma criminoso. L'assoluzione di quest'ultimo ha determinato il venir meno dell'aggravante del numero dei partecipanti al gruppo per tutti gli associati, imponendo il rinvio alla Corte d'Appello per il ricalcolo delle sanzioni.
Continua »
Moglie e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'indagata sottoposta all'obbligo di dimora. La donna contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo di essere stata coinvolta solo perché moglie del principale indagato. I giudici hanno invece confermato il suo ruolo attivo all'interno di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, collegata a un noto clan mafioso. Le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato che la donna non era una semplice spettatrice passiva. Al contrario, ella svolgeva compiti di intermediazione, coordinava gli incontri e utilizzava un linguaggio criptico per gestire le consegne di droga. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la misura cautelare, confermando anche l'aggravante mafiosa per aver agevolato il clan in un momento di difficoltà economica.
Continua »
Socio o no? Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura degli arresti domiciliari per il Fornitore, accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Inizialmente, la difesa sosteneva che il rapporto fosse di mera fornitura occasionale. Tuttavia, i giudici hanno valorizzato le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e alcune intercettazioni telefoniche. Da queste emergeva un debito di ben 70.000 euro contratto dal Capo Clan e la richiesta della moglie di quest'ultimo di ricevere un mantenimento mensile dal Fornitore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fornitore, confermando che la stabilità del rapporto e l'esclusività della fornitura dimostrano l'effettiva partecipazione al sodalizio criminale, giustificando così la misura cautelare applicata.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: i paletti
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e di due episodi di spaccio avvenuti a distanza di quattro giorni. L'indagato ricorreva in Cassazione, lamentando l'assenza di prove sulla sua stabile appartenenza al gruppo criminale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice commissione di singoli reati di spaccio non basta a dimostrare la partecipazione all'associazione criminale. Occorre un elemento aggiuntivo che provi il contributo stabile e volontario del soggetto al sodalizio. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Traffico di sostanze stupefacenti: la Cassazione blinda la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata a oltre ventuno anni di reclusione per aver diretto un'associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti. La difesa contestava l'utilizzo in giudizio dei brogliacci delle intercettazioni telefoniche, sostenendo l'assenza di un consenso espresso, e negava l'esistenza di una struttura organizzata. I giudici di legittimità hanno invece confermato la validità delle prove, rilevando che il consenso all'acquisizione era stato implicitamente prestato e mai revocato. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che la valutazione sull'esistenza del sodalizio criminale spetta esclusivamente ai giudici di merito, precludendo ogni rivalutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il telefono segreto che incastra
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di droga. La difesa contestava l'identificazione dell'indagato come utilizzatore del telefono intercettato, poiché la scheda non era a lui intestata. I giudici hanno però ritenuto legittimo l'uso dei dati di localizzazione delle celle telefoniche, coincidenti con i controlli stradali subiti dall'uomo, e un SMS che descriveva la sua auto. La Suprema Corte ha ribadito che l'acquisto costante di droga dal gruppo criminale dimostra la partecipazione stabile all'associazione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la massima misura restrittiva a causa dell'elevato rischio di recidiva e della mancanza di elementi contrari presentati dalla difesa.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: respinto il ricorso del promotore
Un uomo, ritenuto promotore di un'associazione dedita allo spaccio di hashish e marijuana, ha impugnato l'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'insufficienza degli indizi, evidenziando la scarsa qualità dei video e l'assenza di una cassa comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in sede cautelare, non serve una prova definitiva di colpevolezza, ma basta una qualificata probabilità di responsabilità. Inoltre, il ruolo di vertice dell'indagato e i suoi precedenti penali giustificano la custodia cautelare in carcere, superando anche il dubbio legato al tempo trascorso dai fatti.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: stop
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni imputati condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. I giudici di merito avevano ritenuto provata l'esistenza di una stabile organizzazione criminale basandosi su intercettazioni, contatti telefonici e un singolo episodio di trasporto di droga. La Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per il reato associativo nei confronti di tre imputati. La Suprema Corte ha chiarito che la commissione di un singolo reato-fine non dimostra automaticamente l'esistenza di un sodalizio stabile, richiedendo invece la prova rigorosa di una struttura organizzativa e di un programma criminoso indeterminato. È stato invece rigettato il ricorso di un altro imputato, la cui responsabilità per il singolo trasporto è stata confermata.
Continua »
Carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'indagata contro la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio. I giudici hanno confermato la gravità degli indizi. L'indagata non si limitava a singoli episodi, ma gestiva attivamente la contabilità dello spaccio e intratteneva i clienti. La Suprema Corte ha ribadito che la partecipazione all'associazione criminale può essere dimostrata attraverso comportamenti concreti (facta concludentia), come la divisione dei compiti e la gestione dei conti. Inoltre, per questo tipo di reato opera una presunzione di adeguatezza della custodia in carcere, non superata dalla difesa. L'indagata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: arresti
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato, un vicino di casa del promotore del gruppo, collaborava attivamente avvisando della presenza delle forze dell'ordine, fornendo schede telefoniche intestate a sé e spacciando in prima persona. La difesa chiedeva la riqualificazione dei fatti come di lieve entità, ma i giudici hanno respinto la richiesta. Nonostante le singole cessioni fossero modeste, il gruppo garantiva uno spaccio continuo, sfruttando persino minori di otto anni. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la gravità indiziaria e la pericolosità sociale dell'indagato.
Continua »