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Associazione Finalizzata Al Narcotraffico

50 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un reato previsto dall'art. 74 del d.P.R. 309/1990, che punisce chi si associa con altre persone allo scopo di commettere più delitti legati al traffico di sostanze stupefacenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Associazione narcotraffico: Custodia cautelare confermata in Cassazione
Un imputato aveva ricevuto una misura di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad una associazione finalizzata al narcotraffico. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura. La Cassazione, in un precedente ricorso, aveva annullato l'ordinanza limitatamente al reato associativo, rinviando per nuovo esame. Il Tribunale del riesame, come giudice del rinvio, ha nuovamente respinto la richiesta dell'imputato, confermando la sussistenza dell'associazione e la sua partecipazione. L'imputato ha presentato un nuovo ricorso in Cassazione, contestando la motivazione del Tribunale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo le censure infondate e confermando la legittimità della custodia cautelare.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: carcere per le basi
I giudici hanno confermato la misura della custodia in carcere per un indagato accusato di far parte di una associazione finalizzata al narcotraffico e di detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'indagato sosteneva di aver solo messo a disposizione un appartamento e un garage per ragioni familiari, senza alcuna adesione al gruppo. Le indagini hanno invece dimostrato la sua piena consapevolezza del deposito della droga negli stabili e i contatti stabili con i vertici dell'organizzazione criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, stabilendo che la fornitura consapevole di basi logistiche al sodalizio integra la partecipazione al gruppo e giustifica la custodia cautelare in carcere per l'alto pericolo di reiterazione.
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Associazione finalizzata al narcotraffico o semplice concorso
Due indagati hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per detenzione di oltre otto chilogrammi di eroina e per il reato di associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa ha sostenuto che l'aiuto prestato da un terzo soggetto riguardava solo lo spostamento occasionale della droga e non dimostrava l'esistenza di una stabile struttura organizzativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici hanno chiarito che, per contestare l'associazione, non basta la collaborazione tra poche persone per un singolo trasporto. Serve infatti la prova rigorosa di un programma criminale a tempo indeterminato supportato da una struttura stabile di mezzi e uomini.
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Associazione finalizzata al narcotraffico o concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per associazione finalizzata al narcotraffico nei confronti di un imputato coinvolto in un vasto traffico di stupefacenti e armi. La difesa contestava l'esistenza di una stabile struttura associativa, sostenendo che le condotte configurassero solo singoli episodi in concorso, e censurava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che per configurare l'associazione basta un'organizzazione anche rudimentale dotata di mezzi idonei e continuità operativa, a prescindere dalla durata delle indagini. I dialoghi intercettati, la tenuta di una contabilità clandestina e la disponibilità di depositi hanno confermato la partecipazione attiva al gruppo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: indizi e ruolo
Un indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. I giudici territoriali gli attribuivano il ruolo di vertice in una associazione finalizzata al narcotraffico radicata sul territorio. La difesa ha contestato la mancata concessione di rinvio per legittimo impedimento dei difensori, l'incompatibilità del giudice e soprattutto l'assenza di prove attuali sul presunto ruolo direttivo. La Corte di Cassazione ha rigettato le eccezioni procedurali ma ha accolto il ricorso sul merito indiziario. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia riguardavano periodi precedenti rispetto alle condotte contestate dal 2019. Inoltre, la semplice riscossione di quote estorsive attiene al controllo mafioso del territorio e non dimostra automaticamente un contributo materiale e specifico all'attività di spaccio. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione.
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Associazione finalizzata al narcotraffico e spaccio autonomo
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un indagato accusato del reato di associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa contestava sia l'incompatibilità dei giudici del riesame nel giudizio di rinvio, sia la configurabilità del vincolo associativo, sostenendo che le condotte di spaccio fossero autonome e prive di una cassa comune. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili le censure processuali, ribadendo che l'incompatibilità va sollevata tempestivamente tramite istanza di ricusazione e non sussiste nelle fasi cautelari di rinvio. Nel merito, i giudici hanno sancito che per configurare l'associazione basta una struttura organizzativa minima, la suddivisione concordata delle piazze di spaccio e l'intesa stabile tra sodali, anche in assenza di una gestione centralizzata dei profitti. Il ricorso dell'indagato è stato rigettato.
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Associazione mafiosa: Cassazione conferma custodia per il capo clan
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un individuo, ritenuto il capo di un'organizzazione criminale dedita all'associazione mafiosa e al narcotraffico. Il Tribunale del Riesame, dopo un precedente annullamento con rinvio da parte della Cassazione, ha rivalutato le prove. Ha ritenuto sufficiente la gravità indiziaria per l'esistenza dell'associazione e il ruolo verticistico del ricorrente, basandosi su intercettazioni e dichiarazioni. La difesa aveva contestato la mancanza di motivazione e l'insufficiente prova del ruolo apicale. La Cassazione ha rigettato il ricorso, validando l'analisi del Tribunale sulla sussistenza dell'associazione mafiosa.
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Dalla compravendita all’associazione per narcotraffico
Diversi imputati hanno impugnato la condanna per associazione finalizzata al narcotraffico e plurime cessioni di droga. Alcuni soggetti sostenevano di aver svolto solo il ruolo di acquirenti o fornitori isolati, invocando un mero rapporto commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato le tesi difensive e ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che le forniture e gli acquisti continui e sistematici superano la singola compravendita e dimostrano la piena adesione al sodalizio criminale. I giudici hanno inoltre confermato la corretta applicazione delle pene e il concorso tra il possesso e l'uso di documenti falsi, condannando i ricorrenti alle spese processuali.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: il fornitore risponde
Un fornitore stabile di sostanze stupefacenti e i vertici di una rete di spaccio hanno impugnato la loro condanna per associazione finalizzata al narcotraffico. Il fornitore affermava di intrattenere un semplice rapporto di compravendita, privo di esclusiva e circoscritto a soli sei mesi. Gli altri membri contestavano la stabilità del gruppo, richiedendo la qualificazione dei fatti in singoli episodi di concorso. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, dichiarandoli inammissibili. I giudici hanno chiarito che integra il reato di associazione finalizzata al narcotraffico anche il fornitore non esclusivo che garantisce disponibilità costante, supporta la gestione operativa nei momenti di crisi e insegna le tecniche di preparazione della droga.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: ricorsi inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati, condannati in appello per reati di `associazione finalizzata al narcotraffico` e traffico di stupefacenti. I ricorrenti contestavano la valutazione delle intercettazioni, l'identificazione, la mancata riqualificazione del fatto come di lieve entità e il diniego delle attenuanti. La Suprema Corte ha ritenuto le censure prive di specificità o manifestamente infondate, confermando la correttezza della motivazione dei giudici di merito nell'interpretazione delle prove e nell'applicazione delle norme.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: carcere confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato per i reati di traffico di stupefacenti e partecipazione ad un'associazione finalizzata al narcotraffico con aggravante mafiosa. La difesa sosteneva l'assenza di un sodalizio organizzato, riducendo i fatti a trattative occasionali non concluse. La Suprema Corte ha però rigettato tali argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per configurare l'associazione finalizzata al narcotraffico, non occorre un'organizzazione complessa, ma basta un accordo anche minimale volto a commettere più delitti di droga. Le intercettazioni hanno dimostrato la continua disponibilità dell'indagato, l'uso di comunicazioni criptate e il suo ruolo di raccordo coi fornitori. L'uomo resta dunque in custodia cautelare in carcere e dovrà pagare spese processuali e sanzione pecuniaria.
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Narcotraffico: quando l’assoluzione dei complici cancella l’accusa
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna inflitta a un imputato per il reato di associazione finalizzata al narcotraffico e per l'aggravante dell'ingente quantità di droga. I giudici di merito avevano accertato il reato associativo appiattendosi sulla precedente condanna irrevocabile di un coimputato, ignorando l'assoluzione definitiva degli altri presunti sodali e l'assenza del numero minimo legale di tre partecipanti. Inoltre, i giudici avevano ipotizzato il trasporto marittimo tramite container senza effettivi riscontri probatori. La Suprema Corte ha chiarito che le sentenze passate in giudicato acquisite agli atti non costituiscono prove inconfutabili e impongono specifici riscontri esterni. Di conseguenza, il processo d'appello dovrà essere interamente rifatto per rivalutare l'effettiva configurabilità del vincolo associativo e della specifica aggravante.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: le regole
Diversi soggetti gestivano un traffico stabile di hashish tra Campania e Sicilia con auto dotate di doppi fondi e veicoli di scorta. Gli imputati hanno contestato la condanna, sostenendo l'assenza di una struttura complessa e la presenza di soli singoli episodi di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per il reato di associazione finalizzata al narcotraffico. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche con un'organizzazione rudimentale, purché vi sia un programma criminoso comune e un apporto stabile dei singoli membri. Inoltre, la trasmissione degli atti tra procure per incompetenza territoriale non impone un nuovo avviso di conclusione indagini se il quadro probatorio resta invariato.
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Associazione finalizzata al narcotraffico e custodia cautelare
L'Indagato propone ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che conferma la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al narcotraffico e diversi delitti di cessione e raffinazione di sostanze stupefacenti. La difesa contesta l'autonomia della motivazione, la brevità temporale delle condotte contestate e l'assenza di esigenze cautelari attuali. La Corte di Cassazione rigetta integralmente il ricorso. I giudici ermellini chiariscono che la partecipazione associativa può desumersi anche dalla commissione di reati-scopo particolarmente rilevanti in un lasso di tempo limitato. Inoltre, per tali reati opera una presunzione relativa di pericolosità sociale che giustifica la massima misura carceraria in mancanza di elementi contrari concreti forniti dalla difesa. L'Indagato resta pertanto in custodia cautelare in carcere con condanna al pagamento delle spese di giudizio.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: carcere senza sequestri
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al narcotraffico e spaccio. La difesa contestava la mancanza di un'autonoma valutazione del giudice e l'assenza di sequestri fisici di sostanze, trattandosi di droga parlata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le intercettazioni telefoniche, se inserite in un quadro logico e prive di spiegazioni alternative lecite, sono sufficienti a dimostrare la gravità indiziaria. Inoltre, l'uso del copia e incolla nell'ordinanza è legittimo se accompagnato da un'analisi critica dei fatti. Confermata la stabilità del vincolo associativo e il pericolo di recidiva.
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Traffico di stupefacenti: quando scatta l’associazione criminale
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Pubblica Accusa contro l'ordinanza che aveva escluso il reato associativo per un indagato, riducendo la sua misura cautelare agli arresti domiciliari per singoli episodi di spaccio. Il Tribunale del Riesame aveva ritenuto insussistente il vincolo di gruppo a causa della mancanza di una cassa comune o di mezzi modificati. La Cassazione ha invece chiarito che, per configurare il reato di traffico di stupefacenti in forma associativa, non serve un'organizzazione complessa, essendo sufficiente una struttura minima e rudimentale desumibile dalla stabilità dei rapporti, dalla divisione dei ruoli e dalla continuità delle cessioni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata, ordinando un nuovo esame del caso.
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Custodia cautelare in carcere: il corriere resta dietro le sbarre
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto indagato di associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa contestava la mancanza di motivazione autonoma sulle esigenze cautelari e il ruolo di semplice corriere dell'indagato, chiedendo la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che, in presenza di reati associativi complessi, la motivazione sulle esigenze cautelari può accomunare cumulativamente le posizioni dei coindagati se basata sulle medesime modalità di commissione del reato. Inoltre, la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere non è stata superata, data la professionalità dimostrata e i costanti rapporti con più membri del gruppo criminale. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di essere il capo di un'organizzazione criminale dedita allo spaccio. Il ricorrente contestava l'esistenza di una vera e propria associazione finalizzata al narcotraffico, sostenendo si trattasse di semplici episodi isolati o di rapporti familiari. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che per configurare il reato associativo non serve una struttura complessa, ma basta un accordo stabile tra almeno tre persone con una minima organizzazione di mezzi. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del pericolo di recidiva, giustificato dal ruolo di vertice dell'indagato e dall'uso di telefoni criptati per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: colpevole il tramite
Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di far parte di un'associazione finalizzata al narcotraffico. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la propria estraneità e la natura occasionale dei contatti, dettati solo da rapporti di parentela con il vertice del gruppo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato associativo non occorre una struttura complessa, essendo sufficiente un contributo individuale apprezzabile. Nel caso specifico, l'indagato svolgeva stabilmente il ruolo di tramite telefonico e organizzatore di incontri, agevolando consapevolmente le attività illecite del sodalizio. Di conseguenza, la misura cautelare è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: condannato il novizio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per partecipazione a un'associazione finalizzata al narcotraffico e spaccio di droga. L'imputato sosteneva di essere solo un principiante in periodo di prova e di non far parte stabilmente del gruppo criminale. I giudici hanno invece accertato il suo ruolo attivo e strategico: l'uomo noleggiava auto per trasportare la droga senza destare sospetti, riscuoteva i crediti del clan e partecipava direttamente alle operazioni di acquisto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la partecipazione all'associazione basta l'inserimento concreto e materiale nei gangli operativi del gruppo, indipendentemente da un'affiliazione formale o solenne. L'imputato è stato condannato anche a pagare le spese processuali.
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