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Asseverazione

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34 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità dell’appello tributario: errore postale salva l’azienda
Un'azienda automobilistica chiede il rimborso dell'imposta ILOR per i danni del sisma del 1990. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso, ma i giudici di merito le danno torto. L'Agenzia propone appello, ma deposita solo l'avviso di ricevimento della raccomandata senza il timbro postale di spedizione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso incidentale dell'azienda, dichiarando l'inammissibilità dell'appello tributario dell'Amministrazione finanziaria. Poiché la ricezione dell'atto è avvenuta oltre i sessanta giorni dalla notifica della sentenza di primo grado e mancava la prova della data di spedizione, l'appello era tardivo. La Suprema Corte cassa senza rinvio la decisione della CTR, confermando la vittoria dell'azienda.
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Procura speciale alle liti: l’errore formale che costa la causa
Un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la protezione internazionale dopo il rifiuto del Tribunale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di un difetto formale nella procura speciale alle liti. L'avvocato del ricorrente si era limitato ad autenticare la firma del cliente con la formula "è vera la firma", senza certificare esplicitamente che la firma fosse stata apposta in una data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato, come invece richiesto tassativamente dalla legge speciale. Di conseguenza, il cittadino straniero ha perso la causa e il suo ricorso non è stato esaminato nel merito.
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Responsabilità Direttore Lavori e Superbonus 110%
La Corte d'Appello ha esaminato un caso di risoluzione contrattuale legato al Superbonus 110%. Un committente ha citato un'impresa e un professionista per lavori mai avviati, nonostante l'emissione di un SAL al 30% utilizzato per la cessione del credito. La Corte ha riconosciuto la responsabilità Direttore Lavori per aver asseverato falsamente il raggiungimento della soglia dei lavori, dichiarando la risoluzione del contratto professionale. Tuttavia, ha rigettato le richieste risarcitorie per il valore del credito ceduto e per i danni da perdita del beneficio fiscale, ritenendoli non provati o fonte di ingiustificato arricchimento.
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Sanatoria impossibile, attestazione falsa: tecnico condannato
Un tecnico professionista viene condannato per aver presentato una falsa attestazione in sanatoria. L'architetto aveva tentato di regolarizzare un appartamento situato in uno storico palazzo, oggetto di una vasta ristrutturazione abusiva che lo aveva trasformato in una struttura turistico-recettiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio fondamentale: il reato di false dichiarazioni per ottenere un permesso di costruire si applica anche al procedimento di sanatoria. La relazione del tecnico non è mai un atto neutro, ma il presupposto fondamentale della decisione del Comune, e se contiene falsità comporta piena responsabilità penale. L'architetto ha perso il ricorso.
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Condizione sospensiva e compenso professionale
Un professionista ha agito in giudizio per ottenere il pagamento di compensi legati all'asseverazione di perizie immobiliari. Il contratto prevedeva che l'incarico si considerasse conferito solo qualora tale attività fosse stata ritenuta utile per ottenere un finanziamento bancario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la **condizione sospensiva** (l'utilità dell'asseverazione per la banca) non si era verificata, poiché l'istituto di credito non aveva mai richiesto tali documenti, disponendo già di proprie stime. La Corte ha ribadito che l'interpretazione della volontà contrattuale è un compito esclusivo del giudice di merito.
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Superbonus 110%: limiti e regole del sequestro
La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso caso di sequestro preventivo per equivalente derivante da presunte frodi legate al Superbonus 110%. Gli indagati erano accusati di truffa aggravata e indebita compensazione per aver generato crediti d'imposta fittizi tramite asseverazioni false. La Suprema Corte ha confermato che il dolo richiesto per tali reati è generico e che i crediti generati illecitamente sono interamente confiscabili, indipendentemente dai costi sostenuti dall'impresa. Tuttavia, la Corte ha annullato parzialmente l'ordinanza del Tribunale del Riesame poiché, pur avendo ridotto l'importo del sequestro in sede di merito, il Tribunale non aveva disposto la contestuale restituzione delle somme eccedenti agli indagati, violando le norme procedurali sulla revoca parziale delle misure cautelari reali.
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Revisione della sentenza: i limiti delle prove nuove
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una richiesta di revisione della sentenza presentata da un soggetto condannato per riciclaggio e ricettazione. L'istanza si fondava su una dichiarazione giurata del fratello del condannato, presentata come prova nuova. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che tale documento era privo di data e presentava un'asseverazione illeggibile, rendendolo inaffidabile. La Corte ha ribadito che la revisione della sentenza richiede prove dotate di alta forza persuasiva e che eventuali vizi di notifica del giudizio originario devono essere fatti valere tramite l'istituto della rescissione del giudicato e non tramite la revisione.
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Successione tra enti e validità atti tributari
La Corte di Cassazione ha affrontato il complesso tema della successione tra enti pubblici in Sicilia, con particolare riferimento ai consorzi di bonifica. Un contribuente aveva impugnato un avviso di pagamento sostenendo l'inesistenza giuridica dell'ente emittente, poiché accorpato in una nuova macro-struttura regionale. La Suprema Corte ha stabilito che l'istituzione di un nuovo ente non determina l'estinzione automatica e immediata di quelli preesistenti. Durante il periodo transitorio, gli enti originari conservano la legittimazione ad agire e il potere impositivo, garantendo la continuità amministrativa. La sentenza chiarisce inoltre che eventuali vizi nella notifica della procura alle liti costituiscono mere irregolarità se non espressamente contestate dalla controparte.
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Responsabilità advisor: Cassazione su inadempimento
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'advisor per la scelta di uno strumento di risoluzione della crisi d'impresa (concordato preventivo) rivelatosi inidoneo e inammissibile. Secondo la Corte, il professionista è inadempiente non solo quando l'atto specifico è errato, ma anche quando omette di informare adeguatamente il cliente sulle criticità che possono compromettere il successo dell'operazione, trasformando di fatto un'obbligazione di mezzi in una di risultato. Il ricorso del professionista, che chiedeva il pagamento dei suoi compensi, è stato rigettato.
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Errore di fatto: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso straordinario per errore di fatto presentato da un professionista condannato per abusi edilizi. L'architetto sosteneva che la Corte avesse ignorato documenti che provavano la sua buona fede. I giudici hanno chiarito che non si è trattato di un errore percettivo (una svista), ma di un errore di valutazione, poiché i documenti erano stati esaminati ma ritenuti irrilevanti di fronte a una precedente sentenza che già accertava l'illegittimità dei lavori. L'impugnazione per errore di fatto non può correggere un giudizio di merito.
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Comunicazione ENEA: tardiva non fa perdere il bonus
Una società a responsabilità limitata si è vista negare una detrazione fiscale per lavori di efficientamento energetico a causa di una tardiva comunicazione ENEA. La Corte di Cassazione, confermando le sentenze precedenti, ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria. È stato stabilito che questo adempimento ha uno scopo statistico e il suo ritardo, in assenza di una specifica previsione di legge, non comporta la perdita del beneficio fiscale.
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Comunicazione ENEA: tardiva non preclude la detrazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15212/2025, ha stabilito che la tardiva trasmissione della comunicazione all'ENEA non comporta la decadenza dal diritto alla detrazione fiscale per le spese di riqualificazione energetica. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il beneficio a una società a causa di tale ritardo. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando le decisioni dei giudici di merito. La motivazione principale è che l'obbligo di comunicazione ha finalità puramente statistiche e di monitoraggio, e non esiste una norma di legge che preveda esplicitamente la perdita del bonus in caso di invio tardivo. Questa decisione consolida un orientamento favorevole al contribuente.
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Comunicazione ENEA: tardiva non fa perdere il bonus
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tardiva comunicazione ENEA non comporta la decadenza dal diritto alla detrazione fiscale per interventi di riqualificazione energetica. Una società si era vista negare il beneficio a causa di un invio oltre i termini. La Corte ha chiarito che tale adempimento ha una finalità meramente statistica e di monitoraggio. In assenza di una norma che preveda espressamente la decadenza, il contribuente che ha sostenuto le spese e possiede i requisiti sostanziali non perde il diritto al bonus. La sentenza conferma un orientamento giurisprudenziale favorevole al contribuente.
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Comunicazione ENEA: omissione non causa perdita bonus
Una società si è vista negare la detrazione IRES per lavori di riqualificazione energetica a causa della mancata comunicazione di fine lavori all'ENEA. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale omissione non comporta la perdita del beneficio fiscale. Secondo la Corte, la comunicazione ENEA ha finalità puramente statistiche e non costituisce un requisito sostanziale per l'accesso alla detrazione, la quale spetta se il contribuente possiede l'asseverazione tecnica e la certificazione energetica che provano l'effettiva esecuzione dei lavori.
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