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Assegno Ad Personam

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196 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Assegno ad personam: limiti temporali e riassorbimento
Un dipendente del settore pubblico ha citato in giudizio un'azienda ospedaliera per ottenere una maggiorazione retributiva, nota come assegno ad personam, per gli anni dal 2002 al 2006, basandosi su una delibera aziendale del 1997. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando la decisione della Corte d'Appello. La ragione fondamentale della decisione è che la stessa delibera del 1997 specificava la propria durata temporanea, limitandone gli effetti a un periodo precedente a quello richiesto dal dipendente, rendendo così la pretesa infondata.
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Assegno ad personam: cosa spetta al dipendente?
Una dipendente pubblica, trasferita da un ente soppresso a un Ministero, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio e l'inclusione di varie indennità nell'assegno ad personam. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 289/2024, ha stabilito che la norma speciale che regola il trasferimento prevale su quella generale. Di conseguenza, l'assegno ad personam deve includere solo le voci retributive fisse e continuative, mentre l'anzianità di servizio non costituisce un diritto assoluto e non può essere usata per rivendicare avanzamenti di carriera presso il nuovo datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Assegno personale: cosa entra nel calcolo? Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 288/2024, ha chiarito la composizione dell'assegno personale per i dipendenti pubblici trasferiti a seguito di soppressione del loro ente. La Corte ha stabilito che solo le voci retributive fisse, continuative e con natura strettamente salariale possono essere incluse. Vengono esclusi elementi come premi di produttività, buoni pasto, contributi a fondi pensione e polizze assicurative, in quanto privi del carattere di fissità e continuità o di natura assistenziale e previdenziale. Viene inoltre negato che l'anzianità pregressa possa essere usata per rivendicare avanzamenti di carriera nella nuova amministrazione.
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Assegno ad personam: no al mantenimento stipendio
Un ex militare "riservista", passato a un ruolo civile durante la riorganizzazione di un ente pubblico, si è visto ridurre lo stipendio e ha richiesto un assegno ad personam per colmare la differenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, principalmente a causa di una precedente sentenza definitiva del giudice amministrativo che aveva già escluso la natura di lavoro subordinato del suo precedente servizio. La Corte ha inoltre specificato che la legge in questione garantiva il mantenimento dello stipendio solo al personale di ruolo a tempo indeterminato.
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Blocco Stipendiale: Niente Assegno Funzionale Maturato
Un ex militare, transitato al ruolo civile durante il blocco stipendiale (2011-2014), si è visto negare dalla Corte di Cassazione il diritto all'assegno di funzione maturato in quel periodo. La Suprema Corte ha stabilito che il blocco stipendiale non era una semplice sospensione, ma una ridefinizione legale della retribuzione. Pertanto, al momento del transito, la sua posizione economica era quella 'congelata', senza alcun diritto acquisito all'incremento economico, che non poteva essere riconosciuto neanche dopo la fine del blocco.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: quando va ridato
Una pubblica amministrazione ha richiesto a una dipendente la restituzione di somme erogate come stipendio sulla base di una legge regionale successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'ente alla ripetizione indebito pubblico impiego, stabilendo che la dichiarazione di incostituzionalità fa venire meno la causa del pagamento, anche se percepito in buona fede dal lavoratore.
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Assegno ad personam: spetta nel pubblico impiego?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33349/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva il riconoscimento di un assegno ad personam per mantenere il suo precedente e più elevato stipendio dopo essere passata a un'altra amministrazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che le dimissioni volontarie dalla precedente posizione per accettare un nuovo impiego, vinto tramite concorso, interrompono la continuità del rapporto di lavoro, escludendo così il diritto a conservare il trattamento economico più favorevole.
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Trattamento economico trasferimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento di un lavoratore tra due enti pubblici, il trattamento economico complessivo precedentemente goduto deve essere mantenuto, anche se superiore a quello del nuovo inquadramento. Questo avviene tramite un assegno 'ad personam', soggetto a riassorbimento con i futuri aumenti. La Corte ha chiarito che anche indennità specifiche, come l'Anzianità Professionale Edile (APE), non possono essere unilateralmente eliminate se costituiscono una parte certa e continuativa della retribuzione, contribuendo alla determinazione del trattamento economico globale da salvaguardare.
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Assegno ad personam: indennità esclusa nel transito
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel calcolo dell'assegno ad personam, corrisposto al personale militare che transita nei ruoli civili, non devono essere incluse le indennità accessorie e non continuative, come quella di imbarco. Tale assegno ha lo scopo di salvaguardare solo le componenti fisse e continuative della retribuzione precedentemente goduta, escludendo emolumenti legati a specifiche condizioni di servizio operativo.
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Anzianità di servizio e pubblico impiego: la Cassazione
Una ex dipendente della Polizia di Stato, transitata ai ruoli civili del Ministero dell'Interno, ha richiesto il riconoscimento della sua pregressa anzianità di servizio ai fini delle progressioni economiche. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, sebbene il trattamento economico acquisito sia garantito al momento del passaggio, le future progressioni di carriera sono regolate esclusivamente dalla contrattazione collettiva del nuovo comparto. Quest'ultima può legittimamente valorizzare in modo differente l'anzianità di servizio maturata all'interno dello stesso settore rispetto a quella maturata in precedenza in un altro ordinamento, come quello delle Forze di Polizia.
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Assegno ad personam: no aumenti durante il blocco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9591/2025, ha stabilito che l'assegno ad personam per un militare transitato nei ruoli civili non può essere aumentato per includere emolumenti maturati solo giuridicamente durante il periodo del blocco stipendiale (2011-2014). La Corte ha chiarito che il calcolo deve basarsi sul trattamento economico effettivamente percepito al momento del transito, e non su quello astrattamente maturato, confermando la finalità di contenimento della spesa pubblica della normativa sul blocco.
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Inquadramento retributivo: anzianità non basta
La Corte di Cassazione chiarisce che, nel trasferimento di un dipendente pubblico dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, l'inquadramento retributivo deve basarsi sul trattamento economico già acquisito e non sulla mera anzianità di servizio. L'eventuale differenza è garantita da un assegno ad personam, poiché la progressione di carriera nel nuovo comparto non è automatica ma legata a procedure selettive. La sentenza riforma la decisione d'appello che aveva erroneamente concesso un inquadramento superiore basato sull'anzianità.
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Retribuzione ex lettori: No a stipendio da ricercatore
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due ex lettrici universitarie, stabilendo che la loro retribuzione non deve essere permanentemente agganciata a quella dei ricercatori. Anche in presenza di un precedente giudicato favorevole, nuove leggi e contratti collettivi possono modificare il trattamento economico. La differenza viene conservata come assegno personale non rivalutabile, senza che ciò costituisca discriminazione. La Corte ha chiarito la corretta interpretazione della normativa sulla retribuzione ex lettori.
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Assegno ad personam: calcolo errato e rinvio
Il caso riguarda ex lettori universitari, ora collaboratori linguistici, in lite con un'università per la corretta determinazione della retribuzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori, ravvisando un errore nel calcolo dell'assegno ad personam da parte del giudice di merito, che aveva utilizzato un divisore orario errato e meno favorevole. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata su questo punto e la causa rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione. Sono state invece respinte le censure relative alla presunta discriminazione e alla validità della procura conferita dall'ateneo alla propria avvocatura interna.
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Prescrizione indebito retributivo: la Cassazione
Un ente previdenziale ha tentato di recuperare somme indebitamente versate a un dipendente a titolo di assegno ad personam dopo oltre dieci anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la prescrizione del diritto. La decisione sottolinea che l'interpretazione degli accordi è di competenza dei giudici di merito e che la prescrizione dell'indebito retributivo decorre da quando il diritto può essere esercitato, non da quando l'ente decide di agire.
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Retribuzione pubblico impiego: CCNL è legge
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8134/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla retribuzione nel pubblico impiego. Anche quando un rapporto di lavoro viene riconosciuto come subordinato solo a posteriori (ex art. 2126 c.c.), la retribuzione spettante al lavoratore non può superare quella prevista dalla fascia iniziale del contratto collettivo nazionale (CCNL) di riferimento. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto al dipendente una retribuzione superiore, affermando che nella Pubblica Amministrazione non è ammessa la stipula di contratti 'atipici' o più favorevoli rispetto alla contrattazione collettiva, e che ogni somma erogata in eccedenza è da considerarsi indebita.
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Assegno ad personam: la Cassazione va in pubblica udienza
Due dipendenti pubbliche, dopo un avanzamento di carriera, si vedono negare l'assegno ad personam previsto dal CCNL per non subire una diminuzione dello stipendio. L'ente datore di lavoro sostiene che la norma di legge che lo permetteva è stata abrogata. La Corte d'Appello dà ragione alle lavoratrici, ma l'ente ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità della questione sul rapporto tra legge e contrattazione collettiva, ha rinviato il caso alla pubblica udienza per un esame più approfondito, senza ancora decidere nel merito.
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Retribuzione dirigente: no all’assegno ad personam
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente pubblico non ha diritto a mantenere un assegno ad personam, concesso per conservare una precedente e più alta retribuzione, al momento del rinnovo di un nuovo incarico di valore economico inferiore. Tale assegno, legato al precedente ruolo poi soppresso, non può essere considerato parte integrante della retribuzione del nuovo incarico. La decisione riforma le sentenze dei giudici di merito che avevano dato ragione al dirigente, affermando un principio di coerenza tra incarico e retribuzione dirigente nel pubblico impiego, specialmente nel contesto di riorganizzazioni aziendali.
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Assegno ad personam: bonus inclusi dopo il trasferimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5432/2025, ha stabilito che l'assegno ad personam per un dipendente pubblico trasferito deve includere anche le voci retributive, come premi di produzione e indennità di rischio, che, pur essendo formalmente 'variabili', hanno in sostanza un carattere fisso e continuativo. Il caso riguardava un dipendente trasferito da una società a partecipazione statale a un Ministero. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, affermando che la natura sostanziale dell'emolumento prevale sulla sua classificazione formale, garantendo così il principio di irriducibilità della retribuzione.
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Trattamento perequativo: no a CCNL se cessa convenzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due dipendenti universitari che, al termine di una convenzione con un'azienda ospedaliera, chiedevano un trattamento perequativo. L'ordinanza chiarisce che le tutele previste dal CCNL 2018 per i trasferimenti d'ufficio non si applicano se il rientro in ateneo è causato dalla cessazione della convenzione per volontà dell'ente esterno, e non da un trasferimento disposto dall'università stessa. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la contestazione sull'interpretazione della contrattazione decentrata.
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