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Artificio

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel contesto di questo reato, si intende qualsiasi stratagemma o comportamento ingannevole idoneo a creare una falsa rappresentazione della realtà, come omettere di timbrare l'uscita per far credere di essere ancora al lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ex Agente condannato per Truffa aggravata: polizze finte e inganno
Un ex Agente di assicurazioni è stato condannato per truffa aggravata e sostituzione di persona. Aveva venduto polizze inesistenti, incassando denaro e presentandosi come agente attivo nonostante la revoca del suo mandato. Ha impugnato la condanna, sostenendo che si trattava di appropriazione indebita e che la revoca non era valida. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la qualificazione come truffa aggravata, poiché l'Agente aveva creato una falsa realtà (polizze inesistenti) e indotto in errore i clienti. La revoca del mandato era stata provata.
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Falso documento per ZTL: la Cassazione conferma il Reato di Truffa
Un individuo è stato condannato per il Reato di Truffa (Art. 640 c.p.) e falsità ideologica (Art. 483 c.p.) per aver usato un documento d'identità falso per ottenere un permesso di transito e sosta in una zona a traffico limitato. L'imputato ha proposto ricorso, sostenendo che il fatto dovesse essere riqualificato come illecito amministrativo (Art. 316ter c.p.) e contestando l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'azione costituiva un "artificio" tipico del Reato di Truffa e ha confermato la legittimità della recidiva, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Truffa ai danni dello Stato: condannato il dipendente assenteista
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Truffa ai danni dello Stato nei confronti di un dipendente pubblico. L'imputato si allontanava dal posto di lavoro senza registrare l'uscita, inducendo in errore l'amministrazione sulla sua effettiva presenza in servizio. La difesa ha presentato ricorso, contestando la qualificazione del fatto e chiedendo le attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando anche l'inefficacia di una rinuncia inviata via PEC senza firma del ricorrente. Di conseguenza, il lavoratore perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Mancata esecuzione dolosa: condannata per aver bloccato la casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. L'imputata aveva impedito, tramite un artificio fraudolento, l'utilizzo di un'abitazione da parte del legittimo beneficiario. I giudici di merito avevano già accertato la natura fraudolenta della condotta. La Cassazione ha ribadito che il ricorso non può richiedere una nuova valutazione dei fatti già ampiamente analizzati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando la sua piena responsabilità penale.
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Truffa SEPA: la banca è vittima anche con controlli auto
La Cassazione ha confermato la condanna per truffa SEPA a un individuo che, simulando un rapporto commerciale, ha ottenuto un accredito indebito. Sebbene l'inganno fosse rivolto a una banca estera, la banca italiana che ha processato il pagamento e subito una perdita economica è stata considerata vittima del reato e legittimata a sporgere querela. La Corte ha ritenuto irrilevante che i controlli fossero automatici.
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Falsa attestazione presenza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due dipendenti pubblici condannati per falsa attestazione della presenza. La sentenza chiarisce che la mancata timbratura in uscita costituisce un artificio che integra il reato e che la natura abituale della condotta impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Inoltre, la Corte ribadisce che il ricorso è inammissibile se si limita a riproporre i motivi d'appello senza un confronto critico con la sentenza impugnata.
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Truffa aggravata contributi: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma la qualificazione di truffa aggravata contributi per una società che, attraverso un'elaborata manipolazione dei ruoli aziendali e un fittizio demansionamento dei lavoratori, aveva evaso i versamenti previdenziali. La sentenza distingue nettamente tale condotta dal meno grave reato di omessa denuncia, sottolineando come la presenza di un complesso "artificio" giustifichi l'accusa di frode e il conseguente sequestro preventivo dei beni.
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Frazionamento contanti: elusione o illecito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8459/2024, ha stabilito che il frazionamento contanti per trasferire una somma ingente di denaro dall'estero, suddividendola tra più persone per rimanere sotto la soglia di dichiarazione, costituisce un illecito. La Corte ha ritenuto tale pratica un mero artificio finalizzato a eludere la normativa sulla tracciabilità dei movimenti di valuta, confermando la sanzione irrogata dal Ministero dell'Economia. La decisione si basa sul principio che va considerata l'unicità dell'operazione economica nel suo complesso, a prescindere dalla sua suddivisione formale.
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Truffa aggravata: pensione del defunto e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata nei confronti di una donna che, dopo il decesso della suocera, ha continuato a riscuoterne la pensione. La Corte ha stabilito che la presentazione di una delega di una persona deceduta costituisce un artificio idoneo a indurre in errore l'impiegato postale, integrando così il reato di truffa e non la meno grave fattispecie di indebita percezione di erogazioni pubbliche. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa contachilometri: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un venditore condannato per truffa contachilometri. La sentenza stabilisce che alterare il chilometraggio di un veicolo costituisce un artificio ingannevole, anche se il motore è stato sostituito. Il dato deve riflettere la vetustà dell'intero veicolo. Inoltre, la Corte ha ribadito che la quantificazione della provvisionale in sede penale non è contestabile in Cassazione, essendo una decisione discrezionale e non definitiva.
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