LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Art. 495 Cod. Pen.

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Articolo del Codice Penale che punisce chiunque dichiari o attesti falsamente a un pubblico ufficiale l'identità, lo stato o altre qualità della propria o dell'altrui persona.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falsa Dichiarazione: Ricorso Inammissibile, Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'Imputata, condannata in appello per il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale (Art. 495 c.p.). L'Imputata contestava la sua colpevolezza, il mancato riconoscimento della speciale tenuità del fatto (Art. 131 bis c.p.) e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi di ricorso privi di specificità, in quanto riproducevano argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva correttamente accertato la condotta delittuosa, escluso la lieve entità del fatto e negato le attenuanti. L'Imputata dovrà pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende per il suo ricorso inammissibile.
Continua »
Mancata Concessione Attenuanti: Niente Sconto per False Dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per false dichiarazioni a un pubblico ufficiale. L'imputato aveva presentato ricorso lamentando la mancata concessione attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio importante: il giudice non è obbligato a considerare tutti gli elementi favorevoli all'imputato per negare le attenuanti. È sufficiente che la motivazione si basi sugli aspetti ritenuti decisivi e sia priva di illogicità. Di conseguenza, la richiesta di uno sconto di pena è stata respinta e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
Continua »
Falsa dichiarazione: condanna annullata per prescrizione
Due persone, condannate per aver fornito false dichiarazioni a un pubblico ufficiale, hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, prima di entrare nel merito della questione, ha rilevato un fatto decisivo: il tempo massimo per perseguire il reato era scaduto. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione. La sentenza di condanna è stata quindi annullata definitivamente, non perché gli imputati siano stati dichiarati innocenti, ma perché lo Stato ha perso il potere di punirli a causa del lungo tempo trascorso.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: motivi generici e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni sull'identità (Art. 495 c.p.), dichiarando l'inammissibilità del ricorso presentato dall'imputato. La decisione si fonda sulla conclamata genericità dei motivi di impugnazione, i quali non indicavano in modo specifico i punti della sentenza d'appello contestati, limitandosi ad argomentazioni astratte. Tale inammissibilità del ricorso ha comportato anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per false dichiarazioni. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata, respingendo il ricorso come un mero tentativo di rivalutazione delle prove.
Continua »
False dichiarazioni: Cassazione e onere della prova
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni a pubblico ufficiale. L'uomo aveva falsamente attestato di essere coniugato. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e manifestamente infondato, sottolineando che la consapevolezza di dichiarare il falso in un atto ufficiale è sufficiente per configurare il reato, senza necessità di ulteriori prove sull'intenzionalità.
Continua »
Ricorso generico: inammissibilità e condanna spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione a causa della sua manifesta genericità. Il ricorrente, condannato per il reato di cui all'art. 495 c.p., aveva lamentato una carenza di motivazione in termini puramente assertivi. La Corte, confermando la sua giurisprudenza, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, evidenziando come un ricorso generico non possa superare il vaglio di ammissibilità.
Continua »