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Art. 131-Bis Cod. Pen.

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849 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: motivi generici e reiterati
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per commercio di prodotti contraffatti (art. 474 c.p.). I motivi sono stati giudicati una generica reiterazione di argomenti già respinti in appello e manifestamente infondati riguardo la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.), confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per occupazione abusiva. Gli imputati chiedevano l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), ma il ricorso si limitava a ripetere argomenti già respinti in appello, dove era stata valorizzata la lunga durata dell'illecito. La Corte ha ritenuto il ricorso non specifico e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Art. 131 bis c.p.: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.). La Corte ha stabilito che la presenza di plurimi precedenti penali a carico dell'imputato denota un'abitualità della condotta che impedisce il riconoscimento del beneficio. Inoltre, il ricorso è stato giudicato una mera ripetizione di motivi già respinti in appello, rendendolo generico e quindi inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile spaccio: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per spaccio di stupefacenti, confermando la condanna di un individuo. I motivi del ricorso sono stati ritenuti meramente ripetitivi di censure già respinte. La Corte ha validato la valutazione sulla finalità di spaccio, sull'esclusione della tenuità del fatto e sulla sussistenza della recidiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e recidiva: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. La Corte ha confermato che allontanarsi dall'abitazione, anche solo per pochi minuti e rimanendo nell'area condominiale aperta, integra il reato. Inoltre, ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa del comportamento abituale del reo, evidenziato da precedenti condanne per lo stesso crimine, confermando così l'importanza della recidiva nel giudizio.
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Riduzione pena rito abbreviato: la Cassazione corregge
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha impugnato la sentenza per due motivi: l'errato calcolo della riduzione della pena per il rito abbreviato (un terzo anziché la metà) e la mancata motivazione sulla richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha accolto entrambi i motivi, annullando la sentenza e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione, sottolineando l'obbligo di applicare la corretta riduzione pena rito abbreviato per le contravvenzioni.
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Divieto uso cellulare e sorveglianza speciale: Cassazione
Un individuo sotto sorveglianza speciale è stato condannato per aver violato la prescrizione che gli imponeva il divieto di uso del cellulare. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che tale divieto non è una norma incostituzionale, ma una misura discrezionale del giudice della prevenzione, basata sulla pericolosità sociale del soggetto. La Corte ha inoltre ritenuto corretta la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità della violazione.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una sentenza della Corte d'Appello di Milano. I motivi del ricorso, relativi alla mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto), sono stati giudicati non specifici. La Corte ha ritenuto che l'appello non muovesse una critica puntuale alle argomentazioni della sentenza impugnata, che aveva motivato la decisione sulla base della gravità del fatto e della capacità organizzativa dell'imputato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato estinto per prescrizione: il caso Cassazione
Una donna, condannata in primo grado per disturbo alla quiete pubblica (art. 660 c.p.) a causa di rumori molesti, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, pur rilevando un difetto di motivazione nella sentenza impugnata, ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, essendo trascorso il tempo massimo previsto dalla legge. La Corte ha chiarito che la prescrizione è una causa di estinzione del reato più favorevole per l'imputato rispetto alla non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), portando all'annullamento della condanna senza rinvio.
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