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Art. 131-Bis Cod. Pen.

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849 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso generico: Cassazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna. Il motivo principale è la natura del tutto generica dell'impugnazione, che non si confrontava adeguatamente con le motivazioni della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.) non sulla base di presunzioni, ma in virtù delle concrete modalità del reato e dei gravi precedenti penali dell'imputato, tra cui una condanna per associazione di stampo mafioso. La Suprema Corte ha quindi confermato che un ricorso generico che non presenta una critica ragionata è destinato all'inammissibilità.
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Ricorso inammissibile: evasione e art. 131-bis
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione (art. 385 c.p.). I motivi, relativi alla presunta mancanza di dolo e alla richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), sono stati giudicati meramente ripetitivi dell'appello e non in grado di confutare la logica motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che la valutazione sulla gravità del fatto ai fini dell'art. 131-bis è una prerogativa discrezionale del giudice di merito.
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Ricorso inammissibile: evasione e resistenza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per evasione e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera riproduzione di quelli d'appello e non confutavano adeguatamente la motivazione della sentenza impugnata, la quale aveva correttamente individuato il dolo e valutato la gravità complessiva del fatto.
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Abitualità reato: quando non si applica il 131-bis
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte ha confermato che l'abitualità del reato, desunta da una recidiva reiterata e da precedenti condanne per reati della stessa indole, costituisce un ostacolo insuperabile all'applicazione del beneficio, rendendo generica e infondata la critica mossa alla sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Art. 131-bis cod. pen.: l’obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna del Tribunale di Sassari per la mancata motivazione sulla richiesta di applicazione dell'art. 131-bis cod. pen. (particolare tenuità del fatto). Il giudice di merito aveva completamente omesso di valutare la richiesta della difesa, violando l'obbligo di motivazione. La Suprema Corte ha ribadito che, di fronte a una specifica istanza, il giudice deve fornire una risposta motivata, anche se sintetica.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua genericità. L'ordinanza sottolinea che l'assenza di motivi specifici, come richiesto dall'art. 581 c.p.p., impedisce al giudice di valutare l'impugnazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando che la precisione nella redazione degli atti è un requisito fondamentale.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per minacce e tentate lesioni. I motivi sono stati rigettati perché miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e perché la richiesta di applicazione della 'particolare tenuità del fatto' era preclusa dai precedenti penali dell'imputato.
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Inammissibilità del ricorso: motivi e conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi sono la natura fattuale delle censure sulla tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e la mera reiterazione dei motivi d'appello sulla pena. La decisione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e limiti del riesame
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché le motivazioni presentate erano una mera ripetizione di questioni già valutate dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea che la Cassazione non può riesaminare le prove, confermando la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Combustione illecita rifiuti: ricorso inammissibile
Due individui hanno impugnato la loro condanna per il reato di combustione illecita di rifiuti in un vigneto, chiedendo l'annullamento della sentenza e, in subordine, l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni difensive generiche e ripetitive. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di escludere la particolare tenuità del fatto, data la notevole quantità di materiale combusto, la pericolosità dei fumi e il rischio di propagazione dell'incendio.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e Art. 131 bis
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, respingendo i motivi del ricorrente relativi alla prevalenza delle attenuanti generiche e all'applicazione dell'art. 131 bis c.p. (particolare tenuità del fatto). La Corte ha stabilito che il primo motivo non era stato sollevato in appello, mentre il secondo era una mera ripetizione di argomenti già respinti, vista anche l'abitualità del comportamento desunta dai precedenti penali del soggetto.
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Occupazione abusiva: stato di necessità? Cassazione
Due persone ricorrono in Cassazione contro una condanna per occupazione abusiva di un immobile. Una delle ricorrenti invoca lo stato di necessità per esigenze abitative e la particolare tenuità del fatto. La Corte Suprema dichiara i ricorsi inammissibili, chiarendo che lo stato di necessità richiede un pericolo attuale e inevitabile, non una generica difficoltà abitativa. Inoltre, la tenuità del fatto non è applicabile se la condotta illecita, come l'occupazione, è ancora in corso.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. L'imputato, condannato per porto di oggetti atti a offendere, aveva chiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando la pericolosità della condotta e i numerosi precedenti penali dell'imputato, che escludono la possibilità di applicare l'art. 131-bis c.p.
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Calcolo prescrizione recidiva: la Cassazione chiarisce
Un uomo, condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la lieve entità del fatto e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il calcolo prescrizione recidiva comporta un duplice aumento dei termini e che la condotta, per le sue modalità, non poteva essere considerata di particolare tenuità.
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Porto d’armi improprio: quando non si applica il 131-bis
Un individuo condannato per porto d'armi improprio di un coltello con lama spezzata ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che i numerosi precedenti penali del soggetto e il contesto pericoloso (una zona di spaccio) sono elementi sufficienti per escludere il beneficio, nonostante la ridotta offensività dell'oggetto. La sentenza conferma che la valutazione non si limita all'arma, ma comprende la personalità del reo.
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Riforma sentenza assolutoria: obblighi del giudice
Un imputato, assolto in primo grado dall'accusa di sottrazione di beni pignorati per ritenuta buona fede, veniva condannato in appello, sebbene con la formula della non punibilità per tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo un principio fondamentale: la riforma di una sentenza assolutoria basata su una diversa valutazione di prove dichiarative decisive impone al giudice d'appello l'obbligo di rinnovare l'esame dei dichiaranti e di fornire una motivazione rafforzata, che dimostri l'insostenibilità della prima sentenza.
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Ricorso inammissibile: le doglianze generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per spaccio di stupefacenti. I motivi sono stati giudicati generici e meramente oppositivi riguardo alla valutazione delle prove, e manifestamente infondata la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della continuata attività di cessione e di un precedente specifico. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato in Appello per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera riproposizione di argomenti già valutati e respinti in secondo grado, oltre che manifestamente infondati. In particolare, è stato confermato il ruolo attivo dell'imputato e l'inapplicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la condotta e il quantitativo della sostanza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Smaltimento illecito di rifiuti: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore unico condannato per smaltimento illecito di rifiuti industriali (inchiostri) in pubblica fognatura. I giudici hanno stabilito che le doglianze relative alla valutazione delle prove e alla ricostruzione dei fatti non sono ammissibili in sede di legittimità, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva già escluso la tenuità del fatto per la gravità e non occasionalità della condotta.
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Indebita percezione: no sussidi se il coniuge lavora
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte ha ritenuto insostenibile la tesi difensiva secondo cui la ricorrente non fosse a conoscenza dei redditi del marito, derivanti da un'attività lavorativa non dichiarata al fisco. È stata inoltre respinta la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della durata della percezione e dell'entità del danno per lo Stato.
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