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Arresti Domiciliari Con Braccialetto Elettronico

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una misura cautelare che impone di rimanere nella propria abitazione, con un dispositivo elettronico che ne controlla la presenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di Stupefacenti: Cassazione Inammissibile, Condanne Confermate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati condannati per spaccio di stupefacenti. Le difese lamentavano vizi di motivazione e l'errata qualificazione dei fatti. Tuttavia, la Corte ha confermato le condanne, basandosi sulle prove raccolte tramite videocamere che dimostravano la sistematicità dello spaccio, la frequenza delle cessioni e il carattere professionale dell'attività criminosa. Un imputato aveva anche sostenuto di essere agli arresti domiciliari, ma le prove video lo smentivano. La Corte ha ritenuto i ricorsi privi di fondamento, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Carcere o Arresti Domiciliari con Braccialetto Elettronico: la Cassazione decide
Un imputato, accusato di rapina, ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale ha rigettato la sua richiesta. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la motivazione del rifiuto fosse insufficiente, specialmente riguardo all'uso del braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha stabilito che se il giudice ritiene la custodia in carcere l'unica misura adeguata per contenere il pericolo di reiterazione criminosa, questa valutazione include implicitamente l'inadeguatezza degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Pertanto, il ricorso è stato rigettato, confermando la decisione del Tribunale.
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Arresti domiciliari con braccialetto elettronico negati per spaccio
Un indagato per spaccio di droga ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici di merito hanno respinto la richiesta perché l'uomo ha commesso il fatto mentre svolgeva lavori di pubblica utilità e risiede nella stessa zona di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, se la detenzione domestica è del tutto inidonea a fermare la recidiva, l'uso del dispositivo elettronico non basta a renderla adeguata.
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Arresti domiciliari con braccialetto elettronico: no per spaccio
L'Indagato, trovato in possesso di 50 kg di hashish suddivisi in panetti, ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere, richiedendo la sostituzione con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il braccialetto elettronico impedisce solo l'allontanamento fisico dal domicilio, ma non neutralizza il rischio di contatti a distanza con organizzazioni criminali. Data l'ingente quantità di droga e i collegamenti stabili con il narcotraffico, attuabili facilmente tramite telefoni cellulari, la misura domestica è stata ritenuta del tutto inadeguata a contenere il pericolo di reiterazione del reato. L'Indagato rimane quindi in carcere e dovrà pagare le spese processuali.
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Arresti domiciliari con braccialetto elettronico: confermati
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per un indagato accusato di ricettazione e utilizzo indebito di carte di credito. La difesa contestava la sussistenza del pericolo di recidiva e l'adeguatezza del controllo elettronico, ritenendolo sproporzionato. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando la gravità della condotta e la personalità del soggetto, gravato da plurime condanne per reati predatori, violazioni della sorveglianza speciale ed evasioni commesse nell'arco di vent'anni. La Cassazione ha ribadito che la valutazione del rischio di reiterazione non richiede la presenza di occasioni immediate di reato, ma una prognosi basata sulla condotta complessiva del soggetto. Di conseguenza, la misura restrittiva è stata ritenuta pienamente proporzionata e necessaria per contenere la spiccata pericolosità sociale dell'indagato.
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Arresti domiciliari negati: braccialetto non basta a fermare il boss
La Corte di Cassazione ha negato la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a un soggetto condannato in primo grado per associazione finalizzata al traffico di droga. Secondo i giudici, il semplice trasferimento in un'altra città, lontano dal luogo dei reati, non è sufficiente a eliminare il concreto pericolo di reiterazione. La Corte ha sottolineato che, data la posizione di vertice dell'imputato e la sua capacità di gestire attività illecite anche a distanza tramite mezzi di comunicazione, la detenzione in carcere rimane l'unica misura idonea a interrompere i legami con l'ambiente criminale. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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