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Arma Propria

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Oggetto la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona, come un tirapugni. Il suo porto è sempre vietato, a differenza delle armi improprie (es. cacciavite) che diventano tali solo se usate per offendere.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Porto abusivo di arma: Manganello telescopico è arma propria, Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Uomo per il reato di porto abusivo di arma, nello specifico un manganello telescopico. L'Uomo era stato trovato in possesso dell'oggetto a bordo di un'auto. La difesa aveva contestato il rifiuto di ammettere un testimone, la mancata indicazione della qualificazione giuridica nel dispositivo della sentenza e l'errata classificazione del manganello come arma propria. La Suprema Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso, ribadendo che il manganello telescopico è un'arma propria e che la qualificazione giuridica non è un elemento essenziale del dispositivo. La sentenza chiarisce importanti aspetti sul porto abusivo di arma.
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Porto abusivo di tirapugni: annullato il patteggiamento errato
Un cittadino veniva fermato mentre portava con sé un coltellino e un tirapugni in acciaio. Il Giudice per le indagini preliminari applicava la pena su richiesta delle parti, qualificando il fatto come semplice contravvenzione. La Procura Generale impugnava la decisione per errata qualificazione del reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il porto abusivo di tirapugni rientra nella più grave fattispecie di detenzione di arma propria di cui all'articolo 4-bis della Legge 110/1975. Per tale ragione, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la sentenza. Gli atti tornano al Tribunale per permettere alle parti di rinegoziare l'accordo penale su basi giuridiche corrette oppure di proseguire il processo con il rito ordinario.
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Porto di armi improprie: ricorso respinto e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un individuo per il reato di porto di armi improprie, ai sensi dell'art. 4 della legge n. 110 del 1975. L'imputato era stato trovato in possesso di un oggetto atto ad offendere e aveva contestato la qualificazione del bene, oltre al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché le doglianze difensive erano generiche e prive di un reale confronto con le motivazioni fornite dalla Corte di merito. Oltre a confermare la responsabilità penale, la Suprema Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: cuoco condannato per il coltello in auto
Durante un controllo stradale le forze dell'ordine rinvengono un coltello a serramanico con apertura a scatto nel vano portaoggetti di un'automobile. Il proprietario della vettura dichiara di svolgere la professione di cuoco e giustifica il possesso dicendo di aver usato l'utensile per raccogliere ortaggi la sera precedente. Il giudice di merito respinge la giustificazione e condanna l'imputato per porto abusivo di armi, escludendo la tenuità del fatto a causa della pericolosità dell'oggetto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici confermano che il coltello a scatto costituisce un'arma ad elevata pericolosità intrinseca e che la giustificazione fornita in ritardo non elimina il reato. Il ricorrente deve versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo della katana: la Cassazione fissa i limiti
Le forze dell'ordine eseguivano d'urgenza il sequestro preventivo di una katana affilata detenuta in casa da un cittadino senza denuncia. Il Giudice per le indagini preliminari rifiutava di convalidare il sequestro d'urgenza e rigettava la richiesta di sequestro preventivo, ordinando la restituzione dell'arma. Il Pubblico Ministero proponeva ricorso in Cassazione contro la mancata convalida, sostenendo che la katana fosse un'arma propria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rifiuto di convalida ha natura provvisoria e non può essere impugnato direttamente in Cassazione se il Pubblico Ministero ha già proposto appello al Tribunale contro il rigetto del sequestro preventivo, come previsto dall'articolo 322-bis del codice di procedura penale.
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Coltello a una lama in auto: non è pugnale. La qualificazione giuridica
Un automobilista viene condannato per porto abusivo di armi, poiché il coltello da 33 cm trovato nella sua auto viene considerato un pugnale. L'uomo si difende sostenendo che l'oggetto, avendo una sola lama affilata, non è un'arma propria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, evidenziando una contraddizione nella motivazione della sentenza precedente. Il caso viene annullato e rinviato a un nuovo giudice per una corretta qualificazione giuridica del coltello. La distinzione tra arma a uno o due fili è decisiva per stabilire il tipo di reato.
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Porto di coltello a serramanico: condanna definitiva per appello errato
Un uomo condannato per il porto di coltello a serramanico ha presentato ricorso in Cassazione. La sua difesa sosteneva che l'oggetto dovesse essere classificato come 'arma impropria' e non 'propria', con conseguenze sanzionatorie minori. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza originaria era un 'patteggiamento' (accordo sulla pena) e la legge limita fortemente l'impugnazione in questi casi. Il ricorso è possibile solo se la qualificazione giuridica del reato è palesemente errata rispetto all'accusa. In questo caso, stabilire la natura del coltello richiedeva una nuova analisi dei fatti, non permessa in quella sede. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Taser e spray al mercato: scatta il porto abusivo di armi
Un commerciante ambulante è stato condannato per il reato di porto abusivo di armi per aver messo in vendita sulla sua bancarella taser, manganelli telescopici, tirapugni, baionette e bombolette spray urticanti non conformi alla legge. L'uomo si era difeso sostenendo che non fossero vere e proprie armi. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che tutti gli oggetti sequestrati rientrano nella categoria delle armi proprie, la cui vendita e porto sono vietati senza licenza. La sentenza chiarisce in modo definitivo la natura di arma di questi strumenti, anche se comunemente percepiti come semplici oggetti per l'autodifesa.
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Porto abusivo di armi: pasticciere condannato per un coltello
Un uomo viene condannato per porto abusivo di armi dopo essere stato trovato di notte in auto con un coltello a scatto e un bisturi chirurgico. L'imputato si difende sostenendo che fossero attrezzi per il suo lavoro di pasticciere. La Corte di Cassazione conferma la condanna, respingendo la sua giustificazione. I giudici chiariscono che il coltello a scatto è un'arma propria, il cui porto è vietato. Per il bisturi, arma impropria, la giustificazione deve essere immediata e credibile, non una scusa fornita in un secondo momento. A causa della pericolosità di portare due armi, viene negata anche l'assoluzione per la particolare tenuità del fatto. L'imputato perde il ricorso e la condanna diventa definitiva.
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Detenzione di armi e sorveglianza speciale: la katana
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo sottoposto a sorveglianza speciale per la detenzione di armi non denunciate, tra cui spade katana e machete. La difesa sosteneva che le katana non fossero armi proprie, ma la Corte ha ribadito che la loro destinazione naturale è l'offesa alla persona. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche a causa della spiccata pericolosità sociale del soggetto, desunta dai numerosi precedenti penali per reati gravi.
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Detenzione abusiva di armi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo condannato per detenzione abusiva di armi. Il caso riguardava due pugnali con lama a doppio taglio trovati nella sua abitazione. La Corte ha confermato che tali oggetti sono da classificare come 'armi proprie', la cui detenzione deve essere obbligatoriamente denunciata, e non 'armi improprie'. È stata inoltre esclusa l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura e le dimensioni delle armi.
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Porto di coltello: la decisione della Cassazione
Un individuo è stato condannato per il porto di un coltello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, incentrato sulla classificazione dell'arma e sulla mancata applicazione di attenuanti. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità del coltello e delle modalità del porto (in un fodero alla cintura, pronto all'uso) giustifica la condanna e il diniego di benefici, come la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il caso sottolinea come le circostanze concrete del porto di coltello siano decisive per la valutazione del reato.
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Porto d’armi improprio: Cassazione chiarisce il reato
Un uomo viene condannato per tentato furto aggravato e porto d'armi. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il reato di porto d'armi improprio o proprio è autonomo e non viene assorbito dall'aggravante del furto, poiché tutelano beni giuridici diversi. La Corte sottolinea inoltre che un coltello a serramanico con blocco lama può essere qualificato come arma propria, rendendone il porto sempre illecito senza licenza. L'inammissibilità è stata dichiarata anche per motivi procedurali legati alla recente riforma.
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Arma propria: quando un coltello è reato per l’avvisato
Un individuo, già sottoposto alla misura di prevenzione dell'avviso orale e agli arresti domiciliari, era stato condannato per evasione e per il possesso di un coltello a serramanico. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna relativa al possesso dell'arma, specificando che il divieto per i soggetti avvisati riguarda esclusivamente la detenzione di un'arma propria, la cui natura non era stata provata nel caso di specie. La condanna per evasione è stata invece confermata, con rinvio per la rideterminazione della pena.
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Porto di coltello: quando è reato per la Cassazione?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per il porto di coltello, stabilendo un principio fondamentale: la giustificazione per il possesso di un'arma deve essere fornita immediatamente al momento del controllo delle forze dell'ordine. Secondo i giudici, è irrilevante a chi appartenga il coltello o il veicolo in cui viene trovato. Le spiegazioni fornite a posteriori, durante il processo, non hanno alcun valore per escludere la sussistenza del reato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Porto abusivo d’armi: quando un coltello è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per porto abusivo d'armi. L'imputato, senza fissa dimora, era stato trovato in possesso di un coltello a lama fissa e doppio taglio, simile a un pugnale. La Corte ha stabilito che le caratteristiche oggettive dell'oggetto lo qualificano come 'arma propria', il cui porto è sempre reato ai sensi dell'art. 699 c.p., indipendentemente da eventuali giustificazioni personali o stati di necessità.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione contro i motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano una semplice ripetizione di censure già respinte in appello. Il caso riguardava il porto di un tirapugni, per cui è stata negata sia l'ipotesi di lieve entità sia la particolare tenuità del fatto, data la gravità delle circostanze.
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Minaccia aggravata procedibilità: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per minaccia aggravata a causa di una modifica legislativa sulla procedibilità. La Corte ha stabilito che la minaccia, sebbene aggravata dall'uso di un fucile ad aria compressa, non è perseguibile d'ufficio ma richiede una querela di parte. Poiché la querela non è stata presentata nei termini previsti dalla nuova legge, la condanna per tale reato è stata annullata, con conseguente riduzione della pena complessiva per l'imputato.
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Divieto detenzione armi: coltello è arma propria?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione del divieto detenzione armi da parte di un sorvegliato speciale. La Corte ha chiarito che il divieto si applica solo alle 'armi proprie' e non agli strumenti atti a offendere, come un coltello senza punta. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione delle caratteristiche del coltello.
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Porto di tirapugni: la Cassazione sulla prova indiziaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il porto di tirapugni. L'arma era stata trovata in un'auto di proprietà della madre ma in uso all'imputato. La Corte ha stabilito che la condanna basata su prove indiziarie era legittima, poiché la presenza dell'uomo da solo in auto di notte con l'oggetto occultato costituiva un quadro probatorio sufficiente a dimostrarne la consapevole disponibilità. Il tirapugni è stato confermato come arma propria.
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