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Arma Bianca

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Oggetto con una lama o una punta (come un pugnale o un coltello a scatto) la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona. Il suo porto è sempre vietato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lesioni personali aggravate: la remissione non salva la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di lesioni personali aggravate dall'uso di un'arma. La persona offesa aveva riportato ferite multiple da arma bianca all'addome, alle braccia e al torace. La difesa dell'aggressore chiedeva l'estinzione del reato sostenendo l'avvenuta remissione della querela e contestava l'aggravante dell'arma, oltre a sollecitare una riduzione di pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile: l'uso del coltello, accertato dai referti medici, rende il reato procedibile d'ufficio e rende irrilevante il ritiro della querela. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: la condanna per il coltello a doppio filo
Un cittadino è stato condannato per il reato di porto abusivo di armi per essere stato sorpreso in luogo pubblico con un coltello a doppio taglio e punta acuta. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di una prova concreta circa la sua effettiva intenzione offensiva e l'utilizzabilità dell'oggetto per recare offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le caratteristiche strutturali dell'oggetto, come la presenza del doppio taglio e della punta affilata, lo qualificano direttamente come arma bianca. Di conseguenza, il divieto di porto in luogo pubblico opera automaticamente, rendendo irrilevante la dimostrazione di uno specifico intento lesivo da parte del detentore. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva reiterata e rapina: nessun sconto per il danno lieve
Un uomo, condannato per rapina aggravata dall'uso di un coltello, ha proposto ricorso contestando l'applicazione della recidiva reiterata e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per applicare la recidiva reiterata, basta che il soggetto sia gravato da più condanne definitive precedenti al momento del fatto, senza necessità di una precedente dichiarazione formale di recidiva. Inoltre, l'attenuante del danno lieve è stata negata poiché, nelle rapine con armi, occorre valutare anche il grave impatto psicofisico sulla vittima e non solo il valore economico dei beni sottratti.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto per reati gravi
Il caso riguarda un uomo condannato per una serie di violente rapine commesse in concorso, culminate nel ferimento di pi"u persone e nella morte di una vittima, colpita al petto con un coltello. La Corte d'Assise d'Appello aveva ridotto la pena dall'ergastolo a trent'anni di reclusione, valorizzando il percorso di revisione critica avviato in carcere, ma escludendo le circostanze attenuanti generiche a causa dell'estrema gravità dei fatti e dell'uso ingiustificato di armi. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti e una presunta alterazione psichica non considerata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la gravità delle condotte impedisce la concessione delle circostanze attenuanti generiche, nonostante il percorso riabilitativo intrapreso.
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Katana in casa: collezionismo o detenzione abusiva di armi?
La Corte di Cassazione ha confermato che possedere una katana in casa costituisce reato di detenzione abusiva di armi. Nel caso specifico, un uomo è stato condannato per aver tenuto due spade giapponesi nella sua abitazione. La Corte ha stabilito che la katana è a tutti gli effetti un'arma bianca e non un semplice oggetto da collezione. Inoltre, ha negato l'applicazione della causa di non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', a causa del numero di armi detenute e dei precedenti penali dell'imputato. Di conseguenza, il ricorso dell'uomo è stato dichiarato inammissibile e la sua condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Coltello a scatto: niente circostanze attenuanti generiche con precedenti
Un uomo viene condannato per porto abusivo di un coltello a scatto, considerato un'arma bianca a tutti gli effetti. In Cassazione, si lamenta del mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, che avrebbero ridotto la sua pena. La Corte Suprema respinge il ricorso, affermando un principio fondamentale: dopo la riforma del 2008, avere la fedina penale pulita non basta più per ottenere questo beneficio. Anzi, la presenza di precedenti penali, come in questo caso, giustifica pienamente il diniego dello sconto di pena. L'imputato deve dimostrare elementi positivi a suo favore, non basta l'assenza di elementi negativi. La condanna viene quindi confermata.
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Rapina armata e attenuanti negate: il calcolo della pena
Un imputato ricorre in Cassazione contro la condanna per tentata rapina aggravata dall'uso di un'arma bianca e dallo stato di alterazione alcolica. La difesa contesta il calcolo della pena, lamentando il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti e l'applicazione di una sanzione superiore al minimo edittale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il bilanciamento delle circostanze è una valutazione discrezionale del giudice di merito, insindacabile se logicamente motivata. Inoltre, il lieve scostamento dal minimo edittale nel calcolo della pena è pienamente giustificato dalla gravità dei fatti, valutata secondo i criteri dell'articolo 133 del Codice Penale. Le ulteriori contestazioni sul porto d'armi sono respinte in quanto non presentate nei precedenti gradi di giudizio.
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