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369 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liquidazione spese legali: la fase istruttoria si paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21750/2025, ha annullato la decisione di una Corte di giustizia tributaria che, nella liquidazione delle spese legali, aveva escluso il compenso per la fase istruttoria. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice del rinvio è vincolato al principio di diritto da essa enunciato e che la trattazione del processo legittima sempre il compenso per la fase istruttoria, anche in assenza di attività probatoria formale. Di conseguenza, ha cassato la sentenza e rideterminato le spese in favore del contribuente.
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Liquidazione spese legali: regole e calcolo corretto
Una contribuente ha impugnato una decisione relativa al calcolo delle spese legali in una controversia tributaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione spese legali deve essere effettuata separatamente per ogni grado di giudizio, applicando i parametri in vigore al momento della decisione e basandosi sul valore specifico della controversia (disputatum) per ciascun grado. La liquidazione onnicomprensiva effettuata dal giudice inferiore è stata ritenuta illegittima e annullata.
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Legittimazione ad impugnare: l’avvocato e le spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due avvocati che agivano in proprio per contestare la quantificazione delle spese legali. La sentenza stabilisce che la legittimazione ad impugnare l'adeguatezza dell'importo delle spese liquidate spetta esclusivamente alla parte assistita e non al difensore, anche se quest'ultimo ne aveva chiesto la distrazione a proprio favore.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
Una società di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza favorevole ai propri dipendenti in materia di retribuzione feriale. Successivamente, la stessa società ha rinunciato al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando la parte rinunciante al pagamento delle spese processuali, dato che la rinuncia non era stata accettata dalla controparte.
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Distrazione delle spese: come correggere l’omissione
La Corte di Cassazione chiarisce che l'omessa pronuncia sulla richiesta di distrazione delle spese a favore dell'avvocato costituisce un errore materiale. Pertanto, il rimedio corretto non è un nuovo giudizio, ma la più rapida procedura di correzione, garantendo così al legale di ottenere un titolo esecutivo in tempi brevi. Il caso nasce dalla richiesta di un avvocato che, pur avendo richiesto la distrazione delle spese, non l'aveva vista disposta nel decreto che condannava la controparte al pagamento.
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Impossibilità sopravvenuta: quando non estingue il debito
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo per una fornitura, sostenendo l'estinzione del contratto per impossibilità sopravvenuta, avendo perso la disponibilità del sito di consegna. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, chiarendo che la causa dell'impossibilità (la scadenza di un altro contratto) era imputabile alla sfera di controllo della società stessa e non un evento esterno e imprevedibile. Di conseguenza, il debito è stato confermato.
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Equa riparazione: risarcimento per processo troppo lungo
Una società creditrice ha ottenuto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha riconosciuto che una durata di oltre 8 anni superava il limite ragionevole di 6 anni, liquidando un risarcimento di 800 euro per il ritardo di 2 anni. La Corte ha calcolato il danno sulla base di 400 euro per ogni anno di ritardo irragionevole, condannando il Ministero competente al pagamento.
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Spese legali stragiudiziali: quando l’assicurazione paga
Una passeggera, vittima di un sinistro stradale, ha impugnato la sentenza di primo grado chiedendo un risarcimento maggiore. La Corte d'Appello ha respinto le richieste relative alla personalizzazione del danno biologico ma ha accolto la domanda di rimborso delle spese legali stragiudiziali, stabilendo che l'assicurazione deve pagarle quando l'assistenza di un avvocato si dimostra necessaria e il pagamento è documentato.
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Sbalzo di tensione: chi paga i danni? La sentenza
Un'azienda ha subito ingenti danni alle proprie apparecchiature a causa di uno sbalzo di tensione e ha citato in giudizio il fornitore di energia. Il Tribunale ha accolto la domanda, qualificando la distribuzione di energia elettrica come attività pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c. La società fornitrice è stata condannata al risarcimento del danno, poiché non ha fornito la prova liberatoria di aver adottato tutte le misure idonee a evitare l'evento.
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