LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Antigiuridicità

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto penale con il termine antigiuridicità si esprime il rapporto di contraddizione tra il fatto penalmente rilevante e l'intero ordinamento giuridico. Questo rapporto di contraddizione non si configura quando anche una sola norma, ubicata in qualsiasi luogo dell'ordinamento, facoltizza o rende doverosa la realizzazione del fatto penalmente rilevante. Si dà infatti il nome di cause di giustificazione all'insieme delle facoltà e dei doveri derivanti da norme che autorizzano o impongono la realizzazione di un fatto. Se il fatto è commesso in assenza di ogni causa di giustificazione, il fatto è antigiuridico, e costituirà reato se concorreranno gli altri estremi del reato (la colpevolezza e la punibilità). Se invece è commesso in presenza di una causa di giustificazione, il fatto è lecito, e quindi non costituisce reato, difettando l'estremo dell'antigiuridicità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Oneri espropriazione edilizia popolare: chi paga i costi extra?
Un Comune ha chiesto a dei Cittadini, assegnatari di alloggi di edilizia popolare, il rimborso di maggiori oneri di espropriazione sostenuti per l'acquisizione dei terreni, derivanti da contenziosi sulla stima. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune. La Cassazione ha stabilito che il principio del "pareggio economico" impone agli assegnatari di coprire tutti i costi di acquisizione, incluse le spese legali. Tuttavia, ha anche affermato che i Cittadini possono eccepire la negligenza del Comune nella gestione delle liti espropriative, che potrebbe aver causato l'aumento dei costi. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per verificare la condotta del Comune.
Continua »
Violazione Arresti Domiciliari: Permesso Terapeutico, Visita ENASC
Una persona sottoposta ad arresti domiciliari, con permesso per terapia fisica, si recava invece presso uffici ENASC per visita medica e rinnovo patente. La Corte di Cassazione ha ritenuto tale condotta una chiara violazione degli arresti domiciliari, giudicandola "eccentrica" rispetto ai limiti dell'autorizzazione. Ha escluso l'applicabilità della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) data l'intensità dell'intento. Il ricorso presentato è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Insulti al Sindaco online: scatta la diffamazione a mezzo social
Due utenti pubblicano commenti gravemente ingiuriosi su Facebook sotto l'immagine capovolta di un sindaco durante una ricorrenza pubblica. Il giudice di merito assolve gli imputati ritenendo le espressioni marginali e giustificate dal clima di acceso scontro politico cittadino. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e stabilisce che l'insulto personale gratuito integra il reato di diffamazione a mezzo social. La tutela costituzionale della libera manifestazione del pensiero non copre gli attacchi volti a svilire la dignità individuale. La ripresa o condivisione di contenuti offensivi altrui non attenua l'illiceità penale della condotta.
Continua »
Stato di ubriachezza e reato: l’alcol non cancella la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per aver aggredito e minacciato alcuni agenti di polizia. La difesa sosteneva che lo stato di alterazione alcolica del soggetto escludesse la consapevolezza del reato e l'efficacia della minaccia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di ubriachezza e reato non esclude l'imputabilità né cancella la gravità della condotta intimidatoria e fisica contro le forze dell'ordine. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Omissione di soccorso in gara: la Cassazione annulla la condanna
Durante una gara ciclistica a squadre, un corridore causa la caduta di una compagna e prosegue la corsa senza fermarsi. Accusato di omissione di soccorso, si difende sostenendo che nelle competizioni sportive si applicano le regole della gara e che il medico del servizio d'ordine ha prestato immediata assistenza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso ritenendo non manifestamente infondata la tesi difensiva sull'inapplicabilità del Codice della Strada in contesti agonistici chiusi. Tuttavia, dichiara il reato estinto per prescrizione, annullando la condanna senza rinvio.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: ricorso respinto con multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di terreni o edifici. L'imputato contestava la condanna invocando una causa di giustificazione, la particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive, confermando che la Cassazione non può rivalutare i fatti di merito già accertati. Inoltre, i motivi di ricorso sono stati ritenuti generici e ripetitivi rispetto a quanto già esaminato in appello. La sentenza si è conclusa con la condanna definitiva dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Offese in scritti difensivi: accusa di truffa, ma nessun danno
Un professionista ha chiesto il risarcimento per danno alla reputazione dopo che una cliente, in un precedente processo per il pagamento di compensi, lo aveva accusato di 'truffa' durante un interrogatorio. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo un principio chiave sulle offese in scritti difensivi. L'articolo 598 del codice penale prevede una speciale immunità per le espressioni offensive usate in giudizio, a condizione che siano pertinenti all'oggetto della causa. Questa norma non solo esclude la responsabilità penale, ma anche quella civile. Di conseguenza, la frase, pur essendo forte, non costituisce un fatto illecito e non genera alcun diritto al risarcimento del danno.
Continua »
Molestie reciproche tra vicini: la Cassazione annulla la condanna
Un uomo viene condannato per il reato di molestie ai danni della sua ex nuora a causa di continui litigi e dispetti. La Corte di Cassazione, però, annulla la condanna. Il motivo? La Corte ha riconosciuto la sussistenza di una 'reciprocità delle molestie', ovvero una situazione di conflitto e disturbo reciproco tra le parti. Secondo i giudici, quando le condotte moleste sono reciproche, viene a mancare l'elemento della 'petulanza o altro biasimevole motivo', necessario per configurare il reato previsto dall'art. 660 del codice penale. Di conseguenza, il fatto non costituisce reato.
Continua »
Aberratio delicti e lesioni: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni gravi a carico di un imputato, respingendo il ricorso che invocava l'istituto dell'**aberratio delicti**. La difesa sosteneva che l'evento lesivo dovesse essere qualificato come colposo, ma i giudici hanno stabilito che, quando l'evento non voluto costituisce una progressione naturale e prevedibile della condotta violenta, l'agente risponde a titolo di dolo. La sentenza ribadisce inoltre l'insindacabilità in sede di legittimità delle scelte discrezionali del giudice di merito sulla pena e sulla recidiva, se adeguatamente motivate.
Continua »
Responsabilità civile P.A.: il nesso causale
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune chiedendo il risarcimento dei danni per la chiusura della propria attività di noleggio mezzi elettrici, lamentando una condotta ostativa dell'ente. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, sottolineando l'assenza di Responsabilità civile P.A. in quanto la chiusura dell'attività non era direttamente riconducibile alle azioni del Comune, ma a scelte private e a divieti legittimi imposti da altri enti competenti, mancando così il nesso causale necessario per il risarcimento.
Continua »
Calunnia e diritto di difesa: i limiti legali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di calunnia a carico di un soggetto che, per difendersi dall'accusa di ricettazione, aveva falsamente indicato un terzo come fornitore di un assegno rubato. La difesa sosteneva che tale condotta rientrasse nell'esercizio del diritto di difesa (art. 51 c.p.). Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la calunnia non può essere giustificata quando si traduce in un'aggressione specifica e circostanziata alla dignità di un innocente, superando i limiti della mera negazione degli addebiti.
Continua »
Falsa testimonianza: i limiti della non punibilità
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un soggetto accusato di falsa testimonianza, la cui condanna era stata dichiarata estinta per prescrizione in appello. Il fulcro della questione riguarda l'applicabilità dell'esimente prevista dall'art. 384 c.p., che esclude la punibilità se il fatto è commesso per salvare sé stessi o un prossimo congiunto da un grave pregiudizio alla libertà o all'onore. La Suprema Corte ha chiarito che tale norma agisce sulla colpevolezza e richiede che la condotta illecita sia l'unica via possibile per evitare il danno, annullando la sentenza per una nuova valutazione dei presupposti di inesigibilità.
Continua »
Diritto di critica politica: Cassazione assolve
Un utente commenta su un social un decreto sui vaccini, definendo i politici 'corrotti'. La Cassazione lo assolve, affermando che rientra nel diritto di critica politica, nonostante i toni aspri. Il contesto politico e l'interesse pubblico giustificano espressioni iperboliche, annullando la condanna per diffamazione.
Continua »
Diritto di difesa e calunnia: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25204/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso in cui si sosteneva che le false accuse (calunnia) fossero giustificate come esercizio del diritto di difesa. La Suprema Corte ha ribadito che il diritto di difesa e calunnia sono incompatibili: non si può accusare un innocente per difendersi. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
Continua »
Diritto di critica politica: limiti e applicabilità
La Cassazione conferma l'assoluzione di un giornalista accusato di diffamazione da un ex governatore. La Corte ha ritenuto che la critica mossa all'attività professionale dell'ex politico rientrasse nel legittimo esercizio del diritto di critica politica, data la rilevanza pubblica del tema e la continenza delle espressioni usate.
Continua »
Esimente art. 384 c.p.: quando non si applica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per favoreggiamento personale. Si ribadisce che l'applicazione dell'esimente art. 384 c.p. (stato di necessità per salvare sé o un prossimo congiunto) è subordinata alla condizione che la condotta illecita rappresenti l'unica alternativa possibile per evitare un grave pregiudizio, una valutazione di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
Continua »
Ricorso inammissibile: motivi generici e reiterati
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici, non specifici e si limitavano a reiterare argomenti già respinti in appello. La Corte ha sottolineato la necessità di una critica argomentata alla sentenza impugnata, confermando la condanna dell'imputato per occupazione abusiva e detenzione di merce contraffatta a fini commerciali. La decisione ribadisce l'importanza dei requisiti formali del ricorso.
Continua »
Obbligo di regolarizzazione fatture: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32252/2024, ha chiarito i contorni dell'obbligo di regolarizzazione fatture a carico del committente. Nel caso specifico, una società era stata sanzionata per non aver corretto delle fatture ricevute con IVA agevolata per la costruzione di un centro commerciale, opera non rientrante nel beneficio. La Corte ha stabilito che, sebbene il committente non debba svolgere complesse indagini fiscali, è tenuto a un controllo di coerenza sostanziale quando possiede documenti, come il permesso di costruire, che rendono palese l'errata applicazione dell'aliquota IVA. Il ricorso della società è stato quindi respinto, confermando la sanzione.
Continua »
Tolleranza datoriale: non annulla il divieto di fumo
Un dipendente, licenziato per aver fumato in un'area aeroportuale vietata, era stato reintegrato dai giudici di merito a causa della tolleranza datoriale verso questa pratica diffusa. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la semplice tolleranza datoriale non è sufficiente a rendere lecita una condotta che il lavoratore sapeva essere vietata. Per escludere la responsabilità, è necessario dimostrare un errore incolpevole e inevitabile sulla liceità del comportamento, cosa che la Corte d'Appello non aveva accertato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Responsabilità avvocato: quando il danno non è ingiusto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una cliente contro il proprio legale. La richiesta di risarcimento per la responsabilità avvocato è stata respinta poiché la restituzione di una provvisionale, rivelatasi poi eccessiva, non costituisce un danno "ingiusto", ma il ripristino di una situazione lecita. Il cliente non è mai stato titolare del diritto a trattenere quelle somme.
Continua »