LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Ammissione Con Riserva

60 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una procedura speciale con cui un credito viene temporaneamente incluso nel passivo fallimentare, in attesa che si risolva una contestazione in un'altra sede giudiziaria. La Corte chiarisce che si applica solo a certi tipi di crediti (tributari).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ammissione al passivo con riserva: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla cessionaria del credito di un istituto bancario contro il Fallimento di una società. La banca chiedeva l'ammissione al passivo con riserva del proprio credito chirografario, scaturito da rapporti bancari contestati prima del fallimento. Il Tribunale aveva rigettato l'opposizione rilevando l'assenza dei presupposti di legge per la riserva e l'assenza di una formale richiesta di accertamento ordinario del credito. La Suprema Corte ha confermato che la domanda non dimostrava la violazione della legge fallimentare e non conteneva le necessarie prove dell'esistenza del credito. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese per la parte ricorrente.
Continua »
Credito Condizionato in Amministrazione Straordinaria: Ammesso ma Senza Prededuzione
L'Azienda Cedente ha chiesto l'ammissione al passivo de L'Azienda Cessionaria, in amministrazione straordinaria, per un credito derivante dalla cessione di un ramo d'azienda. Il credito era un "credito condizionato amministrazione straordinaria", legato all'affidamento di lavori a un consorzio. Poiché la condizione non si è verificata prima dell'apertura della procedura, il Tribunale ha ammesso il credito con riserva e in chirografo, escludendo la prededuzione. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il credito era effettivamente condizionato e non era sorto in funzione della procedura, quindi non aveva diritto alla prededuzione.
Continua »
Opposizione allo stato passivo: stop all’inammissibilità ad tempus
L'Ente della Riscossione presentava domanda tardiva di insinuazione al passivo per crediti tributari superiori a un milione di euro. Il giudice delegato dichiarava la domanda inammissibile fino all'esito dei procedimenti amministrativi pendenti. Il Tribunale rigettava il reclamo per presunta mancanza di interesse ad agire, ritenendo non preclusa una successiva istanza. La Suprema Corte ribalta la decisione. La Cassazione chiarisce che la dichiarazione di inammissibilità temporanea costituisce un sostanziale rigetto del credito. Di conseguenza, il creditore possiede pieno interesse a proporre opposizione allo stato passivo, anche per sollecitare l'ammissione con riserva.
Continua »
Impugnazione Scioglimento Riserva Fallimentare: Reclamo o Opposizione?
Un'Azienda Creditrice aveva un credito ammesso con riserva nel fallimento di un'Azienda Debitore, in attesa di una sentenza definitiva. Dopo la sentenza, il Giudice Delegato ha sciolto la riserva, ammettendo il credito in parte in privilegio e in parte in chirografo. L'Azienda Creditrice ha contestato questa decisione, ma il Tribunale ha dichiarato l'opposizione inammissibile, ritenendo che il rimedio corretto fosse il reclamo (Art. 26 legge fallimentare) e che i termini fossero scaduti. La Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che l'atto di scioglimento della riserva è impugnabile con l'opposizione allo stato passivo (Art. 98 legge fallimentare), non con il reclamo. Questo chiarisce la corretta via per l'impugnazione scioglimento riserva fallimentare.
Continua »
Ammissione al passivo con riserva: la sentenza vale nel fallimento
Una società creditrice ha richiesto l'inserimento nello stato passivo di un fallimento per somme derivanti da interessi moratori e spese legali. Il credito era stato accertato tramite una sentenza di rigetto dell'opposizione a decreto ingiuntivo, emessa prima della dichiarazione di fallimento ma non ancora passata in giudicato. La curatela fallimentare ha contestato l'opponibilità del titolo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, stabilendo che la sentenza non definitiva pronunciata prima del fallimento è pienamente opponibile alla procedura. Di conseguenza, la legge impone l'ammissione al passivo con riserva per tutelare la pretesa della società creditrice, in attesa della definizione dell'eventuale impugnazione.
Continua »
Accertamento Crediti Prevenzione: Cassazione ribalta le riserve
Un Avvocato, Due Sorelle e Un'Azienda hanno impugnato un decreto del Tribunale che aveva deciso sull'accertamento crediti prevenzione. Il Tribunale aveva ammesso alcuni crediti con riserva, subordinandoli all'esito di giudizi civili, e rigettato altri per presunta tardività documentale o mancanza di prova sulla data certa. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice della prevenzione ha competenza esclusiva per l'accertamento dei crediti e non può demandare tale decisione al giudice civile. Ha inoltre chiarito che la produzione documentale in fase di opposizione non è automaticamente tardiva e che la data certa di un contratto può essere dimostrata con altri elementi. La Suprema Corte ha annullato il decreto, rinviando al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Insinuazione allo stato passivo: la Cassazione rinvia il caso
Una società di gestione crediti chiede la restituzione di somme e il risarcimento danni a causa dello scioglimento dei contratti di cessione di crediti fiscali deciso dal curatore fallimentare. La richiesta viene presentata tramite insinuazione allo stato passivo. Il Tribunale riconosce solo in parte la pretesa, disponendo l'ammissione con riserva in attesa che un giudice ordinario accerti la legittimità dello scioglimento contrattuale. La società creditrice propone ricorso in Cassazione contestando sia la mancata sospensione del giudizio sia i limiti posti al risarcimento. La Suprema Corte rileva che la vicenda coinvolge questioni complesse relative al potere di scioglimento del curatore e alla tempestività delle domande risarcitorie. Data la presenza di altri ricorsi identici, la Cassazione rinvia la causa a una pubblica udienza per una trattazione unitaria.
Continua »
Notifica cartella via PEC: valida anche senza la firma digitale
L'Agente della Riscossione ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per debiti tributari e previdenziali. Il Tribunale ha respinto varie domande, sostenendo la nullità della notifica cartella via PEC priva di firma digitale o file xml, e rigettando crediti previdenziali non provati. La Corte di Cassazione ha stabilito la piena validità della notifica cartella via PEC: la ricevuta di consegna genera una presunzione di conoscenza. Se il debitore non segnala problemi tecnici di apertura, l'atto è valido anche senza firma digitale, bastando l'intestazione formale dell'ente. La Corte ha cassato con rinvio il decreto del Tribunale per nuovo esame.
Continua »
Insinuazione tardiva al passivo: sanzione da 17 milioni sfumata
L'Autorità di Regolazione ha richiesto l'insinuazione tardiva al passivo di un credito di oltre 17 milioni di euro per sanzioni contro un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo il ritardo colpevole. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'Autorità avrebbe dovuto chiedere l'ammissione con riserva fin dall'avvio del procedimento sanzionatorio, poiché il fatto generatore del credito (l'illecito) era anteriore al fallimento. Di conseguenza, l'insinuazione tardiva al passivo è stata dichiarata preclusa a causa dell'inerzia ingiustificata del creditore pubblico.
Continua »
Insinuazione ultra-tardiva: sanzione persa per il ritardo della PA
L'Autorità Pubblica ha richiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria per un credito sanzionatorio di circa trenta milioni di euro, dovuto al mancato acquisto di titoli ambientali. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda perché presentata con grave ritardo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che l'illecito originario costituisce la fonte del credito e che l'ente avrebbe dovuto presentare una domanda di ammissione con riserva già all'avvio del procedimento sanzionatorio, senza attendere l'adozione del provvedimento finale. Di conseguenza, l'insinuazione ultra-tardiva è stata ritenuta inammissibile poiché il ritardo è interamente imputabile alla negligenza dell'amministrazione creditrice.
Continua »
Insinuazione tardiva al passivo: ARERA perde 11 milioni per ritardo
L'Autorità di Regolazione ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo della Società in Amministrazione Straordinaria per un credito sanzionatorio di oltre undici milioni di euro, derivante dal mancato acquisto di certificati verdi nel 2014. L'ente pubblico sosteneva che il credito fosse sorto solo nel 2019 con l'irrogazione della sanzione, giustificando così l'insinuazione tardiva al passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il fatto costitutivo del credito risale all'illecito del 2014. Di conseguenza, l'ente avrebbe dovuto richiedere l'ammissione con riserva già all'avvio del procedimento sanzionatorio nel 2017. Avendo atteso oltre due anni, l'insinuazione tardiva al passivo è stata dichiarata inammissibile per ritardo colpevole.
Continua »
Opposizione al piano di riparto: scontro sui crediti condizionati
Un Ente Sanitario ha proposto opposizione al piano di riparto parziale della liquidazione coatta amministrativa di una Compagnia Assicurativa. L'Ente contestava il mancato inserimento come definitivi di quarantasette crediti originariamente ammessi con riserva. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda, ritenendo che l'opposizione non potesse modificare lo stato passivo. L'Ente ha proposto ricorso per Cassazione. La Suprema Corte, rilevando una complessa questione interpretativa sulla possibilità e sulle modalità di impugnazione dei riparti parziali nelle procedure assicurative, ha disposto la rimessione della causa alla pubblica udienza per una decisione di valenza nomofilattica.
Continua »
Ammissione al passivo con riserva: scontro banca-cooperativa
Una banca ha richiesto l'ammissione al passivo con riserva dei propri crediti di firma derivanti da fideiussioni non ancora escusse nei confronti di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale ha rigettato la domanda, ritenendo che l'assenza di escussione escludesse l'esistenza stessa del credito e che le ipotesi di ammissione con riserva fossero tassative. La banca ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tali crediti debbano essere ammessi come condizionali per garantire la parità di trattamento tra i creditori. La Suprema Corte, riconoscendo la particolare importanza e novità della questione interpretativa, ha disposto la rimessione della causa alla pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
Continua »
Ammissione con riserva: il lavoratore vince sulla banca in crisi
Un dirigente di un istituto di credito, licenziato durante la gestione commissariale, ha impugnato il licenziamento davanti al Giudice del Lavoro. Successivamente, la banca è stata posta in liquidazione coatta amministrativa (procedura simile al fallimento). Il lavoratore ha chiesto l'ammissione con riserva al passivo della procedura per i crediti risarcitori derivanti dall'illegittimità del licenziamento. I giudici di merito hanno rigettato la domanda, ritenendo che tali crediti non potessero essere ammessi con riserva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici di legittimità hanno stabilito che i crediti la cui esistenza dipende da un giudizio pendente davanti a un altro giudice devono essere assimilati ai crediti condizionati. Di conseguenza, spetta loro l'ammissione con riserva per garantire la partecipazione ai riparti dell'attivo.
Continua »
Opposizione allo stato passivo: lavoratore batte il fallimento
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della sua ex azienda per crediti di lavoro. Il giudice delegato ha ammesso il credito con riserva, in attesa dell'esito di una causa di lavoro pendente. Il lavoratore ha proposto opposizione allo stato passivo per rimuovere la riserva. Il Tribunale ha accolto la domanda, ritenendo la riserva atipica e quindi non apposta, ammettendo il credito in via definitiva. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della curatela fallimentare. La Corte ha chiarito che la riserva atipica equivale a un'ammissione piena e che la curatela, se voleva contestare il credito, avrebbe dovuto proporre un'impugnazione autonoma nei termini di legge, non potendo farlo semplicemente difendendosi nel giudizio promosso dal lavoratore.
Continua »
Obbligo informativo della banca: la firma non esclude il danno
Due risparmiatori acquistano obbligazioni ad alto rischio. La banca non fornisce informazioni adeguate, nonostante il rifiuto dei clienti di profilarsi. Successivamente, la banca entra in liquidazione coatta amministrativa. La Corte di Cassazione stabilisce che l'azione di risarcimento non si interrompe automaticamente. Sul piano del merito, la Corte riafferma il rigoroso obbligo informativo della banca: anche se il cliente non fornisce dati sul proprio profilo, l'intermediario deve valutare l'adeguatezza dell'operazione e provare di aver spiegato chiaramente i motivi di inadeguatezza dell'investimento. La firma di una generica clausola di salvaguardia non basta a esonerare l'istituto di credito. La sentenza d'appello favorevole alla banca viene cassata con rinvio.
Continua »
Principio del contraddittorio: stop alle decisioni a sorpresa
Un acquirente di un'imbarcazione difettosa cita in giudizio la società venditrice per risarcimento danni. Dopo il rigetto in primo grado e durante l'appello, la società fallisce. L'acquirente riassume la causa contro il curatore fallimentare, ma la Corte d'appello dichiara inammissibile il ricorso, rilevando d'ufficio e senza avvisare le parti che l'acquirente non aveva dimostrato di essersi insinuato al passivo del fallimento. La Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente per violazione del principio del contraddittorio. Il giudice non può decidere su una questione sollevata autonomamente senza prima concedere alle parti un termine per difendersi e presentare documenti. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Scioglimento del contratto di factoring: riserva per il creditore
Una società finanziaria ha anticipato somme a un'azienda di abbigliamento in base a un contratto di factoring. Successivamente, l'azienda è entrata in concordato preventivo e ha ottenuto l'autorizzazione allo scioglimento del contratto di factoring. Dopo il fallimento dell'azienda, la finanziaria ha chiesto di essere ammessa al passivo per recuperare le anticipazioni. Il Tribunale ha rifiutato l'ammissione a titolo contrattuale, ritenendo applicabile solo un indennizzo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della finanziaria: poiché pende un'altra causa sull'efficacia dello scioglimento, il credito deve essere ammesso con riserva. La finanziaria ottiene così la possibilità di far valere le proprie ragioni contrattuali in attesa della decisione definitiva.
Continua »
Imposta di registro: il Fisco vince sulle riserve fallimentari
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale (aliquota 1%) su sentenze del tribunale fallimentare. Tali sentenze avevano accolto le opposizioni dei creditori di una società in amministrazione straordinaria, originariamente ammessi al passivo con riserva di produzione documentale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudizio di opposizione volto a sciogliere la riserva non si limita a verificare l'esistenza fisica dei documenti, ma accerta l'effettiva sussistenza del credito con efficacia interna al fallimento. Di conseguenza, la sentenza che decide l'opposizione costituisce un accertamento di diritti a contenuto patrimoniale ed è soggetta all'imposta di registro proporzionale. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del Fisco, confermando la legittimità della tassazione.
Continua »
Imposta di registro proporzionale: batosta per le sentenze fallimentari
L'Azienda, subentrata in una procedura di amministrazione straordinaria, ha contestato la richiesta dell'Amministrazione Finanziaria di pagare l'imposta di registro proporzionale dell'uno per cento su una sentenza di opposizione allo stato passivo. Tale sentenza aveva ammesso in via definitiva un credito precedentemente accolto solo con riserva per mancanza di documenti. L'Azienda sosteneva che la sentenza si fosse limitata a rimuovere la riserva, richiedendo quindi l'imposta in misura fissa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'ammissione provvisoria con riserva ha solo natura cautelare. La sentenza che decide sull'opposizione accerta per la prima volta in modo definitivo l'esistenza del credito. Di conseguenza, l'atto giudiziario deve scontare l'imposta di registro proporzionale dell'uno per cento, in quanto accerta un diritto a contenuto patrimoniale.
Continua »