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Agevolazione Mafiosa

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131 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Agevolazione mafiosa: la Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una condanna per favoreggiamento personale aggravato da agevolazione mafiosa. La sentenza impugnata è stata giudicata carente di prove concrete sulla consapevolezza dell'imputato di voler favorire l'associazione criminale nel suo complesso, basandosi invece su un ragionamento meramente congetturale. Per i giudici, aiutare un singolo affiliato non integra automaticamente l'aggravante se non è dimostrato il fine specifico di agevolare il clan.
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Intraneità associativa: quando si è membri di un clan?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per partecipazione ad associazione mafiosa, stabilendo che la prova della piena intraneità associativa può derivare dalla valutazione complessiva degli indizi. In questo caso, la detenzione di armi con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa, unita ad altri elementi, ha dimostrato un'adesione stabile e volontaria al sodalizio, superando il concetto di mero favore personale a un singolo boss.
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Credibilità collaboratori giustizia: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna a trent'anni per un duplice omicidio di stampo camorristico, basandosi sulla valutazione della credibilità dei collaboratori di giustizia. La sentenza stabilisce che le testimonianze, seppur con marginali discordanze, sono valide quando convergono sul nucleo essenziale dei fatti e si riscontrano a vicenda. Rigettato il ricorso dell'imputato, la Corte ha ribadito la correttezza dell'analisi dei giudici di merito, confermando le aggravanti della premeditazione e dell'agevolazione mafiosa e negando le attenuanti generiche a causa della grave personalità del reo.
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Agevolazione mafiosa: la consapevolezza è sufficiente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti aggravato da agevolazione mafiosa nei confronti di una donna che collaborava con il compagno, affiliato a un clan. La Corte ha stabilito che per l'applicazione dell'aggravante è sufficiente la consapevolezza che l'attività illecita vada a beneficio del clan, anche se il concorrente agisce per un profitto personale. È stata inoltre esclusa la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità, data la sistematicità e il contesto criminale dell'attività.
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Agevolazione mafiosa: Cassazione su misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di arresti domiciliari. I reati contestati erano associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dall'agevolazione mafiosa. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che mancava l'interesse a contestare l'aggravante, poiché la sua esclusione non avrebbe modificato la misura cautelare applicata.
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Concorso esterno: la Cassazione sulla complicità
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di custodia cautelare per un professionista accusato di concorso esterno in un'associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. La sentenza chiarisce che il reato è configurabile anche per le associazioni "semplici" e non solo mafiose, qualora il soggetto fornisca un contributo consapevole, specifico e determinante per le attività del gruppo criminale. La Corte ha inoltre ritenuto sussistente l'aggravante dell'agevolazione mafiosa, data la consapevolezza dell'imputato riguardo l'origine e la destinazione illecita dei fondi gestiti dal clan.
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Agevolazione mafiosa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per acquisto di sostanze stupefacenti, aggravato dall'agevolazione mafiosa. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la ricostruzione dei giudici di merito, che avevano accertato il pieno coinvolgimento dell'imputato nell'informare esponenti di un clan mafioso riguardo al fallimento di un'operazione di droga, consolidando così l'accusa e l'aggravante.
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Partecipazione mafiosa: l’appello è inammissibile
Un soggetto, indagato per partecipazione mafiosa e altri reati, ricorre in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse, poiché la misura era fondata anche su altri reati non contestati nell'appello. Inoltre, i motivi del ricorso sono stati ritenuti un tentativo di rivalutazione dei fatti, non consentito in sede di legittimità, ribadendo i criteri per la valutazione della gravità indiziaria.
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Agevolazione mafiosa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura di custodia cautelare per riciclaggio con agevolazione mafiosa. Il ricorso è stato ritenuto generico e volto a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. La Corte ha confermato la validità del quadro indiziario e la sussistenza delle esigenze cautelari.
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Agevolazione mafiosa: la Cassazione e la falsa testimonianza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna accusata di falsa testimonianza con l'aggravante di agevolazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la consapevolezza di aiutare un clan e la volontà di farlo possono essere desunte da elementi concreti, come la conoscenza dei legami criminali del proprio coniuge e la partecipazione a conversazioni relative alle attività illecite. La sentenza conferma l'orientamento secondo cui, per l'agevolazione mafiosa, è sufficiente il dolo specifico di favorire l'associazione, anche se si agisce per aiutare un singolo affiliato. È stata inoltre confermata la misura della custodia cautelare in carcere, in virtù della presunzione di pericolosità legata a tale aggravante.
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Agevolazione mafiosa: Cassazione su indizi e tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato accusato di associazione a delinquere con l'aggravante di agevolazione mafiosa. La Corte ha confermato la misura della custodia in carcere, stabilendo che i gravi indizi erano solidi e che il solo trascorrere del tempo non è sufficiente a ridurre la presunzione di pericolosità sociale, data la gravità dei reati contestati.
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