La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27810/2025, ha rigettato il ricorso di un imputato accusato di aver aiutato un boss durante la latitanza, confermando la misura degli arresti domiciliari. Il caso verteva sulla configurabilità dell'aggravante di agevolazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la consapevolezza dell'imputato riguardo non solo all'identità del boss, ma anche al suo persistente ruolo di vertice nell'organizzazione, può essere desunta da elementi fattuali come le sofisticate modalità di occultamento (un bunker videosorvegliato) e il contesto territoriale e relazionale tra le famiglie coinvolte.
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