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Affidamento Terapeutico

71 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Misura alternativa alla detenzione prevista per persone tossicodipendenti o alcooldipendenti che intendono sottoporsi a un programma di recupero.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Affidamento Terapeutico Negato: Ricorso Inammissibile e Condanna alle Spese
Un Condannato ha chiesto l'affidamento terapeutico per tossicodipendenza, ma il Tribunale di Sorveglianza ha rifiutato la richiesta. Il Tribunale ha motivato il rifiuto con la mancata adesione del Condannato a un progetto di riabilitazione, la sua condotta irregolare durante una precedente detenzione domiciliare, altre pendenze e la natura strumentale della sua richiesta. Il Condannato ha presentato ricorso, ma la Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorso non contestasse in modo specifico le ragioni del rifiuto. Il Condannato deve pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
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Affidamento in prova negato: tra speranza e realtà carceraria
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di `affidamento in prova` (sia terapeutico che ordinario) presentata da un condannato. La decisione si basava sulla gravità del reato, la condotta in carcere (con un test antidroga positivo) e la mancanza di una chiara proposta lavorativa o risocializzante, ritenendo prematura una prognosi favorevole di reinserimento sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del condannato inammissibile, confermando la logicità della valutazione del Tribunale di Sorveglianza.
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Revoca Affidamento Terapeutico: Notifica Contesa, Ricorso Inammissibile
Un detenuto, già ammesso all'affidamento terapeutico, è stato trovato in stato di incoscienza con una siringa e successivamente arrestato. Il Tribunale di Sorveglianza ha revocato la misura. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la nullità del provvedimento di revoca per omessa notifica al suo difensore di fiducia e chiedendo la restituzione nei termini. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando che, a seconda che la notifica fosse avvenuta o meno, non sussistevano i presupposti per la restituzione nei termini o il termine per ricorrere era ancora aperto. La sentenza ha quindi confermato la revoca affidamento terapeutico e condannato il ricorrente al pagamento delle spese.
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Affidamento terapeutico negato: condotta irregolare blocca il recupero
Un Condannato ha richiesto l'applicazione dell'affidamento terapeutico, una misura alternativa al carcere per il recupero dalla tossicodipendenza. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la sua domanda, evidenziando una condotta irregolare durante una precedente detenzione domiciliare e la strumentalità della sua richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Condannato inammissibile. Ha confermato la decisione del Tribunale, ritenendo la motivazione valida e ha condannato il Condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Revoca affidamento terapeutico: furti fatali per il beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato la **revoca dell'affidamento terapeutico** a un condannato. Il Tribunale di Sorveglianza aveva sospeso e poi revocato la misura a causa di due denunce per furto ricevute dal beneficiario durante il periodo di affidamento. La Suprema Corte ha ritenuto che il ricorso del condannato fosse inammissibile, poiché non contestava efficacemente la valutazione del Tribunale sulla sua condotta incompatibile con il percorso riabilitativo. Il comportamento del condannato, infatti, dimostrava una mancata adesione al trattamento e il mancato rispetto delle limitazioni. Il condannato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione alla cassa delle ammende.
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Revoca affidamento terapeutico: ricorso inammissibile per nuovi reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato a cui era stata revocata la misura dell'affidamento terapeutico. L'uomo, mentre beneficiava di questa misura alternativa, aveva commesso nuovi gravi reati, tra cui tentato omicidio aggravato e porto abusivo di armi. Il Tribunale di Sorveglianza aveva quindi revocato l'affidamento. Il ricorso in Cassazione è stato ritenuto inammissibile perché i motivi addotti non permettevano una corretta analisi delle argomentazioni della decisione impugnata, non rientrando tra quelli consentiti dalla legge per un ricorso di legittimità.
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Revoca affidamento terapeutico: illegittimo l’azzeramento retroattivo
Un condannato in regime alternativo ha subito la revoca affidamento terapeutico con efficacia retroattiva a causa di diverse infrazioni, tra cui la guida senza patente. Il Tribunale di Sorveglianza ha fatto decorrere la revoca dalla primissima violazione di due anni prima, ignorando che nei controlli intermedi l'uomo era stato comunque riammesso al percorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno chiarito che il tribunale non può cancellare arbitrariamente l'intero periodo di prova svolto senza un'adeguata motivazione. L'autorità deve valutare le concrete restrizioni subite dal condannato e spiegare puntualmente perché il beneficio sia fallito fin dall'origine.
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Misure Alternative: Rigetto per Mancanza di Consapevolezza Critica
Un Condannato ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Brescia di accedere a misure alternative alla detenzione, come l'affidamento terapeutico, l'affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare. Il Tribunale ha respinto le richieste, ritenendo inammissibili l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare per il fine pena e rigettando l'affidamento terapeutico per la mancanza di consapevolezza critica sui reati commessi (usura ed estorsione) e l'insufficienza del programma di recupero. Il Condannato ha presentato ricorso, contestando il calcolo della pena e la valutazione del suo percorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, rigettando il ricorso e condannando il Condannato al pagamento delle spese processuali.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no a rigetti generici
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le richieste di affidamento in prova al servizio sociale, affidamento terapeutico e detenzione domiciliare avanzate da un condannato. Il giudice territoriale ha motivato il rigetto richiamando la vicinanza temporale dei reati, la presunta precarietà lavorativa e l'insufficiente prova del servizio civile svolto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il diniego delle misure alternative non può poggiare su formule stereotipate o sulla sola gravità dei fatti passati. Il magistrato deve esaminare concretamente la condotta attuale, l'attività lavorativa, l'impegno nel volontariato e l'avvio di un percorso di recupero sociale.
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Affidamento terapeutico: no al rigetto fondato su presunzioni
Un uomo condannato ha richiesto la misura alternativa dell'affidamento terapeutico per seguire un percorso di disintossicazione. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta, giudicandola inammissibile sul presupposto che il percorso intrapreso fosse un mero espediente per evitare il carcere e ritenendo indimostrata l'attualità della dipendenza. Il condannato ha proposto ricorso per cassazione denunciando il mancato esame delle recenti certificazioni del servizio pubblico per le dipendenze e l'omessa valutazione del reale stato di salute. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di merito hanno ignorato documenti clinici fondamentali e formulato presunzioni infondate sulla pericolosità sociale. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rimettendo gli atti per un nuovo esame.
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Reati gravi e carcere evitato con l’affidamento terapeutico
Un condannato per gravi delitti, tra cui rapina ed estorsione, ha ottenuto dal Tribunale di sorveglianza l'affidamento terapeutico ex art. 94 D.P.R. 309/90 per curare la dipendenza da sostanze stupefacenti. Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza lamentando la gravità dei precedenti, recenti controlli positivi e la presunta strumentalità del percorso di cura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la misura alternativa. I giudici hanno rilevato che i reati scaturivano dallo stato di tossicodipendenza e che il programma concordato con il SERD, unito a un'attività lavorativa a tempo indeterminato e a rigorose prescrizioni limitative, garantisce il recupero sociale e previene la recidiva, rendendo non necessario il carcere.
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Revoca affidamento terapeutico tra violenza e carcere
Un condannato ammesso all'affidamento in prova terapeutico presso una comunità ha commesso gravi violazioni disciplinari. L'uomo ha aggredito verbalmente un operatore, si è allontanato senza permesso e ha colpito con una testata al volto un altro ospite della struttura. A seguito di tali comportamenti e della perdita del posto in comunità, il Tribunale di sorveglianza ha disposto la revoca della misura alternativa. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione lamentando una mancata valutazione globale del suo percorso riabilitativo precedente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la revoca affidamento terapeutico. I giudici hanno chiarito che le violazioni concrete e gli atti di violenza rendono impossibile proseguire la misura extramuraria.
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Affidamento terapeutico: stop con reati ostativi e pena oltre i 4 anni
Un condannato ha richiesto l'affidamento terapeutico per seguire un programma di recupero fuori dal carcere. Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inammissibile l'istanza perché la pena residua superava i quattro anni e includeva reati ostativi. Il difensore ha proposto ricorso per cassazione chiedendo lo scioglimento virtuale del cumulo di pene. Secondo la difesa, il giudice avrebbe dovuto considerare già espiata la parte di condanna relativa ai delitti ostativi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in presenza di reati gravi e con un residuo superiore a quattro anni, la legge vieta la separazione contabile delle condanne. Il detenuto deve quindi continuare a scontare la pena in carcere e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Affidamento terapeutico: i fallimenti passati non bloccano la cura
Un condannato con problemi di dipendenza richiede la concessione della misura alternativa dell'affidamento terapeutico al fine di scontare la pena residua seguendo un programma riabilitativo presso il servizio pubblico. Il Tribunale di Sorveglianza rigetta la domanda basandosi esclusivamente sui fallimenti di precedenti percorsi e su una revoca risalente a diversi anni prima, omettendo inoltre di valutare le richieste subordinate di detenzione domiciliare e semilibertà. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità stabiliscono che il magistrato non può limitarsi al passato, ma deve compiere una valutazione attuale sulla personalità del condannato, sull'idoneità del trattamento a favorire il reinserimento sociale e motivare espressamente su tutte le istanze presentate.
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Cocaina e domiciliari negati: legittimo il carcere
L'Indagato è stato fermato con oltre un chilogrammo di cocaina mentre scontava l'affidamento terapeutico per precedenti condanne. Il Giudice per le indagini preliminari aveva concesso inizialmente gli arresti domiciliari. Su ricorso del Pubblico Ministero, il Tribunale del Riesame ha aggravato la misura disponendo la custodia cautelare in carcere, evidenziando la spiccata pericolosità del soggetto, le frequentazioni con pregiudicati e la totale inefficacia dei domiciliari nell'impedire nuovi crimini. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la sufficienza della misura domiciliare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del carcere e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Misure alternative alla detenzione: no ai benefici senza riscatto
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'affidamento terapeutico e la detenzione domiciliare per motivi di salute, evidenziando la sua elevata caratura criminale e il concreto rischio di recidiva. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una scarsa valutazione del suo percorso rieducativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per concedere le misure alternative alla detenzione, non basta valutare la gravità del reato, ma occorre un'analisi globale della condotta del soggetto, sia prima sia dopo la condanna. È indispensabile che il condannato dimostri una reale revisione critica del proprio passato criminale e un concreto percorso di reinserimento sociale, elementi mancanti nel caso di specie. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata negata per impronte sulle armi da guerra
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata per un detenuto in affidamento terapeutico. Durante il periodo di prova, l'uomo era stato trovato in possesso di armi da guerra, tra cui una pistola mitragliatrice con le sue impronte digitali, ed era stato sorpreso in compagnia di pregiudicati. La Suprema Corte ha ribadito che, per negare lo sconto di pena, il Tribunale di Sorveglianza può legittimamente valutare i nuovi reati commessi dal soggetto, anche in assenza di una sentenza di condanna definitiva. Tali condotte dimostrano infatti il rifiuto del percorso di risocializzazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sospensione dell’ordine di esecuzione: stop al carcere ingiusto
Il Condannato ha impugnato l'ordine di carcerazione emesso dalla Procura, lamentando la mancata trasmissione degli atti al magistrato di sorveglianza per la decisione sulla liberazione anticipata. Tale omissione ha impedito la potenziale riduzione della pena residua sotto la soglia utile per ottenere la sospensione dell'ordine di esecuzione e accedere all'affidamento terapeutico. La Corte di Appello aveva rigettato la richiesta ritenendosi incompetente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione deve controllare la legittimità dell'ordine e la corretta applicazione delle norme sulla sospensione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Revoca dell’affidamento terapeutico: nullo l’atto senza notifica
Il Tribunale di Sorveglianza di Brescia aveva disposto la revoca dell'affidamento terapeutico nei confronti di un condannato che si era allontanato dalla comunità terapeutica rendendosi irreperibile. Successivamente rintracciato e detenuto in carcere, il condannato non ha ricevuto la notifica dell'avviso di fissazione dell'udienza per la discussione della revoca, notificata solo al difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, stabilendo che l'omessa notifica dell'avviso di udienza al detenuto configura una nullità assoluta e insanabile del provvedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo giudizio nel rispetto delle garanzie difensive.
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Revoca dell’affidamento terapeutico: quando opporsi costa caro
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento terapeutico nei confronti di un soggetto a causa di una grave condotta oppositiva. L'interessato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e non affrontavano il nucleo della decisione, rappresentato proprio dal comportamento ostile del ricorrente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la revoca dell'affidamento terapeutico e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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